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Seduta del 2/3/2000


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ALLEGATO N. 1

Resoconto stenografico del seminario - tenutosi a Napoli il 18 febbraio 2000 - sull'istituto del commissariamento per l'emergenza rifiuti


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COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL CICLO DEI RIFIUTI E SULLE ATTIVITÀ ILLECITE AD ESSO CONNESSE

L'ISTITUTO DEL COMMISSARIAMENTO PER L'EMERGENZA RIFIUTI
Seminario pubblico

NAPOLI, 18 FEBBRAIO 2000

RESOCONTO STENOGRAFICO


INDICE


Indirizzo di saluto:
Scalia Massimo, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Specchia Giuseppe, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Pennella Enrico, Presidente del consiglio provinciale di Napoli

Prima sessione: Riflessioni sull'istituto del commissariamento: funzionamento ed efficacia:
Scalia Massimo, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Specchia Giuseppe, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Romano Giuseppe, Prefetto di Napoli
Vanoli Raffaele, Vicecommissario delegato per l'emergenza

Seconda sessione: Il supporto tecnico alla gestione commissariale:
Specchia Giuseppe, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
De Cecco Claudio, Funzionario dell'ENEA, dipartimento ambiente
Facchi Giulio, Sub-commissario con incarico per la raccolta differenziata
Tosi Antonio, Direttore dell'ARPA della Campania
Vanoli Raffaele, Vicecommissario delegato per l'emergenza

Terza sessione: Dibattito:
Scalia Massimo, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Busà Anacleto, Consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Campanile Nicola, Sindaco di Villaricca
Cicchetti Nicola, Vicepresidente della provincia di Avellino
De Cecco Claudio, Funzionario dell'Enea, dipartimento ambiente
Mendia Massimo, Rappresentante dell'Unione industriali di Napoli
Panico Vincenzo, Capo gabinetto della prefettura di Caserta
Tosi Antonio, Direttore dell'Arpa della Campania
Vanoli Raffaele, Vicecommissario delegato per l'emergenza
Volpicelli Gennaro, Professore ordinario di impianti chimici alla facoltà di ingegneria di Napoli


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Quarta sessione: I risvolti criminali dell'emergenza:
Scalia Massimo, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Panico Vincenzo, Capo gabinetto della prefettura di Caserta
Ceglie Donato, Sostituto procuratore presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE)
Russo Giovanni, Sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli

Tavola rotonda:
Scalia Massimo, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta
Ciaccio Enzo, Redattore del Mattino
Fuschetti Fernando, Coordinatore regionale del corpo forestale dello Stato, Campania
Mendia Massimo, Rappresentante dell'unione industriali di Napoli
Myles Marianne M, Console generale degli Stati Uniti d'America a Napoli
Santillo Clemente, Comandante provinciale della Guardia di finanza, Napoli
Toscano Elio, Comandante della regione dei Carabinieri, Campania
Tosi Antonio, Direttore dell'ARPA della Campania

Conclusioni:
Scalia Massimo, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta


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L'ISTITUTO DEL COMMISSARIAMENTO PER L'EMERGENZA DEI RIFIUTI
Seminario pubblico

Indirizzo di saluto

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Desidero anzitutto ringraziare per l'ospitalità e salutare tutti gli ospiti presenti. Mi limito a ricordare che questo è il primo dei seminari che intendono approfondire, nelle varie realtà territoriali, il funzionamento e l'efficacia del commissariamento per l'emergenza rifiuti.
Do subito la parola al presidente del consiglio provinciale di Napoli, Enrico Pennella.

ENRICO PENNELLA, Presidente del consiglio provinciale di Napoli. Sono lieto di porgere il benvenuto e il saluto del consiglio provinciale di Napoli a tutti i partecipanti a questo seminario. Ringrazio la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e le attività illecite ad esso connesse ed il suo presidente, Massimo Scalia, per questo importante appuntamento che il consiglio provinciale ha accolto con estremo interesse e con la massima disponibilità a un'iniziativa che coinvolge una problematica di così stringente attualità e che riveste particolare rilievo proprio in virtù della gestione commissariale dell'emergenza rifiuti.
La scelta della sala consiliare di Santa Maria La Nova rappresenta, credo, il luogo idoneo per ospitare i lavori del seminario, in considerazione del ruolo che compete alla provincia alla luce delle recenti disposizioni normative in materia ambientale. Proprio sotto tale profilo, l'auspicata istituzione della città metropolitana potrà comportare ulteriori benefici nella gestione di funzioni di aerea vasta che necessitano di un più efficace ed opportuno coordinamento. Ma - e aggiungo «purtroppo» - il fatto che questo seminario si svolga negli spazi dell'amministrazione provinciale di Napoli assume anche un significato più profondo, in quanto lo smaltimento dei rifiuti coinvolge indubbiamente interessi di natura criminale. Sottolineare l'efficace e meritoria opera del Parlamento, del Governo e degli enti locali, il vigile impegno della magistratura, il duro lavoro delle forze dell'ordine non ci esime dal rilevare che questi interessi sono purtroppo ancora ben presenti e diffusi sul nostro territorio. È perciò necessario un ulteriore sforzo di analisi di tale fenomeno e delle sue varie articolazioni, unito all'impegno di tutti i soggetti competenti. Sono certo che i lavori di questa giornata rappresenteranno un proficuo contributo anche in tale direzione.
Nell'augurare ancora buon lavoro a tutti i partecipanti, rinnovo il mio saluto personale e quello del consiglio provinciale di Napoli.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta. Desidero ringraziare il dottor Pennella, presidente del consiglio provinciale di Napoli, per averci ospitato in questa


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bellissima sala. Voglio inoltre rivolgere, personalmente e a nome di tutti i componenti della Commissione, un saluto a voi tutti e agli autorevoli relatori.
Credo sappiate che tra le altre cose la Commissione si occupa, in modo particolare, anche dei commissariamenti. Vi sono infatti alcune regioni, quali la Campania, la Puglia, la Calabria e la Sicilia, che per situazioni di emergenza relativamente ai rifiuti sono commissariate. Alcune di queste da diversi anni, a cominciare dalla Campania, altre più di recente. Fino a non molti mesi fa, abbiamo avuto anche situazioni diverse, nel senso che mentre in Puglia, per esempio, vi era e vi è un commissario nella persona del presidente della giunta regionale, qui in Campania già da tempo vi era un commissario nella persona del presidente della giunta regionale, nonché un commissario per il problema più specifico delle discariche, nella persona di sua eccellenza il prefetto Romano, che saluto.
Più di recente, sempre per il problema delle discariche, vi sono stati provvedimenti che hanno visto responsabilizzati anche altri prefetti. Per la Puglia, per esempio, sono stati cinque, ma poi è emerso un contenzioso e vi è una situazione non ancora definitivamente risolta. Al di là di tali aspetti, comunque, la Commissione si è posto il problema - di qui l'iniziativa di questo seminario pubblico, al quale faranno seguito quelli che si terranno in Puglia e in Calabria - di vedere se il commissariamento abbia funzionato, quali siano stati i risultati, se il modello sia quello giusto, se vadano fatte delle integrazioni, se - come alcuni dicono - in alcune realtà si debba rientrare nella situazione ordinaria o se, invece, si debba far diventare ordinaria la competenza dei prefetti.
La Commissione è interessata ad approfondire tutti questi temi, in quanto si è già occupata dell'istituto del commissariamento nelle audizioni che ha svolto, nei sopralluoghi che ha effettuato, nelle relazioni che ha redatto sulle singole regioni e nella relazione complessiva sulla prima fase di attività che ha consegnato al Parlamento.
Ricordo che il programma del seminario odierno si articolerà in quattro sessioni. La seconda sessione prevedeva il coordinamento dell'onorevole Franco Gerardini, che però non è presente perché colpito da un grave lutto.

Prima sessione: Riflessioni sull'istituto del commissariamento: funzionamento ed efficacia.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta. In questa prima sessione, la prima relazione sarà svolta dall'onorevole Massimo Scalia, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta - un bravo, appassionato e competente presidente che stimola me e tutti -, che ringrazio pubblicamente. Grazie alla sua spinta tutti insieme stiamo dando un contributo al Parlamento, quindi all'Italia, su questo tema particolare sul ciclo dei rifiuti e della criminalità organizzata collegata al settore.
Era previsto che la seconda relazione fosse svolta da Andrea Losco, presidente della giunta regionale e commissario delegato per l'emergenza, ma un impegno improvviso non gli ha consentito di


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essere con noi. Informo pertanto che è validamente sostituito dal vicecommissario delegato per l'emergenza, professor Raffaele Vanoli. La terza relazione sarà svolta dal prefetto di Napoli, dottor Giuseppe Romano, della cui ospitalità abbiamo già avuto modo di usufruire non molto tempo fa.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Mi è stato detto che il presidente Losco è stato convocato a Roma dal Presidente della Repubblica assieme agli altri presidenti delle giunte regionali. In questo caso, quindi, ubi maior, minores cessant!
Prendono avvio, con l'appuntamento di oggi, i seminari pubblici che la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti dedica alle situazioni d'emergenza in questo settore e - più in particolare - all'idoneità dello strumento commissariale per affrontare queste emergenze. Il fatto che questo ciclo di seminari prenda avvio da Napoli è dovuto essenzialmente alla maggiore «anzianità emergenziale» - chiamiamola così - della Campania rispetto alle altre aree oggi nella medesima situazione.
Voglio da subito mettere in evidenza una serie di elementi, anche per illustrare meglio l'andamento di questa giornata di lavori: questi seminari saranno alla base di un documento che la Commissione predisporrà ed invierà alle Camere per una valutazione dello strumento commissariale per affrontare le emergenze nel ciclo dei rifiuti; per questo motivo, soprattutto nelle sessioni della mattina, abbiamo voluto invitare a parlare tutti gli 'addetti ai lavori', cioè quanti sono impegnati, a vario titolo, nel superamento dell'emergenza, nonché coloro che debbono confrontarsi - dal punto di vista amministrativo e professionale - con tale situazione quotidianamente; non possiamo però dimenticare in quali particolari contesti si sono determinate queste emergenze.
Un anno fa - proprio qui a Napoli - la Commissione ha organizzato un forum nazionale dedicato alla criminalità ambientale e alla lotta alle ecomafie. In quell'occasione evidenziai l'allora imminente dichiarazione d'emergenza per la Sicilia, regione a tradizionale presenza mafiosa come le altre già commissariate per l'emergenza rifiuti. Una situazione che non poteva certo considerarsi dovuta al caso, esistendo cioè una evidente correlazione tra azione criminale e arretratezza anche nel ciclo dei rifiuti. E, allora, l'altro interrogativo che dobbiamo porci è se la gestione commissariale abbia consentito se non di estromettere la criminalità organizzata dal ciclo dei rifiuti almeno di ridurne significativamente la presenza. A questo tema è dedicata in particolare la sessione pomeridiana di questo seminario, anche se - purtroppo - si deve evidenziare da subito che lo scorso mese di settembre il prefetto di Napoli ha riferito alla Commissione che per le fasi della raccolta e del trasporto dei rifiuti la situazione è di particolare preoccupazione.
La Campania è in stato d'emergenza per il ciclo dei rifiuti dal 1994; com'è noto si tratta di un commissariamento atipico rispetto agli altri disposti dal Governo nazionale perché prevede sostanzialmente un doppio regime d'intervento. Da un lato lo smaltimento, cui è chiamato il Prefetto di Napoli, dall'altro la predisposizione degli


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interventi per il superamento dell'emergenza, cui è chiamato il Presidente della regione. Si riteneva - in questa maniera - di giungere in tempi relativamente brevi alla realizzazione di quegli interventi (raccolta differenziata, impianti di recupero e di trattamento) che possono garantire il superamento dell'attuale fase. La Commissione, ormai due anni fa, dedicò alla Campania la sua prima relazione territoriale nella quale si evidenziava però come all'attività del prefetto di reperimento di siti per le discariche non corrispondeva - da parte dell'altro istituto commissariale - l'avvio di quegli interventi necessari a ridurre e a rendere residuale l'utilizzo di questa forma di smaltimento. Si evidenziava il rischio di un «protrarsi della situazione di emergenza senza concrete soluzioni operative». Da allora ad oggi non si è avuta quella decisa azione auspicata dalla Commissione, al punto che, lo scorso settembre, il prefetto Romano ci ha parlato con toni molto preoccupati: «Per il problema dei rifiuti solidi urbani in Campania - disse - più che di emergenza parlerei di dramma». Successivamente abbiamo però avuto modo di ascoltare anche il presidente Andrea Losco, il quale indicava nel prossimo agosto il termine entro il quale entreranno in funzione i sette impianti per la produzione di CDR previsti sul territorio regionale. Ed ha segnalato l'avvio della realizzazione di impianti per la produzione di compost, per i quali sono in corso di espletamento le procedure di gara. Tempi più lunghi, poi, saranno necessari per la realizzazione e l'entrata in funzione dei due termovalorizzatori previsti in regione.
L'elemento da mettere in evidenza - nell'ambito del nostro lavoro di conoscenza e di indagine - è che tutto ciò accade a sei anni dalla dichiarazione dello stato d'emergenza per il ciclo dei rifiuti in Campania. Se infatti è vero che la figura del commissario alla predisposizione del piano è intervenuta solo nel marzo 1996, va ricordato che la dichiarazione del 1994 indicava nel prefetto di Napoli il commissario straordinario in attesa della predisposizione del piano regionale di smaltimento. La storia della pianificazione in Campania è nota a chi partecipa a quest'incontro, e quindi mi limiterò a ricordare come un primo piano di smaltimento predisposto dalla giunta regionale non venne ratificato dal Consiglio regionale nel 1996, mentre quello predisposto dall' ufficio del commissario è stato emanato in via definitiva nel luglio 1997. In questo lasso di tempo è intervenuta l'emanazione del decreto Ronchi che - recependo una serie di direttive comunitarie in materia - ha di fatto mutato la filosofia della gestione dei rifiuti in Italia, assegnando priorità al recupero di materiale ed individuando nello smaltimento in discarica una formula da abbandonare.
Senza entrare nel merito del piano commissariale - per il quale rimando alla relazione della Commissione che trovate nella cartellina - salta tuttavia agli occhi che solo oggi stiamo assistendo all'avvio di alcuni degli interventi che là venivano tracciati. Ecco quindi un dato sul quale invito tutti i partecipanti al seminario ad una prima riflessione: lo strumento del commissariamento è una extrema ratio, conferisce poteri straordinari per affrontare nella maniera più efficace possibile situazioni d'emergenza. Per contro l'andamento degli interventi per la Campania pare addirittura più lento di quanto


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sarebbe auspicabile per una gestione ordinaria. Possiamo quindi dire che lo strumento commissariale non ha sortito, per questa regione, gli effetti sperati? È una domanda che rivolgo a tutti gli intervenuti, dai quali vorremmo anche sentire valutazioni in merito ai motivi di un simile prolungamento dei tempi dell'emergenza.
Per come la Commissione - anche avvalendosi dell'esperienza della precedente legislatura - ha seguito le vicende del commissariamento in Campania, abbiamo sviluppato una serie di elementi di valutazione nei quali si intrecciano aspetti sociali, amministrativi ed anche legati all'azione della criminalità organizzata. Si deve anzitutto ricordare che la situazione di partenza era contraddistinta da un ricorso esclusivo alla discarica quale forma di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Un quadro di grave arretratezza dal quale nessuno pensava fosse possibile uscire nell'arco di qualche mese, anche se il commissariamento della provincia di Milano ha comportato in pochi mesi il superamento di una situazione simile tramite una scelta di grande nettezza a favore della separazione tra le frazioni secca e umida, inviando quest'ultima alla produzione di compost. Una soluzione certo non applicabile per intero a una realtà regionale ma che fatta, ad esempio, per i capoluoghi di provincia e per i centri più popolati, probabilmente avrebbe garantito per tempo una ricerca meno affannosa di siti da adibire a discarica. Avrebbe anche dato - da subito - la sensazione ai cittadini che qualcosa stava cambiando in maniera concreta. Il tutto senza tempi e costi di particolare entità, e con vantaggi anche per la salute dei terreni agricoli campani, oggetto di gravissimi sversamenti abusivi di rifiuti.
Tale scelta non è stata fatta (solo negli ultimi mesi, come ricordavo, si è cominciato a parlare di impianti di compostaggio), ed anzi la strada per il superamento dell'emergenza si è allungata di molto, determinando in questa maniera anche un generale senso di disillusione nei cittadini nei confronti della soluzione del problema; si è in qualche modo venuta a creare una situazione che potremmo definire di ordinaria straordinarietà, che ha avuto come conseguenza anche l'acuirsi di conflitti sociali nelle aree della regione di volta in volta interessate dalla realizzazione delle discariche.
Una situazione che ha dovuto anche scontare elementi di precarietà, dovuti al ritardo con il quale in diverse occasioni sono state emanate le ordinanze di nomina dei commissari delegati: solo per quanto riguarda l'ultima proroga dell'emergenza l'ordinanza è stata emanata, con lodevole anticipo, lo scorso 21 dicembre, mentre nel 1997 si è dovuto addirittura aspettare il mese di maggio, ponendo di fatto le strutture commissariali in uno stato di impotenza che ha aggravato ulteriormente la situazione. Negli anni passati è stata insomma necessaria un'attesa di almeno due mesi per l'emanazione dell'ordinanza: quando si cercano i motivi dei ritardi nel funzionamento dei commissariamenti anche questo va senz'altro messo nel conto.
Il piano di smaltimento predisposto dall'ufficio del commissariamento è stato emanato nel luglio 1997, ma quest'atto non ha contribuito a superare la situazione emergenziale. Infatti, come osservavamo già nella relazione sulla Campania, in quel piano erano presenti numerosi elementi che rischiavano - come in effetti è


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accaduto - di renderlo inapplicabile. Si segnalava, tra l'altro, la previsione meccanica degli obiettivi di raccolta differenziata, basati non già sulla reale situazione del territorio ma su quello che prevedeva la normativa nazionale, senza alcuna utile indicazione sul modo in cui tali quote si sarebbero dovute raggiungere, senza previsioni di applicazioni concrete sul territorio. Non solo: la grande maggioranza degli impianti previsti dal piano mancava di una localizzazione; come se non bastasse per molti mesi si è giocato sul numero dei termodistruttori da realizzare: il piano ne prevedeva cinque, mentre il ministero dell'Ambiente sosteneva che ne sarebbero stati sufficienti due, come alla fine è stato deciso.
Il punto però è che a causa di tali indeterminatezze sono passati mesi ed anni senza interventi che non fossero l'apertura di nuove discariche, in evidente contrasto con la normativa comunitaria e nazionale in materia. Una situazione che ha prodotto essenzialmente due risultati, entrambi negativi: da un lato si è alimentata la sfiducia dei cittadini, sempre meno disposti a tollerare l'insediamento di discariche sul loro territorio in assenza di interventi per una diversa gestione dei rifiuti e per la bonifica di aree devastate - è il caso di usare questo termine - da pratiche illegali di smaltimento; e dall'altro, tale sfiducia ha contribuito a far ritenere ai cittadini che là dove si parla di rifiuti c'è senz'altro qualcosa che non va. Così non solo è difficile aprire una discarica, ma anche un impianto di selezione o di compostaggio.
La scelta del commissariamento, il conferimento di poteri eccezionali ha una sua giustificazione nella necessità di agire in maniera tempestiva ed efficace; quando queste caratteristiche, tempestività ed efficacia, subiscono un forte appannamento, come in Campania, si deve allora mettere in discussione anche lo strumento per capire meglio i punti di criticità ed evitare che si ceda all'impressione generalizzata di impotenza. Proprio per questo vorremmo che i nostri interlocutori ci fornissero elementi utile a capire perché cinque anni non sono bastati per realizzare impianti di trattamento, per evitare che la quasi totalità dei rifiuti finisca ancora in discarica e per avere in Campania soluzioni di recupero per la raccolta differenziata.
Credo comunque si possa affermare che la scelta iniziale di sostituire il modello «tutto in discarica» con un modello assai vicino a quello «tutto al termodistruttore» si sia rivelata del tutto inefficace, oltre che non in linea con la normativa comunitaria e nazionale, a causa dei rilevanti contrasti sociali e delle motivazioni che già prima ho ricordato.
È dunque necessario distinguere attentamente i piani: da un lato l'efficacia dello strumento commissariale, dall'altro le capacità nel saperlo utilizzare. Se, insomma, il commissario delegato compie scelte sbagliate non è possibile dare la colpa allo strumento, semmai occorre una maggiore attività di vigilanza da parte di chi (il Governo) delega tali poteri. Ne ho già fatto accenni, ma voglio tornare ad insistere sul tema della raccolta differenziata, anche perché centrale in una moderna gestione dei rifiuti: gli uffici del commissariamento in Campania hanno visto in tale formula di raccolta non già il perno di quella gestione integrata dei rifiuti che dev'essere l'obiettivo, ma un elemento accessorio, un di più rispetto a quel sistema "tutto al


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termodistruttore" cui ho fatto riferimento prima. Risultato: gli enti locali - a parte qualche caso isolato - hanno recepito la raccolta differenziata come un inutile aggravio, senza significativi contributi di risorse da parte della gestione commissariale. Abbiamo invece appreso che finalmente l'approccio è mutato (ma su questo saranno sicuramente più dettagliati i nostri interlocutori): le gare in corso riguardano gli impianti di compostaggio, e le prime esperienze pilota risultano alla Commissione più che incoraggianti. Sapere - ad esempio - che il compost prodotto a Pomigliano d'Arco (che ha subito portato la sua raccolta differenziata al 17%) viene venduto a 20 lire al chilogrammo porta a due immediate conclusioni: la prima indica che questa è la strada giusta, la seconda è che si è purtroppo perso molto tempo nel cercare soluzioni di difficile realizzazione oltre che non conformi al dettato della legge italiana e comunitaria.
Sia chiaro: non intendo affermare che i termodistruttori non vanno realizzati o che sono un pericolo per la salute dei cittadini. Mi attengo semplicemente a quanto dice la legge, che vede nell'incenerimento una forma di smaltimento successiva al recupero di materiale. Sapendo peraltro che gli impianti di ultima generazione hanno - ad esempio per quanto riguarda le diossine - un impatto sull'ambiente minore delle discariche. Ma ad una popolazione come quella campana, che ha visto negli anni il suo territorio trasformarsi in luogo privilegiato di smaltimenti illeciti, che da tempo vive la situazione commissariale, questi ragionamenti possono essere avanzati contemporaneamente alla visibilità della soluzione dei problemi.
Invece la realizzazione del sistema che porta alla termodistruzione è ancora lontana dall'essere completata: gli appalti sono stati assegnati, è vero, ma per uno dei due termodistruttori non si ha ancora l'esatta localizzazione, e si converrà che non si tratta di un problema da poco. Allo stesso modo manca ancora la localizzazione definitiva per gli impianti di produzione di CDR delle province di Avellino, Benevento e Salerno. Ciò dimostra come sia sempre più necessario puntare sulla gestione integrata: recentemente sono stati stipulati accordi con il CONAI, che dovrebbero garantire l'interesse dei consorzi di filiera per il materiale raccolto in maniera differenziata in Campania. Si stanno insomma determinando, sia pure faticosamente, le condizioni per superare insieme ai ritardi la stessa emergenza.
Altro tema di grande rilevanza riguarda le bonifiche dei siti inquinati, tema sul quale come Commissione siamo fermi a quanto ci ha detto nell'ultima audizione il presidente Andrea Losco: in tale occasione si parlò di un piano in fase di elaborazione, ma è necessario sapere se sia stato ultimato il censimento dei siti (operazione assai complicata in Campania) e se qualche intervento di bonifica sia già in corso.
Mi permetto di insistere su questo punto, ma credo sia doveroso far vedere ai cittadini che qualcosa si muove, che qualche intervento concreto viene condotto. Bonificare una porzione di territorio, restituirla alla collettività, non è solo un intervento necessario dal punto di vista ambientale ma è anche un atto dal grande valore simbolico. Non voglio qui confondere i piani, ma è noto a tutti che tra non molto saranno abbattute le torri del Villaggio Coppola a


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Castelvolturno, uno dei monumenti all'abusivismo edilizio: la demolizione delle torri darà un'idea concreta del cambiamento, farà comprendere che non è più possibile costruire abusivamente e arricchirsi violando le leggi in materia. Allo stesso modo un'area bonificata su cui realizzare - ad esempio - un campo di calcio farà comprendere ai cittadini quanto guadagnano da una gestione corretta del territorio su cui abitano. E magari a qualcuno verrà anche la spinta per denunciare attività di smaltimento illecito.
Tra l'altro proprio il litorale domizio-flegreo e l'agro aversano (insieme alla discarica di Pitelli) sono le uniche aree non industriali previste dalla legge come destinatarie di finanziamenti per l'avvio delle opere di bonifica. Si tratta - in parte - di quel risarcimento ambientale a favore di un'area invasa dai rifiuti di tutta Italia di cui la Commissione ha parlato nella sua relazione sulla Campania.
Dobbiamo del resto ricordare che in questi anni di commissariamento non si è affatto arrestata l'azione della criminalità organizzata che - in forme varie - continua a dimostrare un enorme interesse per il ciclo dei rifiuti. I numeri dell'attività delle forze dell'ordine per il 1999 dimostrano in maniera chiara come il territorio campano sia tuttora soggetto ad un'aggressione criminale molto rilevante: il numero dei sequestri compiuti dalle forze dell'ordine lo scorso anno è più che quadruplicato rispetto al 1998. Siamo infatti passati da 86 sequestri a 379, il che è naturalmente anche indice della sempre maggiore efficienza dell'attività delle forze dell'ordine, ma anche il segnale di un'attività illecita che continua a proliferare in tutta la regione. Di analogo segno la verifica del valore dei sequestri compiuti dalle forze dell'ordine in questo settore: dai circa 5 miliardi del 1998 si è passati agli oltre 120 del 1999. Si tratta di numeri molto significativi ma che da soli non bastano a illustrare la portata dell'azione criminale nel ciclo dei rifiuti.
Al forum di Napoli di un anno fa avevo denunciato come le ecomafie non si accontentino più dei semplici smaltimenti abusivi, ma ormai puntino al controllo delle società, ad aggiudicarsi gli appalti di raccolta e trasporto, ed anche a quelli per la realizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento. Il prefetto di Napoli ci ha confermato in audizione, come ho già ricordato, un quadro davvero preoccupante delle società che operano in questa regione nel campo della raccolta e del trasporto. Siamo quindi di fronte ad una doppia emergenza: da un lato una sostanziale arretratezza nella gestione, dall'altro l'aggressione criminale che prima è stata causa dell'emergenza ed ora magari pretende di governarne l'uscita. Da questo punto di vista è determinante l'azione e la vigilanza delle amministrazioni pubbliche. Come Commissione stiamo studiando attentamente il fenomeno, ed i dati in nostro possesso evidenziano la riorganizzazione societaria in corso, con fusioni, acquisizioni ed alleanze in fieri tese a mantenere e a perfezionare il controllo su un settore che - è bene tenerlo sempre a mente - assicura di essere sicuramente redditizio nei decenni a venire, sia dal punto di vista della gestione lecita che dell'illecito.
Non è un caso se si assiste - intorno agli smaltimenti illeciti - a fenomeni quasi paradossali: clan in guerra per quanto riguarda il traffico di stupefacenti, il contrabbando o il controllo degli appalti,


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sono pronti a sotterrare l'ascia di guerra e a scambiarsi favori nel ciclo dei rifiuti. Quando una zona è sovraesposta, è sufficiente assicurare ad un altro clan una parte dei guadagni e ci si sposta di qualche chilometro con la certezza di non uscire dal business. Un fenomeno che accade soprattutto nella provincia di Caserta ma dal quale non risulta immune quella di Napoli e - in misura minore - il salernitano. Il compito delle forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria rischia di assomigliare quindi alle mitologiche fatiche di Sisifo, anche se non mancano, come ricordavo prima, i successi: non dimentichiamo infatti che il 1999 ha fatto segnare, per la prima volta, cinque arresti in flagranza di reato di appartenenti a clan criminali impegnati a smaltire abusivamente rifiuti. Si è pervenuti, insomma, ad una fondamentale prova provata dell'attività dell'ecomafia, e questo non poteva avvenire che a Casal di Principe.
A questo punto vale la pena ricordare che è sempre più urgente l'introduzione nel nostro codice penale della nozione di delitto ambientale, modifica attualmente in discussione presso le Commissioni ambiente e giustizia del Senato. Ho peraltro ritenuto di interpretare il pensiero della Commissione richiedendo alla presidente della Commissione giustizia della Camera di inserire il tema dei delitti contro l'ambiente nel cosiddetto "pacchetto sicurezza". Ma questa riforma da sola non può bastare se - accanto ad essa - non avremo quella vigilanza ed attenzione da parte delle amministrazioni pubbliche che ho richiamato poc'anzi.
Credo che le persone che abbiamo invitato qui oggi saranno in grado di fornirci tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno per una valutazione la più completa possibile della situazione. In particolare l'interrogativo che tutti ci poniamo è sapere se si possa pervenire ad una valutazione per la fine dell'emergenza. Sono ormai sei anni che la Campania vive questa situazione, una durata che credo nessuno poteva immaginarsi al momento della dichiarazione dello stato d'emergenza. A parziale comprensione di questo ritardo va rilevato che, come detto, la mutata normativa nazionale, con l'emanazione del decreto Ronchi, ha determinato un diverso quadro di riferimento per l'attività di programmazione. La valutazione sull'azione commissariale deve quindi tenere anche conto del fatto che c'è una fase del commissariamento che si rapportava alla normativa nazionale centrata sul decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982; e una seconda fase che guarda invece al decreto Ronchi. Si tratta adesso - ciascuno per il suo ruolo - di dare il classico «colpo d'ala» e di lavorare al massimo perché la gestione ordinaria sia il più vicina possibile. È anche questo uno degli obiettivi del seminario odierno: sentire la voce di tutti per dare una valutazione complessiva e suggerimenti perché questa ordinaria straordinarietà abbia fine prima possibile.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. La parola al dottor Romano, prefetto di Napoli.

GIUSEPPE ROMANO, Prefetto di Napoli. Innanzitutto grazie per l'invito formulato. Questa è la quarta o quinta occasione in cui incontro la Commissione e, se mi è consentita una battuta su un tema


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così delicato, sono anch'io preoccupato da quanto diceva prima il vicepresidente Specchia e cioè l'ipotesi che dalla straordinarietà si passi all'ordinarietà dell'affidamento di questi compiti ai prefetti, segnando una sorta di evoluzione dell'istituto prefettizio.
Ho già avuto modo di riferire alla Commissione bicamerale di inchiesta, nel corso di due audizioni, in ordine all'andamento dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania. Debbo però convenire sulla circostanza che, ad oggi, lo stato di emergenza determinatosi in tale delicato comparto non può dirsi superato, tant'è che appare maturale porsi la domanda - mi pare questo il tema all'ordine del giorno - se il ricorso all'istituto del commissariamento abbia fatto registrare una sua validità - ecco la risposta che vi attendete -, se nel caso specifico le relative funzioni siano state svolte nel migliore dei modi da entrambi i rappresentanti istituzionali, visto che c'è stata questa ripartizione tra il prefetto ed il presidente della regione; se sotto il profilo giuridico sia configurabile il protrarsi della dichiarazione dello stato di emergenza per oltre sei anni e conseguentemente trarre anche un giudizio di legittimità delle ordinanze emesse dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal ministro dell'interno.
Credo che protrarre per sei anni lo stato di emergenza sia, come diceva anche il presidente Scalia, ai limiti della Costituzione; il presupposto delle ordinanze del ministro dell'interno è appunto la dichiarazione dello stato di emergenza; questo può valere per un anno, due o tre, qui invece siamo già arrivati al sesto anno.
Nel 1994 fu la stessa regione Campania a chiedere al Governo centrale di porre in essere tutti gli strumenti necessari per superare la grave crisi che si era venuta a determinare nel settore; la richiesta al governo centrale partì quindi dagli organi elettivi e rappresentativi e secondo me, ha ben fatto il Governo a farsi carico di sorreggere l'azione della regione Campania attribuendo strumenti straordinari e derogatori al commissario per assolvere nell'immediato ai propri compiti, (ma nell'immediato allora, cioè nel 1994).
Confermo quindi un giudizio pienamente positivo nell'avere capito nel quadro legislativo esistente all'epoca che una crisi in quel settore aveva i connotati della vera e propria emergenza di protezione civile, il cui sistema è, come è noto, regolato dalla legge n. 225 del 1992; ancora oggi l'ordinanza del ministro dell'interno può far riferimento a quella legge.
Con l'istituto del commissariamento venne allora superato il grave momento iniziale dell'emergenza e questo consentì di sollevare la collettività da possibili crisi di ordine igienico-sanitario. Venne altresì attuato il delicato passaggio della gestione dei rifiuti solidi urbani dai soggetti privati a quelli pubblici in conformità alla legge regionale del 10 febbraio del 1993; è questo un aspetto peculiare perché in Campania tutte le discariche erano in mano ai privati. Questo salto di qualità di avere tolto ai privati la gestione delle discariche va ricordato tra le luci di questa esperienza. Venne sancito il principio dello smaltimento dei rifiuti in ambito provinciale, anticipando per certi versi la previsione poi contenuta nel decreto legislativo Ronchi. Infine è stato garantito per ben sei anni lo smaltimento dei rifiuti in discariche controllate gestite da consorzi pubblici, con eccezione della


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provincia di Avellino dove c'è il pubblico-privato. Tali sono i risultati ottenuti grazie all'istituto del commissariamento e le positività che possono giustamente essere riferite all'attività finora svolta.
Per motivi di completezza della rassegna dei risultati ottenuti devo far presente ancora che durante la gestione commissariale affidata al prefetto, quindi in questi sei anni, sono state realizzate ben 19 discariche nella regione Campania, delle quali sono tuttora in esercizio 2 a Napoli, 2 a Benevento, 1 a Caserta e 3 a Salerno. Dirò poi della fase di esaurimento.
A questo punto, con estremo realismo e senza ombra di polemica o di censura nei confronti dell'altro commissario, cioè il presidente della regione, debbo però evidenziare che il sistema così come venne ideato nel 1996, con la ripartizione in capo a due diversi soggetti - è qui la fragilità del sistema - ha dimostrato un'estrema precarietà che fa emergere i tratti negativi e quindi le ombre che si affiancano alle luci di cui ho parlato. Di fatto, pur essendo l'attività di entrambi i commissari finalizzata a dare un assetto definitivo al sistema, come previsto nel decreto legislativo Ronchi, si è verificato che le due strutture commissariali non sono state in grado di mantenere tempi e ritmi che avrebbero dovuto poi trovare il momento definitivo della loro saldatura. Ad oggi la situazione è tale che le discariche realizzate giungeranno a saturazione tra qualche mese. Il 31 marzo le discariche ancora attive in Campania chiuderanno definitivamente; a questo punto è inutile discutere se valeva o meno la pena di fare le discariche, le abbiamo fatte, siamo andati avanti per sei anni ma il 31 marzo (con l'eccezione della provincia di Salerno che arriverà a giugno-luglio ma non più di tanto), le discariche andranno ad esaurimento totale mentre non sono ancora iniziati i lavori in nessuna provincia della regione degli impianti di CDR (non parliamo di quelli di termovalorizzazione perché, come ha ricordato il presidente, è stato individuato un solo sito e dell'altro non si sa assolutamente nulla) previsti quale epilogo finale dell'impegno delegato al commissario-presidente della regione.
Nell'ultima audizione presso la Commissione bicamerale d'inchiesta ricorderete che ho dato atto che la struttura commissariale facente capo al presidente della regione ha impresso in quest'ultimo anno una forte accelerazione ai propri compiti, tant'è che, almeno parzialmente, per alcune province gli impianti di CDR dovrebbero essere di prossimo avvio. Non so però se e quando potranno essere veramente recuperati i tempi impiegati per avviare le procedure e la realizzazione degli impianti in questione. La verità è che ci siamo messi alle spalle due o tre anni non dico di inattività ma di incapacità di cogliere anche il segnale della saldatura dei tempi che ora non riusciamo più a recuperare. Mi corre l'obbligo di chiarire in proposito che anche il prefetto-commissario ha dovuto registrare un blocco (nell'appunto che avevo preparato ieri avevo usato il termine «fallimento» ma poi ci ho ripensato perché non è così; farei torto grave a me stesso ma anche a tutta la struttura commissariale che sta accanto al prefetto se parlassi di fallimento) della sua attività, atteso che nell'ultimo periodo di gestione commissariale non è stata consentita la realizzazione di altre discariche che permettessero i momenti di saldatura di cui ho parlato prima.


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Le ragioni del perché la struttura commissariale affidata al prefetto non sia riuscita assolutamente a porre in essere anche altri siti che potessero consentire momenti di saldatura in relazione ai ritardi registrati dalla regione sono molteplici ma essenzialmente riconducibili al rifiuto che negli ultimi tempi le comunità locali hanno opposto, intravedendo un ingiustificato sacrificio del proprio territorio nella presenza di discariche; c'è una direttiva europea oltre alla legislazione nazionale; la legge per la tutela dei valori ambientali prevede appunto la realizzazione di impianti di CDR e di termovalorizzazione che oltre tutto costituiscono momenti di opportunità di lavoro e fonti relativamente pulite di produzione di energia.
Nelle difficoltà che ha incontrato la gestione commissariale affidata al prefetto non sono mancate le azioni portate avanti in maniera pretestuosa e talora immotivata perché sorrette da disegni politici che nulla avevano ed hanno a che fare con gli impianti di discariche controllate a gestione pubblica. Non posso infine sottacere l'intervento talora incomprensibile delle pronunce emesse dal giudice amministrativo incapace di cogliere le negative conseguenze che sarebbero derivate dall'annullamento sotto il profilo della legittimità degli atti posti in essere dal prefetto delegato per assolvere alla crisi del sistema. La verità è questa: il giudice amministrativo, forse innamorato dell'idea di dare un proprio contributo alla soluzione del problema, ha bloccato oggi, mentre sto parlando, tre progetti, per i quali oltre tutto scaturiscono anche responsabilità di ordine contabile da parte del prefetto che li aveva avviati concedendo la famosa sospensiva. I progetti riguardavano la realizzazione di discariche nella provincia di Caserta, Salerno e a Terzigno a Napoli.
Ritengo comunque che, malgrado le preoccupazioni derivanti dal quadro della situazione ora rassegnata, esistono tuttora valide ragioni per sperare che l'immediato avvio dei lavori degli impianti di CDR e di termovalorizzazione possa consentire che dalla fase di emergenza non si passi a quella della vera e propria tragedia, così come ho già avuto modo di riferire alla Commissione. Se non troviamo il momento di saldatura e la capacità di avviare questi impianti di termovalorizzazione penso che il problema dei rifiuti solidi urbani in Campania, al di là di tutte le altre annotazioni a margine che faceva il presidente circa l'aggressione del crimine nella fase di smaltimento, in quella di raccolta e quant'altro, possa rappresentare un momento di grande fragilità di tutto il sistema. D'altra parte non può realisticamente sostenersi che la previsione contenuta nell'ultima ordinanza di proroga dei poteri al prefetto fino al 2000 (cioè la possibilità di utilizzare le discariche esistenti, che si esauriranno il 31 marzo, oltre i limiti assentiti; questa è la previsione dell'ordinanza) debba obbligare il prefetto stesso a superare limiti che ritengo davvero inviolabili per cui nella regione Campania verrebbero a crearsi negli attuali siti adibiti a discarica delle vere e proprie bombe ecologiche.
In ultima analisi, non basta la previsione di una ordinanza per la quale il prefetto può consentire che si vada oltre ai limiti assentiti perché lo debba fare realmente, ma sarò comunque costretto a farlo. Faremo dei sopralluoghi e, come previsto nell'ordinanza, alcuni tecnici cercheranno di capire se le discariche possano reggere ancora;


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mi è stato già anticipato che forse potranno reggere per 3-4 mesi, ma nonostante questo non ce la facciamo assolutamente a collegarci con i tempi, di cui comunque parlerà più nel dettaglio il professor Vanoli.
In conclusione, penso che l'istituto del commissariamento affidato a due distinte istituzioni abbia fatto registrare un momento di grande debolezza e sia stata una scelta inopportuna e sbagliata. Capisco pure - qui debbo entrare in valutazioni di carattere politico ma lo dico con animo sereno - che faceva comodo affidare al prefetto la parte peggiore, cioè la realizzazione delle discariche; strutture che hanno un impatto ambientale e rispetto alle quali le popolazioni, che hanno ormai acquisito il valore della tutela del territorio, si sono opposte e continuano ad opporsi con forza, tanto che non hanno più consentito la realizzazione di discariche. Oggi la parola definitiva l'hanno avuta i TAR da un lato e l'opposizione delle popolazioni dall'altro, dimenticando per un momento le strumentalizzazioni politiche. Potrei parlare anche della situazione che si è registrata attualmente ad Avellino: in atto non si sta discaricando in alcun posto. Dopo l'ordinanza, avvalendomi dei poteri concessi, avevo riaperto la discarica, che è stata poi chiusa dal sindaco di Ariano Arpino; in atto la provincia di Avellino non discarica. Cosa stiano facendo esattamente gli amministratori nella provincia di Avellino non lo so; stanno stoccando in siti provvisori. Questa è la verità. Il sindaco di Ariano Arpino ha chiuso la discarica; ho chiesto all'avvocatura dello Stato di fare ricorso per ottenere la sospensiva e la questione dovrebbe essere trattata a giorni dal TAR di Salerno, ma non so come finirà.
La situazione si è determinata perché c'è stata una grossa opposizione alla realizzazione di una discarica con proteste immotivate e pretestuose (e in modo surrettizio rispetto alla politica) delle popolazioni locali; fatto sta che oggi la provincia di Avellino non ha una discarica e quella che avevo aperto con un mio provvedimento si era esaurita già il 31 dicembre; anche in quel caso quindi dovremo andare oltre i limiti assentiti. Occorre provvedere con immediatezza; l'altro giorno mi sono permesso di indirizzare una lettera al presidente della regione nella quale dicevo che gli impianti di CDR debbono partire non fra un mese o quindici giorni, ma avanti ieri; solo così si potrà forse recuperare insieme - dico insieme per non fare polemica - il tempo che abbiamo alle spalle.
L'istituto del commissariamento ha una sua validità se limitato nel tempo e se trova in uno stesso vertice istituzionale la capacità di una visione razionale, globale e definitiva dell'intero sistema. A questo nostro incontro è presente un sindacalista che segue con grande interesse i temi che riguardano la vita delle discariche e quella che dovranno avere gli impianti di CDR, anche perché a tutto il sistema è legato un momento occupazionale; se i lavori si fossero avviati per tempo oggi registreremmo agitazioni e prese di posizione che metterebbero ulteriormente in crisi il sistema; né penso possano valere la precettazione o altri strumenti perché sono istituti che vanno a sovrapporsi e nell'intero sistema varrebbe la pena di avere anche il consenso delle popolazioni che dovrebbero capire la posta in gioco, sempre che i vertici istituzionali vadano di pari passo e trovino anche momenti di chiusura definitiva.


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MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Prefetto Romano, in una precedente audizione lei disse che l'affidamento dei compiti del commissario ad un prefetto, proprio in quanto tale, e non ad un generico commissario di Governo, aveva fatto scomparire la presenza della camorra e della criminalità organizzata dall'attività di discarica. Conferma tale valutazione?

GIUSEPPE ROMANO, Prefetto di Napoli. La confermo, presidente, anche perché immaginare che il crimine organizzato possa aggredire gestioni affidate alla mano pubblica mi lascerebbe preoccupato e perplesso. Sotto questo profilo quindi posso affermare con estrema certezza che i consorzi gestiscono nel migliore dei modi il sistema dello smaltimento in discarica, mentre confermo le altre mie preoccupazioni, che permangono tutte intere, in ordine al sistema della raccolta e trasporto dei rifiuti. Non va neppure dimenticato che in seno alla prefettura esiste un ufficio antimafia che rilascia quelle certificazioni che consentono di seguire l'andamento, ma direi anche l'andazzo. Alcune imprese vengono anche da fuori e in quel caso intervengono altri prefetti che non relazionano bene alle nostre esigenze le loro certificazioni. Lì il sistema diventa più torbido e complesso. Con queste distinzioni credo però di poter dare indicazioni certe e responsabili.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. La parola al professor Raffaele Vanoli, vicecommissario delegato per l'emergenza.

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. Sono stato chiamato a sostituire il commissario Losco, di cui porto il saluto. Parlerò senza il sostegno di una relazione scritta. Forse improvviserò, anche se ho poco da improvvisare perché il lavoro fatto mi garantisce circa l'esito di questa conversazione.
Innanzitutto una premessa perché la mia funzione, come quella del commissario Losco, è iniziata a marzo dell'anno scorso; è quindi meno di un anno che lavoriamo nel campo. Verso la fine di aprile 1999, invitati per problemi dell'avellinese, in una riunione che avemmo con l'onorevole Minniti, il ministro Iervolino ed altre personalità, ci fu chiesto quali fossero, a nostro giudizio, tempi congrui per la realizzazione degli impianti di CDR. Fu indicato un tempo di 24 mesi. Ci trovavamo di fronte ad una gara di project financing con una certa labilità nello stabilire i tempi di convergenza perché sottoposta ad una serie di verifiche: l'aggiudicazione e il contratto, come previsto inizialmente, l'accordo di programma e poi l'inizio dei lavori.
In quell'occasione il commissario Losco si pose il problema di che cosa significasse portare in porto quella gara. Ci chiedemmo nei termini generali se convenisse fare una riflessione sul tipo di gara rispetto ai tempi o andare avanti. Ritenemmo in maniera responsabile, al di là della dietrologie circa l'operato degli altri commissari (è sempre facile criticare, ma bisogna trovarsi sul campo per operare), di proseguire. La gara aveva però bisogno di essere incanalata in maniera leggermente differente. Rispetto ai 24 mesi iniziali (cioè fino


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ad aprile 2001) crediamo di essere in anticipo di sei o sette mesi per alcune localizzazioni, mentre per altre siamo sicuramente nei tempi e forse anche in anticipo; farò poi un excursus di alcune situazioni di difficoltà che si sono verificate non per inefficienza dello strumento commissariale; abbiamo avuto problemi per varie localizzazioni, a cominciare da Battipaglia, Avellino e in ultimo Benevento. Abbiamo avuto un'ultima riunione l'altro giorno e si è dovuto lavorare a lungo per arrivare ad una convergenza anche sulla situazione di Benevento.
Riprendo il filo del discorso. I 24 mesi erano legati al modo in cui era stata fatta la gara ed a quello che l'ordinanza fino a quel momento consentiva di fare. Insieme al prefetto Romano, che ne è testimone, abbiamo chiesto poteri straordinari che consentissero da una parte di far fronte ai ricorsi già presenti nella gara in atto, vinta dalla società Fisia, e dall'altra di tenere presente che il piano generale, anche come era stato concepito nel capitolato ad oneri, non prevedeva una situazione generale di consenso rispetto alle localizzazioni. Almeno per quanto riguarda le altre province (cioè Avellino, Benevento, Caserta e Salerno), il consenso non era stato creato in maniera preventiva, andava creato a valle della gara e questo ovviamente creava una serie di difficoltà.
L'ordinanza uscita ad ottobre ha messo in parte a posto la situazione. L'ultima ordinanza di dicembre ha consentito lo spostamento dei siti, cosa che precedentemente non era prevista; non solo, ha aumentato il ristoro per i comuni da 0,5 a 5,5 lire al chilogrammo, il che ha creato una situazione differente; rispetto al passato, infatti, oggi alcuni comuni vengono al commissariato chiedendo di poter localizzare l'impianto di CDR. Abbiamo avuto varie offerte anche per quanto riguarda la termovalorizzazione. L'opera del commissariato è stata di incanalare il processo per arrivare ad una conclusione in tempi congrui rispetto ai 24 mesi su cui eravamo tutti d'accordo perché allora il prefetto Romano riteneva che era possibile aprire la discarica di Terzigno e qualche altra cosa. Quindi i tempi sarebbero saltati. È accaduto che le discariche nuove non sono state fatte e noi abbiamo dovuto accelerare i tempi. Nell'ultima ordinanza è richiesto che la gestione commissariale chieda alla ditta di anticipare i trecento giorni chiesti per gli impianti di CDR. Questo lo abbiamo fatto anche per arrivare ad una conclusione più rapida. Abbiamo un impegno scritto della ditta di fare gli impianti entro duecentodieci giorni dall'inizio dei lavori. Ma che significa dall'inizio dei lavori?
Intendo dire che il piano generale da parte della gestione commissariale ha teso innanzitutto a privilegiare la raccolta differenziata. Abbiamo già appaltato circa trenta isole ecologiche, le gare sono pronte, alcune sono state già espletate; abbiamo appaltato l'attrezzatura per la raccolta differenziata per 110 miliardi il 31 dicembre di quest'anno; i contratti sono pronti e quindi siamo pronti di partire anche con la infrastrutturazione della raccolta differenziata per quasi tutti i consorzi di bacino; purtroppo due gare sono andate deserte e questo ci crea dei problemi su alcuni consorzi ma li metteremo a posto rapidamente. Quello che abbiamo realizzato è legato alla raccolta differenziata; i contratti sono praticamente pronti. Ci sono stati problemi di carattere giuridico-amministrativo sui tempi,


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perché abbiamo dato poco tempo alle ditte per presentare le offerte. Abbiamo messo a posto anche questo aspetto che non era di poco conto e siamo andati avanti.
Per quel che riguarda invece gli impianti di produzione del CDR, la situazione è che sono stati firmati dei decreti di occupazione di aree (siamo a dieci giorni dall'inizio dei lavori) per quel che riguarda Giugliano, Caivano e Santa Maria Capua Vetere. In settimana avremo i progetti definitivi di Tufino e di Pianodardine su Avellino; quindi cinque su sette impianti potranno avere inizio, tre entro i dieci giorni e due entro un mese. Rimane il problema di Benevento dove abbiamo avuto parere favorevole sul piano da parte della Direzione generale per la valutazione dell'impatto ambientale (VIA), ma il comune e la provincia di Benevento, che ha fatto anche opposizione al TAR per quanto riguarda la localizzazione, in un'ultima riunione avuta qualche giorno fa hanno proposto un nuovo sito, quello di Casalduni, per il quale è già partita la progettazione esecutiva ed entro quindici giorni saremo pronti per chiedere il parere di VIA. Questo per quanto riguarda i tempi. Se non ci saranno intoppi, dovuti a ritardi del VIA o a problemi di firme che è difficile prevedere, entro quarantacinque o sessanta giorni, per avere un po' più di margine, saremo in grado di cominciare per quel riguarda la provincia di Benevento. Rimane il problema di Salerno che parte da un parere VIA che chiedeva di delocalizzare per lo meno uno dei due impianti della valorizzazione e del CDR. In seguito ad opposizioni delle popolazioni locali e a prese di posizione delle amministrazioni, si è resa necessaria una verifica del sito. Abbiamo avuto la disponibilità della provincia di Salerno e del sindaco di Serre per la localizzazione del CDR (peraltro il sindaco si è mostrato disponibile a ospitare anche il termovalorizzatore); su questa ipotesi del CDR a Serre abbiamo già dato incarico alla società di fare entro dieci giorni il progetto da mandare al VIA.
Per quel che riguarda la gara di Napoli, i primi due impianti partiranno entro dieci giorni, il terzo entro un mese. Per il termovalorizzatore abbiamo avuto il parere favorevole VIA a dicembre; mentre la ditta da capitolato può essere impegnata alla realizzazione del CDR anche in assenza di contratto, per quel che riguarda il termovalorizzatore occorre seguire accordo di programma e contratto perché altrimenti la ditta non si espone oltre quello che ha già fatto. Su Avellino abbiamo fatto tre progetti di impianti: Salsa Irpina, per il quale il VIA ha richiesto di verificare se sia possibile cambiare il sito in relazione ad una situazione particolare; è stato offerto un primo sito, abbiamo fatto il progetto, abbiamo avuto l'approvazione del VIA, ma poi quel sito è stato tolto e ci è stata data un'altra disponibilità - questo spiega la situazione di Avellino - su cui abbiamo fatto il progetto. Poi una ventina di giorni fa abbiamo avuto il parere favorevole VIA, siamo partiti a tappeto, ma è arrivata una lettera del sindaco di Avellino che ci invita a trovare un altro sito. Questa è la realtà; siamo in una Commissione d'inchiesta e le cose devono essere dette per intero.
Abbiamo mandato una lettera che il prefetto conosce perfettamente, perché ogni tipo di corrispondenza la mando anche al prefetto, perché possa seguire la situazione e mi sembra che si stia andando a convergenza sul terzo sito di Pianodardine nella zona


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industriale. Credo quindi che senza lo strumento commissariale non sarebbe stato possibile cambiare i siti e dare maggiore ristoro alle popolazioni. Per i ritardi precedenti mi dispiace, ma non sono un politico e non li ho neppure seguiti; ho fatto il professore universitario a tempo pieno ed ora mi cimento in questo compito, per il quale curo gli aspetti tecnici. Nelle mie motivazioni vado avanti come un rullo compressore, per cui a volte sono frenato, ma sono soddisfatto del lavoro fatto in questo periodo non solo come vicecommissario di Governo ma come cittadino perché credo di aver portato, ovviamente insieme al commissario Losco, un notevole impulso per la risoluzione di questi problemi.
Per quanto riguarda infine il termovalorizzatore da ubicarsi a Battipaglia, abbiamo avuto l'offerta di Serre; su questo sito vi sono però dei problemi, lo abbiamo saputo dal ministero dell'ambiente, per cui crediamo che per motivi di opportunità a Serre debba andare solo il CDR, ma nella altre province c'è una certa attività per localizzare l'impianto di termovalorizzazione in altra zona. Non voglio dire quale, altrimenti arriva la protesta prima dell'impianto. Questo meccanismo, però, non va portato avanti con congressi perché il discorso è delicato e la strumentalizzazione politica su questi argomenti è ampia. L'impianto di CDR non pone alcun problema dal punto di vista dell'inquinamento ambientale, tranne il camion che entra ed esce; la selezione è a freddo, ma vi sono strumentalizzazioni politiche che vanno al di là dell'aspetto tecnico della situazione, così come per il termovalorizzatore che io non chiamo inceneritore perché il rifiuto (dalla legge n. 10 del 1991 sul risparmio energetico); è visto come fonte rinnovabile di energia il combustibile che viene a valle della raccolta differenziata, non il tal quale, quindi il CDR, ha caratteristiche di poco inferiori al metano ma sicuramente superiori all'olio combustibile e ad altre porcherie, come per esempio il carbone, che viene usato nelle centrali ENEL; quindi dal punto di vista ambientale direi di non parlare più di inceneritori ma di rifiuto come fonte rinnovabile di energia che entra in impianti per produrre energia elettrica.
Il problema in questo modo è inquadrato in modo corretto. L'energia elettrica in un modo o nell'altro bisogna produrla; da una parte c'è il metano, dall'altra altri tipi di combustibili; il CDR a valle della raccolta differenziata ha caratteristiche solo al di sotto del metano, ma sicuramente superiori ad altri tipi di combustibili.
Per quanto riguarda le gare, reputo che per fine anno, tranne una localizzazione su cui ci sono ancora dei problemi perché non è stata ancora avviata la fase di VIA, dovremmo essere in grado di partire; mi auguro che per ottobre i tre impianti che partiranno tra una decina di giorni siano nella fase conclusiva. Per quanto riguarda il problema delle bonifiche, l'ARPA a novembre 1999 ha allegato il documento di aggiornamento sui siti inquinati nell'agro flegreo aversano cui prima si è fatto riferimento; il documento è disponibile, ha bisogno di alcune rivisitazioni ed ampliamenti, ma è una risposta all'istanza cui si è fatto riferimento in precedenza. Sono iniziate le bonifiche di alcuni siti; è qui presente l'ingegner Pisapia che conosce nel dettaglio la situazione. Io non le ricordo tutte perché non seguo puntualmente ogni tipo di operazione; debbo dire che stiamo


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utilizzando la possibilità di eseguire i lavori in danno del contraente inadempiente o del soggetto responsabile di violazioni, concessa dall'ordinanza, anche per siti abusivi. Un anno di lavoro probabilmente sarà troppo poco per vedere portate a termine gli interventi in queste situazioni, ma mi auguro che i due mesi che rimangono per cambiare la situazione nella regione servano a delineare un quadro definitivo che consenta di arrivare per la fine dell'anno all'ordinario. Il modo in cui mi sono rapportato è sempre stato quello di creare le premesse perché l'ordinario potesse subentrare al più presto; a questo proposito, anche con l'ARPA, che vedo qui rappresentata dal direttore Tosi, abbiamo fatto una convenzione in modo che una serie di incombenze del commissariato già passano a quella struttura.
Rimango a disposizione per qualunque altra domanda o richiesta di precisazione e chiedo se agli atti possa essere allegato il rapporto che consegno.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Ringrazio tutti gli intervenuti.

Seconda Sessione: Il supporto tecnico alla gestione commissariale.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Tema della seconda sessione è «Il supporto tecnico alla gestione commissariale». I relatori sono il dottor Giulio Facchi, subcommissario con incarico per la raccolta differenziata, il dottor Antonio Tosi, direttore dell'Arpa della Campania e il dottor Claudio De Cecco, funzionario dell'ENEA, dipartimento ambiente.
Cedo subito la parola al dottor Tosi.

ANTONIO TOSI, Direttore dell'ARPA della Campania. Ringrazio l'onorevole Scalia per l'invito a partecipare a questo seminario pubblico. Non c'è dubbio che il confronto tra tutti coloro che operano in questo delicatissimo settore dell'ambiente non è un momento di «chiacchierologia», ma ha un carattere tecnico-operativo e, vista l'autorevole organizzazione della Commissione, anche politico. In particolare potremo verificare quanto la parte tecnica sia in grado di supportare quella politica, affinché sul territorio si possano raggiungere gli obiettivi che tutti auspichiamo.
Il mio ringraziamento è duplice perché questa è l'occasione per rappresentare l'agenzia dell'ambiente a quanti non ne conoscono esattamente gli obiettivi e i compiti istituzionali che sono tantissimi: i rifiuti sono un aspetto che si colloca in un orizzonte vastissimo. L'agenzia ha un compito molto preciso tecnico e di supporto alla regione Campania, come ente strumentale, per trasferire poi agli enti decisori le funzioni proprie del pubblico amministratore.
L'ambiente è un bene comune non soltanto della regione Campania o dell'Italia, ma di tutti noi abitanti di questo pianeta. Negli ultimi anni è emersa sempre più una trasformazione epocale e la capacità di riappropriarci dell'ambiente, del territorio, per renderlo


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vivibile e fruibile con il contributo di ciò che l'uomo riesce a fare dal punto di vista dello sviluppo socio-economico e culturale delle popolazioni.
Apparentemente tutto ciò potrebbe sembrare una semplice enunciazione, ma nella realtà è importante il trasferimento di questo concetto verso la società civile, perché emerge dalle parole del professor Vanoli una serie di difficoltà non secondarie che rendono l'opera dell'emergenza commissariale veramente difficile e delicatissima, proprio perché non c'è la cultura dell'ambiente che non è stata alimentata dalla corretta conoscenza delle problematiche. L'agenzia ha tra i vari compiti anche l'educazione ambientale, attraverso un progetto al livello nazionale visto con grande attenzione a livello europeo, tant'è vero che è una delle misure previste nell'Agenda 2000, con grande disponibilità da parte della Comunità a trasferire le problematiche verso la società civile.
Tempo fa, ad un convengo di Legambiente, ho sentito il presidente affermare che si devono costruire i termovalorizzatori ma poi la società civile è pronta a riceverli? Con questo intendo dire che colgo per intero l'aspetto pubblico di questo seminario e quello che oggi si dice così autorevolmente, ma vi è la preoccupazione di non riuscire a svolgere fino in fondo il proprio ruolo e a consegnare ai cittadini un territorio fruibile.
In questo contesto l'agenzia ha dei compiti ardui; è alle prime armi, perlomeno in Campania, e fortunatamente si avvale di un sistema agenziale che la supporterà; si avvarrà anche di altre forze sul campo perché l'attività deve svolgersi attraverso un'interazione con le istituzioni e con altri soggetti che si interessano di ambiente.
Quando ho cominciato ad interessarmi di questo settore, mi sono reso conto che la prima cosa da fare per consentire agli amministratori pubblici di fare una proposta a Bruxelles, visto che si parlava di Agenda 2000, era mettere un punto fermo, cioè definire qual è lo stato dell'ambiente, del quale, al di là di qualche studio di autorevoli professori, un quadro complessivo non c'era. Abbiamo prodotto questo documento che si basa su tutto quello che già c'era sul campo. Non abbiamo inventato nulla, ma abbiamo semplicemente messo insieme gli studi prodotti dalla regione, dalle autorità di bacino, dalla stazione per la ricerca sul mare, dall'università, per consentire una lettura della situazione attuale. L'agenzia con questo tipo di attività, riesce a mettere a disposizione del soggetto decisore le possibilità di scelta per intervenire con una sana pianificazione per la fruibilità del territorio.
Un'azione importante dell'agenzia, in particolare per quanto riguarda i rifiuti, è il completamento di quanto già dal professor Vanoli ha avviato con il commissariato, cioè il catasto dei rifiuti, un momento importante che si raccorda a livello nazionale (presso l'ANPA c'è l'osservatorio nazionale sui rifiuti). Ciò consentirà all'agenzia, con progetti da portare avanti, di mettere in rete tutte le amministrazioni comunali - ormai anche i comuni più piccoli si sono dotati dell'assessorato all'ambiente - e di avere un interlocutore col quale parlare, ad esempio, di tariffe per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti. Il nostro, quindi, è un compito istituzionale di controllo. Da questo punto di vista abbiamo avviato con le prefetture e con il


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prefetto Romano il controllo delle discariche per le quali vi erano le ordinanze terminali, per cui bisognava valutare la possibilità di proroga, in attesa del decollo dei termovalorizzatori (ricordo la piattaforma industriale, un momento epocale).

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Può dirci qualcosa sulla piattaforma industriale?

ANTONIO TOSI, Direttore dell'ARPA della Campania. Posso riferire ciò che so come addetto ai lavori e non come attore. La piattaforma industriale, sulla scorta del decreto Ronchi per ciò che concerne i rifiuti tossici (oggi definiti speciali), è stata possibile grazie ad un accordo fra i Ministeri dell'ambiente e dell'industria, il commissariato e la federazione degli industriali della Campania: si tratta di un project financing. In realtà con questo sistema gli industriali si accollano l'onere di costruire la piattaforma, ricevendo in cambio la concessione per trattare i rifiuti. Credo che il sito sia già stato individuato.
Tutte le autorizzazioni di impatto ambientale saranno compito dell'agenzia, la quale avrà competenze tecniche. Al di là del fatto che è antipatico parlare dell'agenzia come una sentinella dell'ambiente, devo dire che anche questa è una funzione importante. Mi auguro, comunque, che gli aspetti di prevenzione e protezione siano più «intelligenti» di quelli che il legislatore ha inteso dare all'agenzia per poter presidiare l'ambiente dal punto di vista tecnico.
Abbiamo avviato - c'era già un progetto per la parte riguardante gli acquiferi - il sistema informativo regionale, che si rifà al SINA (sistema informativo nazionale dell'ambiente), che costituisce una vera e propria banca dati dell'ambiente. Da questo punto di vista occorrerà lavorare molto, anche perché purtroppo i dati raccolti fino ad oggi non sono fruibili per questi scopi e non sono omogeneizzabili. Il raccordo al sistema nazionale e al sistema europeo dà una chiave di lettura di ciò che verrà messo a disposizione di chi dovrà operare.
Mi preme sottolineare che l'ambiente è anche un'occasione di sviluppo non solo diretto (lo sarà sicuramente per le tecnologie), nel senso che la valutazione ambientale ex ante del territorio dovrebbe far capire quali sono i percorsi che i singoli settori, industriale, turistico, mercantile, potranno intraprendere per lo sviluppo.
Non mi soffermo tanto sul problema dell'emergenza del quale hanno parlato e parleranno molto più autorevolmente gli addetti ai lavori, ma mi limito a dire che abbiamo stipulato la convenzione per avviare il trasferimento delle competenze affinché si passi alla gestione ordinaria. A tal fine bisogna pensare di arricchire la conoscenza del territorio per guardare al futuro dando al cittadino la netta sensazione che la pubblica amministrazione interviene in maniera intelligente nella pianificazione della nostra vita. Sicuramente l'agenzia svolge un ruolo non solo epocale ma anche di cerniera, perché i progetti che stiamo portando avanti e l'avvio del progetto regionale SINA, partendo dal monitoraggio degli acquiferi, consentiranno a coloro che dovranno pianificare il territorio di avere un'esatta conoscenza per la collocazione degli impianti in un sito piuttosto che in un altro (aspetto questo che rimane nella competenza dei politici).


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Da questo punto di vista dovranno essere date risposte precise e l'agenzia potrà mettere i soggetti decisori nelle condizioni di fare le scelte più opportune.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Ringrazio il dottor Tosi e gli rivolgo una preghiera che estendo agli altri. Sarebbe utile per la Commissione avere valutazioni scritte sul commissariato e sulla sua funzionalità.
Do la parola al dottor Facchi.

GIULIO FACCHI, Subcommissario con incarico per la raccolta differenziata. Non so se riuscirò a limitarmi all'aspetto tecnico, anche perché sono nuovamente seduto su un banco che mi piace (quello della provincia) e ho la tentazione di andare oltre.
Il tema dell'istituto del commissariamento per l'emergenza rifiuti mi appassiona, in particolare nel momento in cui parecchie regioni sono commissariate quindi, probabilmente una discussione sul ruolo del commissariamento e sulle sue funzioni è interessante, al di là della questione specifica.
Inizio facendo un quadro della situazione della raccolta differenziata in Campania, dal quale emergono alcuni limiti strutturali della gestione commissariale in generale (non di questa).
Ho ascoltato con attenzione gli interventi del prefetto e del professor Vanoli e sono convinto, sulla scorta delle esperienze, che difficilmente si potrà uscire dall'emergenza, con soluzioni di impiantistica che poi avranno definizione negli anni. Si continua a parlare di emergenza e di impianti definitivi, dei quali sicuramente il sistema rifiuti ha bisogno. È certo però che dopo tutti questi anni (la Campania è commissariata dal 1994) il problema, anche se è molto più vicino alla soluzione, esiste ancora tale e quale: il 2 per cento di raccolta differenziata mentre il resto o va in discarica o va in discarica, perché altre soluzioni non ce ne sono. Se dal 1994 ad oggi fosse stata avviata una raccolta differenziata che avesse permesso di intercettare il 20 per cento di rifiuti, comunque avremmo un 20 per cento dei problemi in meno.
I cittadini capiscono le difficoltà incontrate dal prefetto Romano nel cercare di inserire nuove discariche e a volte credono a ciò che si dice loro. Ho provato a partecipare ad alcune assemblee e consigli comunali dove più volte ho sentito citare il presidente Scalia con riferimento al «no alla discarica». Qui c'è una contraddizione: non si può pensare di continuare a gestire l'emergenza attraverso l'uso della discarica quando lo Stato italiano da tempo dice che quel tipo di discarica non è più utilizzabile. Allora occorre fare in modo che anche per l'opinione pubblica la discarica cominci ad essere qualcosa di diverso, perché comunque ricorrervi diventa inevitabile, qualsiasi sia la soluzione. Bisogna cominciare a far capire che la nuova discarica può essere concepita in modo diverso, altrimenti da una parte lo Stato, giustamente, fa una serie di azioni e dà una serie di informazioni e dall'altra parte un pezzo dello stesso Stato è costretto ad agire nonostante queste informazioni. D'altronde è difficile far capire che tutto ciò è riconducibile all'emergenza ed è limitato nel tempo.


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Ciò che è mancato fino all'ultima gestione commissariale è la capacità di concepire la raccolta differenziata non solo come un fatto culturale di grande valenza ma anche come una strada per uscire dall'emergenza basata su tre elementi forti: il 30 per cento in peso di ciò che viene raccolto in modo differenziato e non va in discarica potrebbe significare il 50 per cento in volume, se consideriamo oggetti ingombranti che hanno un rapporto peso/volume piuttosto significativo per la discarica; in una regione in cui 800 lavoratori sono impegnati nel sistema delle discariche e vi è bisogno di dare soluzioni di economia che spingano il più possibile verso l'impresa, è pericoloso concepire un passaggio tourt court discarica-CDR-termodistruzione, perché in termini di economia e di impresa ciò sarebbe assolutamente negativo in quanto, se questa fosse l'alternativa alla discarica non produrrebbe sicuramente gli 800 posti di lavoro. Guai se dovessimo dire che l'uscita dall'emergenza dovesse portare in Campania un arretramento in termini di manodopera; la raccolta differenziata, da questo punto di vista, è un'altra soluzione che consentirebbe di uscire dall'emergenza. Non è poco, in una regione dove qualche decina di migliaia di LSU continuano ad operare e a fingere di operare sulla questione di rifiuti. Credo che ci siano oggi in Campania almeno 2 o 3 mila lavoratori che teoricamente lavorano sulla raccolta differenziata con risultati disastrosi (1,5-2 per cento). Un sistema preciso e finalizzato darebbe economia e lavoro in modo definitivo.
Credo che la vera svolta imposta da questo commissariato sia proprio quella di cercare di inserire come elemento di emergenza e non solo culturale la raccolta differenziata. Il 31 dicembre scorso si sono svolte tre gare, accorpate in una, di 110 miliardi per l'acquisizione di mezzi ed attrezzature per la raccolta differenziata. La gara non risolve il problema, nel senso che è solo un lotto rispetto alle esigenze, però ha dato una svolta significativa dal punto di vista sia psicologico e culturale sia concreto, nel senso che finalmente i soggetti che dovrebbero operare nei rifiuti (consorzi, comuni e altri) hanno capito che non si scherza, perché se si impegnano fondi a quel livello, quella è una strada da seguire. La gara è molto interessante perché attraverso di essa arriveranno dai sacchetti per la raccolta dell'umido ai compattatori, mezzi che riguardano il 50 per cento dei consorzi della Campania (9 su 18).
Abbiamo firmato un accordo molto interessante con il CONAI e nelle regioni commissariate ed in particolare in Campania siamo andati oltre, nel senso che il CONAI si è impegnato e si impegna a ricevere anche rifiuti secondari e terziari e la frazione secca della raccolta differenziata. Ciò ci permette di dare un messaggio preciso e semplice: se oggi facessimo tutti la raccolta differenziata almeno delle frazioni secche, tutto quello che viene raccolto avrebbe trovato una collocazione di mercato certa (23 lire la carta, 139 lire la carta selezionata, 90 lire il vetro, eccetera). Anche questo è un elemento importante.
Fatto non secondario rispetto a tutte le altre regioni commissariate è che i consorzi di filiera del CONAI sono stati in grado in Campania di darci delle piattaforme. La filiera del riciclo è presente e addirittura il settore del legno, che generalmente sul territorio nazionale fa molta fatica ad indicare piattaforme di attività di


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recupero, in Campania ci ha dato due punti di riferimento e due attività di riciclo. Vi è quindi una grande potenzialità del mercato da questo punto di vista.
Altro aspetto importante dell'accordo con il CONAI consiste nel fatto che esso, nelle regioni commissariate e in particolar modo in Campania, si impegna a ricevere delle percentuali maggiori rispetto a quelle definite nel quadro nazionale. Questo impegno è importante in funzione dell'Agenda 2000 e dei finanziamenti futuri, perché spinge il sistema industriale delle filiere del riciclo ad investire in modo più deciso nel settore del recupero, generando così anche un'economia indotta.
La raccolta differenziata ha un altro passaggio delicato: la raccolta dell'umido per la quale stiamo scegliendo una strategia diversa da quella utilizzata per gli impianti di CDR, perché l'esperienza ci porta a dire che difficilmente si riesce a collocare sul territorio in tempi rapidi impianti di grande impatto positivo o negativo. Allora abbiamo pensato a impianti piccoli da 3 mila, 6 mila, 9 mila tonnellate l'anno, per 20 mila, 40 mila, 60 mila abitanti, impianti che potrebbero non avere grande economia di scala nella gestione in sé. Ma nella realtà campana, specialmente nel Cilento, nel beneventano e nell'avellinese, realtà molto sparse, l'economia di scala viene trovata nel trasporto che, anche considerata la viabilità di quelle zone, potrebbe rappresentare un costo. Le localizzazioni già individuate e i comuni disposti ad accogliere questi impianti sono 35: si tratterà di impianti piccoli e definitivi laddove vi è una disposizione geografica che li rende interessanti per il discorso del trasporto; di impianti piccoli e provvisori per gestire l'emergenza laddove, come nel napoletano, questi possono rappresentare non la soluzione ma una prima risposta e di impianti modulari che possono essere piccoli oggi laddove si è scelta la localizzazione ma saranno grossi in futuro. Riteniamo di poter cominciare a mettere in moto questi impianti entro l'estate.
Credo che le azioni fatte fino ad oggi e i segnali dati dal commissariamento siano importanti. Negli ultimi due mesi abbiamo autorizzato e finanziato direttamente 47 isole ecologiche nei 47 comuni che hanno presentato il progetto che è stato poi approvato. Alcune sono già state affidate alle gare e altre sono state inviate al provveditorato per i lavori pubblici. Entro 40 o 50 giorni le gare saranno aggiudicate.
Sostenere gli impianti di CDR e quelli definitivi senza dare il segnale di qualcosa di diverso dalla raccolta differenziata non è la stessa cosa che presentare il CDR come il pezzo di un sistema integrato che impegna diversi elementi. Credo che anche in termini di consenso ciò significhi molto e qualifichi l'azione del commissariato.
Vi sono però tre problemi: la legge regionale campana prevede 18 consorzi, come soggetti gestori e attuatori. Cito un dato per far comprendere quanto questo aspetto sia complesso: il consorzio più piccolo serve 26 mila abitanti e il più grande, escludendo la città di Napoli, ne serve 950 mila. In questa forbice c'è tutto. Perché la gara ha riguardato 9 consorzi? Perché la scelta della legge regionale fa sì che circa la metà dei consorzi raccolgono comuni piccoli e sono visti da questi come i salvatori della patria. Intendo dire che i comuni


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danno ai consorzi un peso che a volte non hanno. Invece, laddove raccolgono comuni grandi, i consorzi non hanno assolutamente peso. La situazione in Campania è spaccata in due e purtroppo nelle realtà in cui vi sono i grandi consorzi la questione rifiuti, dal punto di vista della legalità, è molto scottante, perché dove i consorzi non riescono ad avere un certo peso, si apre la strada verso altre direzioni.
Infine, è difficile giudicare l'operato di un commissariamento se si pensa che questa sia l'unica soluzione. Il commissario è lo strumento che serve per snellire una serie di procedure, per coordinare e accelerare, ma nessuno al mondo può pensare che esso possa risolvere la questione dei rifiuti. Mai e poi mai un commissario può fare la raccolta differenziata, che parte dall'impegno del cittadino il quale, se non sono credibili le istituzioni, non si attiverà.
L'emergenza più grossa la viviamo oggi ad Avellino, una delle province più rappresentative dello Stato italiano: vi sono parecchie figure politiche e parecchi pezzi dello Stato, ma c'è qualcosa che non funziona se in tale provincia, peraltro una delle più piccole della Campania, non si riesce a far rispettare un'ordinanza del commissario. Se un commissario fa un'ordinanza, supportata da riunioni al massimo livello (Ministero dell'interno), che indicano come soluzione l'utilizzo delle discariche esistenti, perché la soluzione CDR è alle porte, non credo che basti un acconto di ordinanza di un sindaco per paralizzare completamente la provincia. Il dramma - questo è un segnale politico - è che ciò sta succedendo in una provincia dalla quale provengono molti rappresentanti politici italiani. È strano che il problema proprio in Irpinia non si possa risolvere.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Prima di dare la parola al dottor De Cecco, vorrei ricordare che alcuni commissari non sono presenti perché sono in corso votazioni in Parlamento.

CLAUDIO DE CECCO, Funzionario dell'ENEA, dipartimento ambiente. Faccio parte dell'ENEA dipartimento ambiente e, più specificamente, della divisione tecnologia, ingegneria e servizi ambientali, cioè dell'unità che ha dato il contributo maggiore all'attività di supporto tecnico alle gestioni commissariali.
Premetto che l'ENEA ha svolto, sin dai primi mesi dalla dichiarazione dello stato di emergenza, un ruolo di primo piano nel supporto tecnico alla gestione commissariale. Tale supporto si è esplicato in attività di monitoraggio impianti, in istruttorie tecniche di progetti e, nell'ottica a cui ha fatto accenno il dottor Romano, di trasferimento della gestione dello smaltimento rifiuti dal privato al pubblico, in un primo momento ha gestito direttamente gli impianti requisiti, in un secondo momento i nuovi impianti realizzati nel corso delle gestioni commissariali. A partire dal marzo 1998, l'ENEA supporta anche il commissario presidente della giunta regionale della Campania nelle attività di risanamento ambientale collegato all'emergenza nel settore dello smaltimento rifiuti ed alle emergenze in materie di bonifica dei suoli, delle falde e dei sedimenti. Quindi, la relazione che mi accingo ad esporre è divisa in due parti relative, rispettivamente, all'attività di supporto al commissario delegato


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prefetto di Napoli e all'attività di supporto al commissario delegato presidente della giunta regionale.
L'attività di supporto dell'ENEA ha avuto connotazioni diverse e obiettivi diversi a seconda della particolare situazione emergenziale che si stava attraversando. In un primo momento, quindi, l'ENEA ha partecipato alle campagne di monitoraggio degli impianti esistenti e all'individuazione di siti idonei all'insediamento di nuovi impianti di smaltimento. Lo scopo era quello di individuare impianti in esercizio e di nuova realizzazione in grado di fronteggiare la situazione di emergenza in attesa dell'entrata in esercizio degli impianti definitivi indicati dal piano regionale di smaltimento dei rifiuti, che in quel momento era in corso di elaborazione.
Le campagne di monitoraggio, finalizzate alla verifica dell'esistenza delle previste garanzie nei confronti dell'ambiente, della salute dei lavoratori e delle popolazioni, se da una parte hanno portato all'individuazione di impianti idonei all'esercizio, dall'altra hanno comportato la chiusura e la messa in sicurezza di numerosi impianti.
In un periodo successivo, a partire dal 1o dicembre 1994, l'azione dell'ENEA si è esplicata, per volontà del commissario prefetto delegato, nella gestione diretta di impianti di smaltimento rifiuti requisiti dal commissario di Governo (faccio un rapidissimo accenno alla gestione della discarica DI.FRA.BI, a Pianura, nel comune di Napoli, e a quella della ISMAR, sita nel comune di Eboli, in provincia di Salerno). L'ENEA risponde a queste ordinanze individuando al suo interno un gruppo di dipendenti con esperienza nel settore dello smaltimento rifiuti, coordinati da un responsabile tecnico ed uno amministrativo. A quest'ultimo conferisce le deleghe necessarie per la gestione amministrativa.
L'impianto DI.FRA.BI. (Pianura), tra i più grandi di Europa per capacità ricettive (nei mesi di gestione dell'ENEA mediamente sono arrivate 5 mila tonnellate al giorno di rifiuti da smaltire) e per personale in organico (130 dipendenti) era dotato di sistemi ausiliari di trattamento rifiuti. Cioè, oltre ad avere i sistemi tipici di uno sversatoio, la discarica di Pianura era un impianto integrato di smaltimento rifiuti; quindi aveva un impianto di pressatura e di imballaggio della potenzialità di circa 100 tonnellate ora, una centrale di produzione di energia elettrica da biogas della potenzialità di 3 megawatt elettrici e un impianto di trattamento del percolato della potenzialità di 500 litri ora. Per la sua gestione l'ENEA ha impegnato sul campo mediamente 25 persone (5 amministrative e 20 tecniche) anche per presidiare 24 ore su 24 gli impianti per motivi di sicurezza. Sono stati denunciati, infatti, 18 scarichi abusivi di rifiuti non compatibili con una discarica di prima categoria. Aggiungo, collegandomi a quanto è stato detto poco fa, che nella stragrande maggioranza questi rifiuti erano di origine ospedaliera.
Nel corso della gestione, accanto alle attività tipiche di un impianto complesso di smaltimento rifiuti e di gestione del relativo personale sono state avviate e portate a termine: attività di progettazione ed allestimento di vaste aree da adibire allo scarico di rifiuti (circa 800 mila metri cubi equivalenti, ad esempio, alla capacità totale di discariche più piccole, come quelle di Eboli e di Palma Campania); la costruzione dei canali impermeabilizzati di drenaggio


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per il controllo del percolato dei lati nord e nord-est; la realizzazione di una rete di 150 pozzi di intercettazione e fughe di biogas sul perimetro esterno all'invaso coltivato; la insonorizzazione di parte degli aspiratori dei pozzi suddetti; la realizzazione di accenditori automatici delle torce di combustione del biogas. Sono stati inoltre intrapresi studi ed avviate esperienze a supporto della gestione tecnica dell'impianto. Si citano, al riguardo, stime su base sperimentale del quantitativo di percolato giacente nel corpo della discarica. I risultati hanno giocato un ruolo fondamentale nella determinazione dell'indennità di requisizione che la prefettura ha dovuto riconoscere alla proprietà dell'impianto; controlli igienici ambientali; test di arricchimento in metano del biogas; trattamenti di deodorizzazione. Per ciascuna attività svolta esiste una nota specifica (27 in totale), oltre alla documentazione fotografica ed audiovisiva, quale testimonianza sia delle modalità operative di intervento e di esecuzione delle stesse, sia delle condizioni che spesso le hanno determinate.
L'obiettivo macroscopico raggiunto consiste nell'aver attuato lo smaltimento dell'80 per cento dei rifiuti prodotti nella regione Campania. Tutto ciò nonostante le numerose, gravi difficoltà dovute alle rigidezze procedurali tipiche di un ente pubblico, alla continua conflittualità sociale e soprattutto alla necessità di aver dovuto gestire un impianto requisito nel contesto ambientale che ne aveva determinato la requisizione.
La gestione tecnico-operativa di questa discarica termina il giorno 8 marzo 1996 con la derequisizione della discarica, che nel frattempo si era esaurita, e l'affidamento all'ENEA dell'alta sorveglianza sui lavori di sistemazione finale della discarica stessa. La gestione temporanea ENEA dell'impianto DI.FRA.BI. ha chiuso i lavori ottenendo apprezzamenti e riconoscimenti da parte dei soggetti/istituzioni coinvolti nella problematica ed il premio «Mercurio d'oro città di Napoli 1997».
Nel corso del mese di dicembre 1994, il prefetto di Napoli requisisce la discarica ISMAR sita nel comune di Eboli e ne affida la gestione all'ENEA che, come innanzi accennato, si organizza ed assicura la gestione della discarica fino al mese di giugno 1996. Anche questa gestione si chiude con la derequisizione della discarica stessa che nel frattempo si era esaurita.
Nel gennaio 1996, il prefetto di Napoli commissario di Governo affida ancora all'ENEA, con apposita ordinanza, la gestione della discarica Pirucchi, sita nel comune di Palma Campania, realizzata su indicazioni della struttura tecnica della prefettura. Nella fase di avviamento la gestione è affidata alla temporanea gestione ENEA-DI.FRA.BI. Successivamente, l'ENEA nomina un nuovo responsabile tecnico ed un nuovo responsabile amministrativo cui affidare la gestione degli impianti del bacino NA3. Nell'aprile 1997, infatti, è affidata all'ENEA anche la gestione della discarica Paenzano sita nel comune di Tufino, in provincia di Napoli. La gestione tecnico-operativa ENEA nel bacino NA3 è terminata il 1o settembre 1998 con la consegna degli impianti al consorzio di bacino smaltimento rifiuti NA3. Per un certo periodo la collaborazione dell'ENEA alla gestione del consorzio NA3 si è esplicata in seguito attraverso l'assistenza di tre dipendenti dell'ENEA nell'ambito di un'apposita convenzione.


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Svolgerò adesso qualche breve considerazione su questa tipologia di attività elaborate dall'ENEA.
In estrema sintesi, la gestione di discariche ha visto coinvolte in maniera diretta, anche se per periodi diversi, circa 40 persone dell'ENEA. A queste vanno sommate circa 10 persone, soprattutto degli uffici amministrativi, che hanno collaborato nella tenuta delle contabilità speciali e nella redazione dei bilanci. La gestione di discariche, come è noto, non ha comportato risorse economiche aggiuntive per l'ENEA, dal momento che all'ente sono state rimborsate solo le spese straordinarie del personale (missioni e straordinario) ma ha consentito comunque l'acquisizione di una preziosa esperienza in campo e lo sviluppo/trasferimento di conoscenze e tecnologie innovative nel settore del trattamento e smaltimento finale dei rifiuti. In tale ottica la gestione di impianti di smaltimento rifiuti è stata un'esperienza positiva per l'ENEA, anche se deve essere vista come episodica, dal momento che gli obiettivi di una gestione sono molto distanti da quelli di un ente tecnologico qual è appunto l'ENEA.
Nei periodi su riportati e fino ad oggi il supporto tecnico dell'ENEA si è esplicato anche attraverso la partecipazione ai lavori del gruppo tecnico di diagnostica. Tale gruppo, creato in seno alla gestione commissariale, oltre all'ENEA vede anche la partecipazioni di organismi tecnici e istituzionali, quali il Servizio geologico nazionale, l'Istituto superiore di sanità, il Ministero dell'ambiente, le province competenti per territorio.
Compiti del gruppo sono, oltre il monitoraggio degli impianti esistenti, le istruttorie tecniche dei progetti di intervento su detti impianti e quelli di messa in sicurezza e sistemazione finale degli impianti stessi. In queste ultime settimane, l'ENEA partecipa anche al gruppo al quale ha fatto cenno il dottor Romano in precedenza, cioè quei sette organismi che devono aiutare il prefetto ad ottimizzare lo sfruttamento delle discariche presenti, in modo da poter arrivare alla messa in esercizio degli impianti di produzione di CDR.
Avendo adesso concluso la parte di supporto al commissario-prefetto, passo ad illustrare l'attività di supporto al commissario-presidente della giunta regionale della Campania.
A partire dal marzo 1998 il supporto tecnico dell'ENEA è stato esteso al commissario-presidente della giunta regionale per la gestione del risanamento ambientale collegato all'emergenza nel settore dello smaltimento rifiuti.
È stata siglata il 21 settembre 1998 un'apposita convenzione quadro tra l'ENEA ed il presidente della giunta regionale campana che regolamenta le modalità di richiesta e fornitura delle prestazioni ENEA.
In questo ambito sono stati affidati all'ENEA incarichi specifici per l'elaborazione di proposte di intervento (intervento per il ripristino della funzionalità della Darsena Marinella - porto di Napoli, monitoraggio ambientale dell'area delle discariche di Palma Campania (NA), intervento di risanamento del lago Miseno - Bacoli (NA) ed intervento per il risanamento del sito della società Agrimonda nel comune di Mariglianella (NA).


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Per quanto riguarda la Darsena Marinella (rimozione e trattamento di sedimenti contaminati da metalli pesanti oltre che da microrganismi indicatori di materiale fecale) l'attività ha comportato l'elaborazione di diverse proposte di intervento ed il coinvolgimento dei laboratori ENEA della Casaccia e di Portici nella effettuazione di analisi fisiche e chimiche oltre che di test a supporto delle scelte progettuali. I lavori si sono conclusi nel dicembre 1999 mentre sono in via di ultimazione quelli relativi al risanamento del lago Miseno (regimazione idraulica delle acque per accelerare il ricambio di acque e sedimenti contaminati da microrganismi indicatori di materiale fecale) ed alla caratterizzazione dell'area delle discariche di Palma Campania.
Anche questa esperienza, come la precedente, ha permesso all'ENEA l'acquisizione di una preziosa esperienza in campo e lo sviluppo/trasferimento di conoscenze e tecnologie innovative nel settore del risanamento di aree inquinate.
Le prestazioni richieste in questo caso all'ENEA sono più rispondenti alla missione istituzionale dell'ente rientrando a pieno titolo nel filone di consulenza ed assistenza alla pubblica amministrazione centrale e periferica, peraltro anche confermate dall'ultimo decreto di riforma dell'ente stesso. Si tratta quindi di un'esperienza in cui l'ENEA si vede meglio coinvolta.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Do la parola al professor Vanoli, che desidera aggiungere alcune integrazioni alla relazione che ha svolto in precedenza.

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. Nella mia relazione ho tralasciato alcuni aspetti significativi dell'azione della gestione commissariale. Vorrei partire dall'accordo di programma con il Ministero della pubblica istruzione per la diffusione del rifiuto visto come risorsa, a partire dalla raccolta differenziata nelle scuole. A questo protocollo di intesa ha fatto seguito un'ulteriore riunione con tutti i provveditori delle varie province della Campania per rendere operativo il quadro che era stato definito con l'onorevole Berlinguer. Entro 20 giorni partirà inoltre, accanto all'iniziativa sopra citata, un messaggio porta a porta, che raggiungerà tutte le famiglie, per la diffusione della raccolta differenziata. Ciò in riferimento anche a quanto detto dal sub-commissario Facchi a proposito della difficoltà a creare nel cittadino la volontà di procedere con questo tipo di raccolta.
Ho inoltre dimenticato, per quanto riguarda la bonifica, di segnalare l'istituzione delle unità di crisi della prefettura e della provincia di Caserta, che sta bene operando sul territorio e sta coordinando tutte le attività di bonifica sul territorio del casertano. Circa il problema dei rifiuti industriali, a giugno 1999 è stato fatto l'accordo di programma con i ministeri dell'ambiente e dell'industria e con la confindustria regionale. È pronto il progetto esecutivo della piattaforma a freddo, che tratta circa 200 mila tonnellate l'anno di rifiuti industriali a freddo. Affiancata a questa iniziativa ve ne è un'altra del consorzio Campania-ambiente per quanto riguarda il


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trattamento a caldo con impianto mobile (è previsto che quest'ultimo sia affiancato da un ulteriore impianto fisso).
In Campania i rifiuti industriali sono circa un milione 200 mila tonnellate; reputiamo che possa essere recuperato circa il 30-40 per cento di tali rifiuti, per cui il VIA è in attesa di una pianificazione generale programmatica sul trattamento dei rifiuti che faccia riferimento non solo a queste due iniziative e a quella per il trattamento del percolato del consorzio Caserta 3, che stiamo valutando. Le autorizzazioni richieste per legge dal VIA nazionale dovranno quindi avvenire in un quadro di programmazione generale.

GIUSEPPE SPECCHIA, Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Ringrazio e dichiaro conclusa la seconda sessione relativa al supporto tecnico alla gestione commissariale.

Terza sessione: Dibattito.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Ringrazio e saluto gli assessori provinciali, i viceprefetti e gli esponenti delle organizzazioni imprenditoriali presenti.

VINCENZO PANICO, Capo gabinetto della prefettura di Caserta. Visto che il professor Vanoli ha parlato delle unità di crisi, vorrei soffermarmi sull'esperienza di tale unità nata dalla sinergia - credo che non abbia precedenti in Italia - tra l'autorità giudiziaria e l'autorità amministrativa. Essa nacque da un'idea del sostituto procuratore Ceglie, che la istituì assieme al prefetto di Caserta, nell'ottobre 1997, dopo aver constatato che il fenomeno dello smaltimento illecito in genere in provincia di Caserta aveva assunto i contorni di una vera emergenza. Questa unità di crisi, formalmente varata con decreto del presidente della provincia competente per materia, ha un po' anticipato la funzione affidata ai prefetti con l'articolo 3 dell'ordinanza n. 274, del 31 marzo 1998, che attribuiva ai prefetti la qualità di sub-commissari del presidente della regione.
È stata avviata una mappa a tappeto di tutti gli smaltimenti in superficie e, contestualmente, un accertamento nel sottosuolo che si avvale di attività di telerilevamento. Per questo ci si è appoggiati ad un progetto cofinanziato dall'Unione europea e affidato alla società Telespazio. I dati, in via di elaborazione, ci consentiranno di verificare le ipotesi - ma credo che si tratti di qualcosa di più - di occultamento nel sottosuolo di rifiuti pericolosi. Quanto alla mappa in superficie, si può dire che il monitoraggio è ormai terminato. Esso riguarda il 90 per cento circa dei comuni ed è stata privilegiata la mappa più a rischio, quella dell'agro aversano e del litorale domizio. Dell'unità di crisi fanno parte, oltre la prefettura e la provincia, l'Istituto di igiene e profilassi, il Corpo forestale dello Stato, il centro regionale di Salerno per la radioattività, nonché l'ANPA, l'ENEA e l'Istituto di geofisica. L'unità si avvale anche della successiva convenzione che l'ANPA ha stipulato con il commissario della regione. Ciò ha portato ad una pubblicazione, adesso in corso di aggiornamento, che ha messo in evidenza la mappa di smaltimento


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dei rifiuti. Abbiamo pertanto delineato un quadro che, mettendo in evidenza le discariche organizzate, dove sono già iniziate le sistemazioni, ci ha consentito di rilevare che la maggior parte degli smaltimenti illeciti riguarda gli abbandoni incontrollati di rifiuti in ogni parte della provincia. Tra tali materiali è stata riscontrata una percentuale notevole di inerti, cioè di materiali di risulta da costruzioni. Vi è stata poi un'indagine nei famosi laghetti di Castel Volturno, dove le cave di sabbia sono state riempite con materiali di ogni tipo. In proposito i risultati sono stati confortanti, in quanto dalle indagini di laboratorio è risultato che non sono state contaminate le acque superficiali. Le indagini continuano per verificare se i materiali siano stati interrati al di sotto della superficie dell'acqua, ma richiedono tempo. Al momento, comunque, non risultano contaminazioni in superficie.
Dagli interventi effettuati si evince, nel complesso, che nella provincia di Caserta vi sono circa 2 milioni di metri cubi di materiale da rimuovere. Trattandosi, in gran parte, di materiale inerte, saremmo pronti per la sua rimozione. Come diceva il professor Vanoli, alcuni interventi di bonifica sono già iniziati proprio nella zona più delicata, cioè quella di Villa Literno e del litorale domizio. Però ci troviamo di fronte all'impossibilità di smaltire altrove, perché, come sottolineava il prefetto Romano, se le discariche sono ormai esaurite per i rifiuti solidi urbani ordinari, è difficile pensare dove andare a collocare quei 2 milioni di metri cubi di materiale di ogni tipo. Ecco perché l'unità di crisi ha appena stilato una proposta di soluzione del problema, che è stata presentata al prefetto e che è in corso di invio sia al presidente della regione, commissario delegato, sia a lei, presidente Scalia. In base a tale proposta, i componenti di inerti potrebbero avere sbocco in un ciclo di triturazione e reimpiego nell'industria per l'edilizia, mentre altre parti potrebbero essere separate e avviate ai processi di riciclo e riuso. Infine - questa, anche se difficile, potrebbe essere la soluzione - tutta la restante parte, quindi gli inerti, potrebbe essere impiegata nel recupero delle cave dismesse, che sono molte. A questo riguardo proprio ieri il prefetto mi ha detto che ha intenzione di chiedere un incontro con il professor Vanoli per verificare se questa ipotesi abbia modo di concretizzarsi, in quanto essa potrebbe avviare a soluzione il problema.
Per quanto riguarda l'atteggiamento delle amministrazioni, il presidente ricorderà che nel gennaio del 1998, cioè quando l'unità di crisi era partita da pochi mesi, i sindaci di quell'area sostennero che non si opponevano alla realizzazione della discarica di Villa Literno, che avrebbe dovuto servire l'impianto del CDR di Santa Maria Capua Vetere, a condizione che si iniziasse l'opera di bonifica. Dopo la mappa suddetta, l'opera di bonifica è stata completamente avviata, ma della discarica di Villa Literno non s'è fatto nulla.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Premesso che credo di non parlare solo a titolo personale, l'ipotesi di collocare i 2 milioni di metri cubi di inerti...

VINCENZO PANICO, Capo gabinetto della prefettura di Caserta. Vi sono anche siti dove sono stati rinvenuti materiali pericolosi. In


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questo caso la sinergia tra la procura della Repubblica e la prefettura ci ha consentito di trattare con procedure d'urgenza questi siti particolari. La maggior parte, però, sono effettivamente inerti che teoricamente potrebbero trovare collocazione nelle cave dismesse, per le quali il prefetto si è riservato di ipotizzare un programma d'intesa con il presidente della giunta regionale, commissario delegato.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Approfittando della presenza del vicecommissario Vanoli, esprimo tutto il mio appoggio all'ipotesi di prendere la frazione inerte opportunamente trattata. Si può anche pensare a un trituramento, considerato che sono possibili tritature più grossolane o più fini di costo molto limitato. Il problema, quindi, potrebbe avere soluzione proprio nel ripristino del massacro, che abbiamo visto con i nostri occhi, compiuto nella provincia di Caserta erodendo tutto ciò che c'era da erodere.
Nel corso di uno dei sopralluoghi effettuati dalla Commissione, ricordo che restammo negativamente colpiti da ciò che succedeva nel sistema idraulico. Volevo quindi capire se l'esperienza delle unità di crisi, che mi sembra estremamente positiva, riesca a interessarsi anche di questa situazione. Ricordo che lì abbiamo visto scarichi, evidentemente del tutto illegali, di liquami e di qualcosa di indefinibile. Tenendo conto della enorme complessità di quel sistema idrologico e di come sia difficile riuscire a metterci le mani, vorrei capire se ci sia una qualche ipotesi di lavoro dell'unità di crisi.

VINCENZO PANICO, Capo gabinetto della prefettura di Caserta. Questo è un aspetto che marginalmente è venuto a conoscenza dell'unità di crisi. Credo che sia curato direttamente dal commissario per l'emergenza.

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. L'ordinanza del febbraio 1999 poneva in capo al commissario presidente della regione Campania non solo il problema bonifiche e rifiuti ma anche quello della depurazione delle acque. Tale ordinanza prevedeva l'intervento di progettazione servendosi del braccio operativo del Ministero del tesoro per la parte relativa alle progettazioni. Abbiamo già iniziato a portare avanti una serie di interventi per quanto riguarda il ripotenziamento di alcuni impianti di sollevamento. Invece, per quanto attiene ai sei collettamenti storici, a giugno 1999 abbiamo ricevuto una proposta di project financing da una società che faceva capo a chi attualmente gestisce gli impianti. Poiché mancavano i presupposti relativamente a ciò che prevedeva la legge Merloni, che faceva riferimento alla programmazione e ai tempi, l'ultima ordinanza, conseguente a questa accelerazione, ci ha imposto uno studio di fattibilità al posto della programmazione e la deroga, ove occorra, ai termini della legge Merloni-bis. Abbiamo immediatamente avviato lo studio di fattibilità con la società, per cui credo che entro venti giorni saremo in grado di avere un quadro definito con cui accedere al project financing per i sei impianti di collettamento. Nel frattempo, per i problemi legati alla depurazione, quindi per quelli fognari delle isole e della costa, abbiamo avviato tutte le


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progettazioni esecutive. Resta ancora un problema per Ischia a causa di una conflittualità tra i suoi comuni. Per quanto riguarda Capri abbiamo portato avanti un vecchio appalto. In questo momento, in sintesi, molte progettazioni esecutive sono in atto.

NICOLA CICCHETTI, Vicepresidente della provincia di Avellino. Intervengo in quanto chiamato in causa. Mi sembra, infatti, che la provincia di Avellino venga indicata come esempio negativo della questione emergenza rifiuti. Ma sappiamo - siamo qui anche per questo - che le province, quindi non solo quella di Avellino, non hanno il decreto Ronchi per la raccolta dei rifiuti perché sono commissariate. Non so se la provincia di Avellino sia più o meno emblematica, credo comunque che il riferimento del dottor Facchi fosse politico, per cui preferisco non imboccare questa strada. Non si può però iniziare un intervento dicendo che una provincia non fa rispettare le ordinanze e poi concludere chiedendosi perché non si revochi l'ordinanza di un sindaco. O le ordinanze si fanno rispettare tutte o non si fanno rispettare. Ma il problema vero, presidente, è che noi siamo in una regione - come lei dice nella relazione allegata agli atti - che è commissariata dal 1994, che non ha ancora un piano rifiuti, che non ha ancora deciso qual è il sistema finale, che non ha ancora deciso le localizzazioni, che non ha i fondi. Soprattutto siamo una regione dove vi è, a mio avviso, uno scoordinamento tra i due commissari.
Nella provincia di Avellino, a differenza di quanto è avvenuto per la seconda discarica, nell'area indicata per la prima discarica si è verificata una forte protesta che ha richiesto l'intervento della polizia per poter iniziare i lavori. Dove si chiede di costruire discariche, che, come dice il presidente Scalia, sono in contrasto, in violazione della legislazione italiana ed europea, anche se il Presidente del Consiglio con un'ordinanza del 7 gennaio mi sembra abbia prorogato il vincolo che scattava a inizio anno, cioè quello del divieto di discariche indifferenziate, non abbiamo la certezza che si tratterà di una discarica che funzionerà per lo stretto periodo dell'emergenza, in quanto da qui a due o sei mesi avremo un impianto di CDR localizzato in un posto o un impianto definitivo localizzato in un altro posto. È questo il problema vero.
La provincia di Avellino ha chiesto, se non ricordo male in un suo deliberato del 1995, la fine dei poteri commissariali per la provincia e per la regione. Anche se come consiglio provinciale non potevamo andare in questa direzione, abbiamo sollevato il problema perché riteniamo che tutto quello che di negativo si è verificato nelle nostre zone con l'emergenza rifiuti sia dovuto a una sorta di inerzia del commissariamento. Se è vero, infatti, come dice il dottor Facchi, che la provincia di Avellino non fa rispettare le ordinanze, è altrettanto vero che le ordinanze emesse, relative alla provincia di Avellino, sono state disattese dagli stessi responsabili, quindi dai commissari e dai sub-commissari.
Non vorrei che il mio intervento apparisse solamente polemico, ma a me sembra che anche il sub-commissario alla raccolta differenziata, che in base all'ultima ordinanza del dicembre 1999 ha poteri sostitutivi, ci tenga a dire che purtroppo questa è una regione dove


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la raccolta differenziata è solo al 2 per cento, per cui il problema sarebbe diverso se si arrivasse al 20 per cento. Ci auguriamo che vengano rispettati i parametri del decreto legislativo Ronchi, ma anche in questo campo non vi è ancora, a parte alcune sperimentazioni, un programma organico. Non mi risulta, comunque, che vi siano stati interventi sostitutivi del sub-commissario, cosa che sarebbe stata possibile ai sensi dell'articolo 4, per far sì che nei comuni dove la raccolta differenziata non è partita affatto e dove neanche a livello d'informazione è stato fatto nulla vengano attivati i poteri del commissario e del sub-commissario.
Chiedo scusa per il tono polemico di questa premessa, ma in un convegno come questo, dove si devono dare delle risposte, non mi sembra che si debba andare a individuare delle responsabilità o dei colpevoli. Personalmente ritengo che il problema dei rifiuti debba essere affrontato restituendo alla regione e alle province la potestà normativa e programmatoria che esse hanno in materia, ma soprattutto assicurando che i piani, i programmi e i progetti abbiano tempi certi e finanziamenti adeguati per essere realizzati. Diversamente - qui ovviamente va anche spesa una parola per l'attività del commissariamento -, senza la certezza della possibilità di mettere in atto i piani, giusti o sbagliati che siano, condivisibili o meno per le scelte che vengono compiute, ci troveremo sempre in una situazione di precarietà.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Le osservazioni critiche sono sempre ben accette. Voglio comunque confermare che proprio ieri è stato approvato alla Camera il decreto del Governo che, tra le altre cose, proroga la possibilità di discarica per l'anno in corso. E poiché lei ha fatto riferimento anche alla mia relazione, ci tengo a ricordare che nel rilievo dei punti di criticità il prefetto Romano ci ha sovvenuto con l'individuazione di un punto specifico, quello del doppio regime di commissariamento, che lui ha visto come elemento debole, in quanto poi in qualche modo responsabile di un non raccordo tra l'azione sull'emergenza rifiuti solidi urbani e l'azione di programmazione.
Nella mia relazione noto come si debba andare a valutare, nel commissariamento, una fase pre Ronchi e una fase post Ronchi. Il difetto di scenario che lei lamentava, infatti, viene superato nel momento in cui esiste una normativa nazionale, adeguata e recepente le normative europee; che faccia da quadro per le azioni. Rispetto a ciò va anche preso atto che, pur tra mille difficoltà e mille problemi, esiste un piano dei rifiuti; esistono delle certezze, esiste un'attività della struttura del commissariamento che ha cambiato filosofia, come è stato infatti ampiamente rimarcato nella mia relazione e in altri interventi: punta sulla raccolta differenziata non soltanto come obbligo di legge ma come filosofia operativa che consenta poi di dare senso alla realizzazione di quegli impianti di combustibile derivato da rifiuti che, se non ci fosse la parte secca separata, non si capisce con che verrebbero alimentati. Di questo il vicecommissario Vanoli ci ha dato ampia documentazione, addirittura fornendo elementi, che mi sembrano verificabili, sui tempi entro i quali questi impianti andrebbero in funzione.


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Vorrei quindi dissipare queste preoccupazioni e l'idea che ci troviamo in una sorte di notte scura in cui tutti gli elementi si possono confondere perché in realtà di troviamo di fronte un piano regionale e degli interventi precisi della struttura del commissariato che, non voglio essere troppo ottimista, configurano un quadro di insieme rispetto al quale mi sembra si possa vedere l'uscita dal tunnel proprio perché gli impegni che ho sentito prendere in questo seminario fanno parte - insisto - di dichiarazioni rese dinanzi ad una Commissione parlamentare d'inchiesta e come tali non possono essere prese alla leggera.
Passiamo agli interventi.

MASSIMO MENDIA, Rappresentante dell'Unione industriali di Napoli. Vorrei manifestare la particolare sensibilità che la nuova giunta dell'Unione insediatasi all'inizio di quest'anno ha nei confronti del problema ambientale. Siamo del parere che l'ambiente, oltre ad essere un problema, sia una forte opportunità ed intendiamo diffondere tra gli associati e nella interazione con il territorio il senso di questa opportunità secondo tre principali categorie.
La prima opportunità che riteniamo venga offerta all'industria da parte delle tematiche ambientali è nell'ottica dell'impresa etica, quindi dell'impresa fortemente integrata con il territorio. Ancorché l'impresa sia di per sé un territorio ridotto, riteniamo estremamente importante che l'impresa venga percepita come facente parte, in maniera trainante e positiva, in termini di condivisione di valori, del territorio in cui essa viene innestata.
La seconda opportunità è l'occasione di rivedere i processi industriali, spesso obsoleti o quanto meno intrinsecamente necessitanti revisioni ed ammodernamenti. Ciò può essere stimolato dalle esigenze espresse dalla legislazione e dalle opportunità fiscali o contributive previste dalla legge per gli adeguamenti agli obiettivi ambientali.
La terza opportunità è quella dei nuovi business connessi all'ambiente, sia in termini di proposte di tecnologie e di soluzioni sia in termini di nuovi prodotti particolarmente destinati a soddisfare quella fascia crescente di popolazione sensibile alla tematica ambientale. A riguardo, ad esempio, come Unione industriali, parteciperemo sia con un'area espositiva sia con delle comunicazioni al SANA che si terrà a Napoli e nell'ambito del quale ci sarà un convegno di bioarchitettura che ritengo possa essere molto interessante per quel che significano nuovi prodotti e nuovi approcci per le imprese di costruzione, per le aziende dell'arredamento, per i prodotti dell'edilizia e così via.
In questo senso colgo la presenza del commissariato come un elemento di stimolo, di aggregazione e di visibilità della tematica ambientale, che sta avendo una ricaduta certamente positiva fosse anche solo - lo dico da imprenditore - nella possibilità di avere un centro decisionale di alta qualificazione e di grossa capacità organizzativa, anche in termini di tempi di risposta, finalmente localizzato a Napoli. Abbiamo una authority per le telecomunicazioni che sta dando luogo per ora ad un indotto molto piccolo sul territorio locale, mentre si era data grande importanza alla sua localizzazione;


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abbiamo un commissariato di Governo che possiamo vedere come una piccola ma molto efficace ed operativa authority nel campo ambientale che invece sta già operando dando luogo ad un indotto - si citava prima l'esempio delle gare - che è ormai già di decine di miliardi, in buona parte possibili da raccogliere come stimolo e partecipazione da parte delle imprese locali.
Ritengo questa un'esperienza positiva e non ultimo si sta creando una classe di tecnici a livello regionale ed imprenditoriale che potrà poi sostenere il discorso della normalità, partecipando questa volta a testa alta, in termini anche di tecnologie messe a punto localmente, ad affrontare il problema ambientale su scala nazionale.

NICOLA CAMPANILE, Sindaco di Villaricca. Intervengo anche come componente del comitato di indirizzo politico e controllo dell'agenzia regionale per l'ambiente da poco costituita. Questo comitato, composto tra gli altri da tre sindaci, esperti del mondo ambientalista e dagli assessori delle province, si è insediato solo da poco e sta dedicando molta attenzione alle questioni oggetto di questo dibattito.
Il mio comune mi ha costretto a farmi una cultura su questo tema in quanto fu commissariato nel 1994 proprio per l'intreccio tra politici, imprese del settore ed ecomafie. Se devo dare una valutazione sulla domanda contenuta nella relazione del presidente Scalia circa il fatto che sia o no utile il commissariamento in Campania, secondo me è stata una mezza sciagura, se togliamo di mezzo l'ultimo anno in cui abbiamo avuto effettivamente segnali incoraggianti.
È stato una sciagura perché, secondo me, si poteva limitarlo nel tempo anche perché - questa è una considerazione di parte - dal 1995 ad oggi credo ci sia stata una nuova leva di amministratori nei comuni e nelle province, di centrodestra come di centrosinistra, che hanno cercato, forse non sempre riuscendovi, di perseguire obiettivi di legalità e trasparenza in particolare in questo settore. Inoltre, secondo me, si è fatto un errore nominando commissario il presidente della regione, a prescindere adesso dal colore politico. È un po' come se la regione nominasse il sindaco di Villaricca commissario ad acta per l'abbattimento di case del suo comune per le quali i precedenti sindaci erano stati renitenti. Se il sindaco è testardo e volenteroso andrà avanti, ma se magari è lo stesso sindaco che prima era stato omissivo, si prenderà una denuncia dopo qualche anno, ma non succederà nulla.
Bisogna dare atto del grande lavoro fatto in questi ultimi mesi dal vicepresidente Vanoli e dal subcommissario Facchi, ma c'è il problema grosso che ho detto. Tra l'altro vorrei lanciare un allarme - l'ho già fatto consegnando una lettera al ministro Bianco qualche giorno fa a Napoli partecipando ad un incontro di amministratori - per la gestione politica che negli ultimi anni si è fatta anche attraverso il commissariato. Particolarmente assurda è la vicenda dei lavoratori socialmente utili da assumere per il progetto della raccolta differenziata. Credo sia davvero la sintesi del fallimento dell'impegno del commissariato per la legalità in questo settore. Abbiamo trentamila lavoratori socialmente utili, ottocento lavoratori nelle discariche che tra poco finiranno in mezzo alla strada, quando


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funzioneranno bene questi impianti; cosa facciamo? Sulla pressione della piazza, sulla pressione dei disoccupati che bruciano i cassonetti per strada, circa due anni fa è stato fatto un bando per assumere duemila lavoratori ex novo nella raccolta differenziata, tra l'altro finanziati solo per otto mesi. Il commissariato ha messo risorse per queste duemila persone solo per otto mesi. Fra otto mesi ci ritroveremo nei comuni insieme agli altri lavoratori socialmente utili a protestare e a fare ammuina, a bloccare le strade o le discariche. È una cosa davvero catastrofica, frutto di un compromesso politico-consociativo fra le precedenti gestioni, l'impegno del precedente commissario Rastrelli e forse anche della situazione politica attuale. Non è un caso che il via a questo bando è stato dato proprio nel momento in cui l'attuale amministrazione regionale della Campania era in crisi con il voto sul bilancio. A mio avviso è stato il frutto di un compromesso politico fra il presidente Losco e le opposizioni che quando hanno fatto partire questo bando erano maggioranza; bando che ci metterà letteralmente in ginocchio.
Tra l'altro denuncio, come ho già fatto al ministro Bianco e in tante occasioni, ma tanto nessuno mi sente, che i bandi sono stati fatti male, per favorire i facinorosi che hanno occupato le piazze. Nel mio comune e nei sette comuni intorno a Villaricca (Mugnano, Marano, Qualiano, Calvizzano, Giugliano, eccetera) non è stata data pubblicità ai bandi, anche perché oltre ad avere il commissariamento regionale per l'emergenza rifiuti abbiamo anche il consorzio obbligatorio tra i comuni commissariato da cinque anni in maniera assurda, incomprensibile; abbiamo un commissario per i sette comuni che gestiscono anche la discarica di Giugliano; il motivo politico può anche essere chiaro perché se chiude quella discarica Napoli si trova sommersa dai rifiuti, ma è una situazione offensiva ed insostenibile. Sono anni che chiedo la convocazione dell'assemblea del consorzio Napoli 1, attualmente gestito dal commissario Giacomo Gerlini, sindaco di Giugliano. Sono sicuro - è una scommessa - che avremo l'insediamento del consiglio di amministrazione quando la discarica sarà completamente chiusa ed esaurita, per lasciare questa patata bollente nelle mani di qualche sindaco. È una cosa veramente grave.
Per quanto riguarda la presenza della criminalità organizzata all'interno di questo business, posso portare la mia esperienza: in tre anni ho cambiato sette ditte per il servizio. Quattro le ho dovute cacciare perché avevano un certificato antimafia negativo. Sono diventato famoso per aver costretto la ditta che ha vinto l'ultimo appalto sei mesi fa a fare il sorteggio degli operatori ecologici perché, sapendo che nel capitolato erano previste nuove assunzioni, si erano già presentati i protetti dai camorristi presso la ditta per prendere servizio. È una situazione davvero drammatica. Anche il prefetto Romano nella sua relazione a settembre ha detto che il 90 per cento delle ditte per cui si chiede il certificato antimafia ha problemi. Forse invece di commissariare i comuni, sarebbe interessante un intervento dello Stato come imprenditore anche in questo settore, insieme alle poche imprese buone che ci sono. Qualche segnale si sta vedendo, qualche grande gruppo nazionale si sta buttando nel business dei rifiuti. Non voglio fare pubblicità ma mi sembra che ci siano alcune ditte serie, di rilievo nazionale ed oltre, che stanno cominciando ad


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investire nel settore. Abbiamo il coraggio forse nel sud in questo momento di fare anche investimenti vecchia maniera, non dico nazionalizzando il settore ma comunque togliendolo dai privati; ecco che al 90 per cento, come dice il prefetto, sono controllati più o meno dalla camorra.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. La ringrazio. Lei ha segnalato molti problemi e ha dato molte informazioni interessanti. Voglio solo ricordare che la scelta della figura del presidente della giunta regionale come commissario di Governo risponde ad un'ottica leggermente diversa da quella che lei esemplificava con il caso del sindaco che abbia atteggiamenti omissivi. L'istituto del commissariamento è una deroga molto forte ai fondamentali principi di autonomia riconosciuti dalla Costituzione e quindi fin da quando, ormai sono più di dieci anni, si iniziò questa esperienza, sembrò che il vulnus fosse minore se il potere di commissario veniva conferito ad una autorità scelta dagli elettori, in questo puntando sui due elementi che ho ricordato nella relazione e cioè tempestività ed efficacia. Siccome le procedure a disposizione del commissario di Governo possono fruire di tempi molto più brevi e si può agire in deroga sotto diversi profili, si considera valida, fino a prova contraria, la scelta fatta dagli elettori. Poi la realtà, non soltanto in Campania, non sempre è andata così ed è questo il motivo per cui stiamo svolgendo un'indagine conoscitiva sul commissariamento.

ANACLETO BUSÀ, Consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Vorrei porre due domande, una al direttore dell'ARPA, dottor Tosi (in questo momento è assente, ma credo che potrà eventualmente rispondere il dottor De Cecco) ed un'altra al vicecommissario delegato per l'emergenza, professor Vanoli.
Inizio con il professor Vanoli. Lei parlava prima di un quantitativo di un milione e duecentomila tonnellate di rifiuti industriali per la Campania; è questo un dato per me veramente nuovo, considerato che il totale dei rifiuti industriali pericolosi ammonterebbe a cinque milioni e il dato è, secondo me, molto in difetto. Assunto però che questo dato sia vero, le chiedo: quali sono i dati di partenza che avete considerato, MUD o ricerche specifiche sull'argomento? Se vi siete riferiti ai MUD il dato è sicuramente fallace perché sappiamo tutti quale è stato il sostanziale fallimento di questo strumento.
Nel considerare questo quantitativo di materiali, da sottoporre poi eventualmente a trattamenti, avete considerato i flussi industriali in ingresso nella regione Campania o quelli autoctoni, prodotti dalla stessa regione? Se questi sono prodotti della stessa regione, quali sono all'interno i flussi industriali più rappresentativi da sottoporre poi a trattamento? Questo ovviamente significa conoscere bene la situazione della regione per quanto riguarda le singole tipologie di rifiuti prodotti.
In questo bilancio che avete fatto di rifiuti da sottoporre a questo trattamento, avete anche considerato tutta quella che è la sfera dell'illecito, cioè degli interramenti di rifiuti di origine extraregionale (alludo ad esempio ai fumi o alle polveri di acciaieria, eccetera, o più


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in generale ai residui delle acciaierie che sono poi quelli - mi si consenta il termine - più tosti da trattare)? Tutto questo è stato considerato nel dato di un milione e duecentomila tonnellate oppure si tratta di elementi da aggiungere alla vostra stima?
Per quanto riguarda i trattamenti a freddo lei citava che esiste già una serie di metodologie disponibili nell'ambito dell'accordo che avete fatto con il Ministero: gradirei sapere di quali tecnologie si tratta, sia a freddo che a caldo.
All'Enea vorrei chiedere se nell'ambito del piano delle bonifiche che avete consegnato questa mattina alla Commissione per quanto riguarda le discariche sia stato considerata una priorità ai sensi del decreto del maggio 1989. Intendo dire: siccome la Campania finora non mi risulta che abbia fatto il censimento ai sensi del DM del maggio 1989, l'unica cosa che c'è di certo in Campania sono i siti nazionali avocati a sé dal Ministero dell'ambiente, i siti della riviera domiziana perché di importanza nazionale e quindi finanziati con la legge 286 del 1998. Questo censimento è stato fatto?
Se non è stato fatto come si fa a dare una priorità di intervento, visto che la priorità significa destinare risorse economiche notevoli? Vorrei capire se la gradualità degli interventi è a valle di un censimento che esiste oppure, se il censimento non c'è, capire come è stata fatta questa priorità.

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. Il dato di un milione e duecento mila tonnellate fa riferimento a quanto previsto dal piano regionale di smaltimento dei rifiuti fatto dal commissario di Governo nel 1997. Questo dato su cui si basa una analisi iniziale non esaustiva, non viene ritenuto soddisfacente perché nell'accordo di programma è fatto carico agli industriali dell'area napoletana di rifare il censimento per dare risposte a quanto lei stesso ha ora sottolineato, quindi il dato di partenza, che credo sia MUD, fatto dal vecchio commissario e poi tramandato. Ho riportato un dato che oggi viene riaccertato perché, come ho detto, nell'accordo di programma c'è questa fascia che prevede l'indagine sui flussi, non solo quelli prodotti all'interno ma anche quelli provenienti dall'esterno, come lei ha giustamente rilevato.
Il progetto esecutivo, per quel che riguarda la piattaforma per industriali, deve ancora pervenire (la piattaforma a freddo che tratta le prime duecento mila tonnellate annue di rifiuti); questo, come ho già riferito precedentemente, non è esaustivo ed il discorso generale che verrà fuori da questo bilanciamento avrà un suo vaglio da parte della commissione tecnico-scientifica dell'accordo di programma, di cui faccio parte, ma di cui non ho ancora avuto il progetto esecutivo; la commissione valuterà tutte le situazioni prima di portarle al VIA per l'impatto ambientale generale.
Per quanto riguarda la piattaforma a caldo, è un inceneritore simile a quello che l'ENEA ha messo a Matera. Noi stiamo tentando di prenderlo e portarlo nell'avellinese per risolvere i problemi di quella zona perché è un impianto da 80 tonnellate al giorno; poiché i consorzi di bacino Avellino uno ed Avellino due trattano in totale circa 250 tonnellate al giorno, pensando che la partenza della raccolta differenziata risolva nell'ambito di 6 o 7 mesi per lo meno


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il 20 per cento di questo problema, si risolve in questo modo a metà un problema di contingenza in attesa che vada in funzione l'impianto di CDR. È simile all'impianto che l'ENEA ha fatto a Matera, che vuole essere utilizzato in Calabria e che noi cerchiamo di portare nell'avellinese. Questo quadro mi consente di rispondere anche al vicepresidente Cicchetti sul problema dei tempi.
L'ingegner Maselli, con il quale siamo in continuo contatto, sa bene quali sono le vicende e credo che anche lei le conosca perfettamente. Eravamo pronti a partire con l'impianto di Pianodardine il 15 dicembre, ma con il parere VIA positivo abbiamo avuto dei problemi sulla località Santorelli tanto è vero che abbiamo perso tre mesi. Questa è la realtà della situazione, quindi quando si chiedono tempi certi al commissariato, questi decorrono da quando il sito diventa effettivamente disponibile, perché Salsa Irpina non andava bene e il VIA non ha detto di non fare l'impianto a Salsa Irpina; noi però abbiamo aspettato l'ordinanza che ci consentisse di cambiare il sito, il 21 dicembre potevamo quindi cambiare il sito perché era uscita l'ordinanza, ma la nuova località ci è stata tolta da sotto; il progetto era già stato fatto, quindi tempo perso e spese già fatte e abbiamo fatto l'ultimo progetto sulla località Asi nella zona Pianodardine. Il problema quindi non va ricercato solo nelle risposte del commissariato che, se mi consente, è stato non solo celere ma addirittura mostruoso nella velocità, quanto nel fatto che si sono verificate vicende locali - giustissime, io non entro nel merito - che hanno ritardato il processo. Se riusciamo a cominciare l'impianto tra un mese (dico riusciamo perché siamo pronti, il progetto esecutivo è pronto, siamo pronti con il decreto di occupazione delle aree; entro quindici giorni iniziamo i lavori a Pianodardine) tempo sette mesi l'impianto sarà pronto. Il problema è sapere cosa succede da adesso a quindici giorni nella località Pianodardine.
Per quanto riguarda l'altra domanda, noi non abbiamo fatto priorità, abbiamo fatto il censimento dell'intero agro flegreo-aversano. Abbiamo fatto una riunione con tutti i sindaci della zona; in quell'occasione ci sono stati dei problemi, ma ora la perimetrazione è stata completata ed i siti sono stati individuati, anche con fotografie. Il rapporto è ampio ma priorità non ne sono state ancora date, però il censimento per l'agro flegreo-aversano è praticamente terminato.

ANACLETO BUSÀ, Consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Le metodologie di trattamento a freddo?

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. Le metodologie di trattamento a freddo che fanno riferimento alla piattaforma per industriali stanno pervenendo in questo momento alla struttura; ho detto prima che deve valutare la struttura perché il progetto esecutivo deve ancora pervenire. Nell'accordo di programma una parte se la sono presa gli industriali, compreso il censimento cui lei ha fatto giustamente riferimento, un'altra parte è il commissariato che fa il controllo di questa operazione.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Prima del completamento delle risposte, a carico in questo


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caso del dottor De Cecco, voglio segnalare alla struttura del commissariato due aspetti. Uno deriva dall'esperienza della Commissione che peraltro ha disposto già da tempo un'indagine su quella particolare parte dei rifiuti speciali che sono i pericolosi, che sono ovviamente quelli di maggiore preoccupazione. Già in quella sede abbiamo visto, avendo poi conferme nelle audizioni, che il MUD non dico sia fallito ma si è rivelato uno strumento inidoneo a fotografare l'esistente, anche per il motivo fondamentale che, a parte i tempi, le risposte arrivano solo nel 50 per cento. È ovvio che questo 50 per cento di risposte non configura il 50 per cento del tonnellaggio perché presumibilmente tutte le industrie maggiormente produttrici di rifiuti speciali rispondono. Indubbiamente abbiamo di fronte un dato poco attendibile rispetto al quale mi permetto di suggerire al commissariato la stessa cosa che ha fatto la regione Toscana, cioè un'indagine di campo per riuscire a valutare, magari in accordo e sinergia con l'unione industriali, quanti rifiuti speciali si producono davvero in questa regione, ovviamente con particolare attenzione, soprattutto in un'area come quella napoletana che è a rischio di incidente rilevante per vari motivi, ai quantitativi dei rifiuti pericolosi.
Sentivo poi questa storia dell'inceneritore che pro tempore da Matera dovrebbe arrivare per bruciare, se non ho capito male il tal quale.

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. No, l'autorizzazione data dal prefetto era condizionata da parte del Ministero dell'ambiente al fatto che la parte degli ingombranti fosse ridotta del 50 per cento.
Anche per quanto riguarda il riferimento ai lavoratori socialmente utili, siamo di fronte ad una scommessa: o la raccolta differenziata in otto mesi sarà partita ed avrà raggiunto non dico il 35 per cento ma un 20-25 per cento e allora i lavoratori potranno essere utilizzati per la raccolta differenziata. Gli otto mesi erano quindi un arco temporale. A parte la pubblicità cui lei ha fatto riferimento e che io non ho seguito nel particolare, quindi debbo attenermi a quello che lei dice, è chiaro che è una scommessa; gli otto mesi di finanziamento sono legati ai tempi della raccolta differenziata, tanto è vero che alcuni consorzi che erano già partiti con la raccolta differenziata si chiedevano cosa dovessero fare di questi lavoratori. Questo era il problema fondamentale.
Aver infrastrutturato con 110 miliardi le isole ecologiche, gli impianti di compostaggio e tutto quello che è in questo momento in atto serve a trovare anche una collocazione adatta a questi lavoratori.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. È già qualcosa che questo inceneritore debba provvedere solo alla frazione secca, ma francamente mi resta oscuro ed anzi professo il mio più completo disaccordo su un'operazione che mi sembra estremamente costosa. Inoltre non ho capito se sia un inceneritore mobile...

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. Sì è mobile.


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MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Perché allora far venire un inceneritore mobile da Matera con costi che debbo supporre sicuramente molto più elevati rispetto alla soluzione più banale che mi viene in mente e credo corretta ed utilizzabile, seppure ovviamente del tutto provvisoria, di far bruciare questa frazione in loco? In Campania, vicino ad Avellino, ci sono infatti infiniti cementifici e le caratteristiche di combustione dell'alto forno di un cementificio sono di gran lunga più garantiste rispetto ai problemi ambientali e sanitari che non un inceneritore dedicato. Questo dato appartiene all'esperienza tecnica della Commissione. Rimane quindi per me un grosso punto interrogativo perché si debba fare un'operazione di questo tipo, costosa ed inadeguata, quando in termini meno costosi e forse più adeguati si potrebbe provvedere in modo diverso e forse anche più rapido allo smaltimento di questi rifiuti.

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. Il problema è ovviamente complesso. Ho già fatto riferimento a tre riunioni che abbiamo avuto al Ministero dell'interno. In quelle occasioni le idee erano svariate. La prima era il mutuo soccorso, che significava prendere i rifiuti di Avellino e mandarli nelle altre province. Un'operazione del genere ha già avuto dei rigurgiti per quel che riguarda la zona del beneventano; abbiamo avuto una riunione proprio l'altro giorno e al momento, per quel che riguarda lo stoccato, si riesce a portare qualche camion da qualche parte ma non si risolve certo il problema. Altra alternativa era quella di ricorrere al cementificio, ma questo, per quello che è l'accordo che stiamo facendo con la Cementir, voleva il CDR, che non è quello che viene fuori dalla raccolta differenziata; il problema quindi è lavorare in questi nove mesi. Altra alternativa è andare, ad esempio, all'inceneritore di Imola, con i relativi costi. Altra ipotesi ancora era quella di Melfi, che però non funziona perché lavora sul CDR e non sul tal quale; ce n'è uno a tamburo rotante che lavora i rifiuti solidi speciali, ma non è ancora in funzione; entrerà in funzione tra quaranta giorni.
Allora, insieme al Ministero dell'ambiente si sono valutati anche i costi. Si è visto che questo corrispondeva ad un costo di smaltimento di circa 160-170 lire al chilogrammo, comprese le spese di trasferimento perché non c'era il costo di investimento nell'inceneritore. Ora sappiamo che le richieste di questo inceneritore mobile sono molteplici; lo vuole Cosenza, la Sicilia è un po' tutti quanti. Una delle possibilità considerate è stata questa, ma ancora non l'abbiamo varata definitivamente. Rispetto però a tutto quello che era stato detto, per poter colmare l'arco di tempo fra la fine delle discariche e l'inizio del CDR, se reputiamo che entro nove mesi sarà pronto l'impianto per il CDR, i costi-benefici di questa operazione sono sicuramente inferiori a tutto quello che si era messo sul terreno. Per quel che riguarda il cementificio, questo vuole il CDR, non il tal quale.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Mi permetto di insistere. Ho parlato non casualmente di frazione secca. Mi risulta del tutto oscuro che il cementificio pretenda


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il CDR. Allora, visto che abbiamo avuto sempre un rapporto di forte collaborazione con le strutture del commissariamento, ci riserviamo di far pervenire, perché possa essere utilizzata, una relazione tecnica da parte della Commissione con una valutazione dei costi ed anche di fattibilità tecnica di questa ipotesi. Poi se i cementifici opporranno motivazioni del tutto plausibili ma del tutto private all'operazione, sarà un discorso; francamente a prima vista non vedo nessun impedimento sul piano tecnico.

RAFFAELE VANOLI, Vicecommissario delegato per l'emergenza. Neanch'io lo vedo. Il problema è renderlo operativo in questo arco di tempo. Il primo problema è prendere il rifiuto e portarlo fuori provincia; questo crea sicuramente un impatto sul territorio. Per lavorare con i cementifici, l'autorizzazione per quanto riguarda il commissariato ovviamente non si pone, per cui se si supera il discorso CDR-cementificio siamo pronti a portarlo avanti.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Cercheremo di dare un contributo in questa direzione.

CLAUDIO DE CECCO, Funzionario dell'Enea, dipartimento ambiente. Non sono in grado di rispondere alla domanda per un motivo molto semplice: nell'attività di risanamento l'Enea non ha alcun ruolo di programmazione, interviene in base alle ordinanze della Presidenza del Consiglio dei ministri soltanto per dare attuazione agli interventi, diciamo quindi che si pone a valle di decisioni prese da altri. Come opera preventiva, partecipa soltanto all'attività di caratterizzazione del sito ai fini della progettazione ed in alcuni casi alle commissioni del Ministero dell'ambiente per l'istruttoria tecnica dei progetti di risanamento dei siti di interesse nazionale.

ANACLETO BUSÀ, Consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Infatti la domanda era rivolta al dottor Tosi, che era però momentaneamente assente ed al quale quindi mi permetto di ripeterla.
L'ARPA ha la funzione di effettuare censimenti sul territorio. Si chiedeva se la regione Campania abbia fatto il censimento ai sensi del DM del maggio 1989. Se è stato fatto ci dovrebbe essere una priorità di intervento a breve e medio termine sulle operazioni di bonifica. Ove questo non sia stato fatto bisognerebbe capire come le priorità che sono in essere (alludo alla 426 del 1998) si sposano con gli eventuali siti che ad un'indagine potrebbero risultare ancora più pericolosi nel senso di meritare forse un intervento prioritario addirittura rispetto a quello sulla riviera domiziana.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Forse è bene separare le questioni perché le bonifiche relative al litorale domizio-flegreo, come quelle relative all'agro aversano, derivano da una legge nazionale che fra i 15 siti di rilevanza nazionale per le bonifiche ne ha individuati due - mi si consenta la battuta - da monnezza, uno è la famosa discarica di Pitelli a La Spezia e l'altro rappresentato appunto da queste due


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localizzazioni nella provincia di Caserta al confine con quella di Napoli; questo anche per la «pubblicità» che la Commissione d'inchiesta ha fatto di queste situazioni, parlando addirittura - lo ricordavo nella relazione - della esigenza di un risarcimento ambientale per le aree che sono state devastate. Quindi la disciplina dei siti nazionali è diversa e le priorità sono ovviamente di pertinenza delle valutazioni che il Ministero dell'ambiente farà con l'unità di crisi di Caserta e con le autorità rappresentative dei poteri locali e territoriali. Diverso è il ragionamento sul complesso delle bonifiche nella regione campana. Resta la domanda posta dal dottor Busà per gli aspetti applicativi, probabilmente anche dell'articolo 17 del decreto legislativo, cioè quale sia l'iniziativa regionale in ordine alle bonifiche e quali i criteri di priorità ex decreto ministeriale già citato.

ANTONIO TOSI, Direttore dell'ARPA della Campania. Non a caso nel mio breve intervento iniziale ho parlato dello stato attuale dell'ambiente in Campania perché indubbiamente il problema dei rifiuti andava visto in un contesto complessivo per far sì che poi materialmente gli enti decisori debbano adottare i provvedimenti necessari. Ci siamo quindi avvalsi di quello che era in campo; ci siamo rapportati ai vari commissariati, compreso quello del prefetto Romano, ed abbiamo ricevuto i dati che erano disponibili. L'ANPA nata prima di noi faceva da supporto al commissariato per quel che riguardava il censimento per l'area casertana, agro-aversana, eccetera. Queste attività all'epoca erano in corso, non dico che fossero gli inizi, ma erano i primi mesi.
Per tutto il resto il ruolo dell'agenzia è quello del monitoraggio della situazione, non certamente quello della bonifica, cioè quello di arrivare a mettere in campo tutte le condizioni necessarie perché si possano poi fare...

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Mi scusi, ma la domanda posta è esattamente a questo livello. Certo che le bonifiche non competono all'ARPA. Il monitoraggio delle aree da bonificare si può invece prevedere come competenza dell'ARPA. Questo era il punto.

ANTONIO TOSI, Direttore dell'ARPA della Campania. Sì, non c'è dubbio. Prima il professor Vanoli diceva che il commissario di Governo ha deliberato questa convenzione con noi per il graduale trasferimento di quelle che sono le competenze dell'agenzia che attualmente e in via emergenziale sono state presidiate dal commissariato; quindi riceveremo tutte queste esperienze. Dal momento che l'agenzia è nata solo da qualche mese dal punto di vista operativo, dobbiamo vedere sul campo quello che c'è e prevedere questo monitoraggio complessivo, che certamente ad oggi non è esaustivo e sicuramente ha previsto soltanto gli aspetti più clamorosi, tanto è vero che credo che il dottor Ceglie nella sua relazione sicuramente dirà della situazione drammatica con cui ha dovuto impattare per tutti i siti ancorché non censiti ma individuati con altri sistemi di cui è riuscito a dotarsi per individuarli. Le dico di più: soltanto di recente ho appreso della nuova legge del novembre scorso per la quale anche


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le associazioni ambientaliste possono essere i soggetti che portano avanti la richiesta del danno ambientale che si viene a determinare sul territorio per queste discariche e quant'altro, ma noi, pur non essendo operativi da questo punto di vista, abbiamo già delle richieste di verificare tante situazioni che non sono conosciute, né dal commissariato né dall'ANPA, né da altri soggetti se non da quelli che materialmente si trovano a contatto con queste realtà e ne fanno comunicazione, ad esempio, ai comuni che ci chiedono un supporto.
L'indagine quindi è abbastanza complessa e soprattutto ha bisogno di fondi, per cui con molta onestà debbo dire che mi auguro che le provviste che l'agenzia riuscirà a fare anche attraverso Agenda 2000 siano in grado di rispondere in maniera compiuta, perché quello che vogliamo fare è di mettere a disposizione tutti i dati possibili ed immaginabili, ovviamente a cominciare da quelli sui rifiuti considerato il livello della relativa emergenza, perché questo possa consentire il prosieguo di questo cammino.
Certamente l'ottica è complessiva e non può essere mirata, perché i monitoraggi da fare sono tantissimi, però la pianificazione del territorio deve essere a 360 gradi. Occorre tenere conto dei vari decreti Ronchi e delle norme riguardanti le fogne, la depurazione, eccetera, per non parlare degli aspetti sanitari di cui non ho competenza ma che non si possono ignorare. Bisogna capire cosa c'è sul territorio per immaginare il ruolo di chi si interessa delle patologie a valle dei siti inquinati. Si tratta di un problema molto grave ed io spero, da questo punto di vista di poter presidiare perché la legge prevede, a supporto delle province, della regione e dei comuni, oltre una trentina di funzioni diverse per i rifiuti e tutte le indagini tecniche che devono essere effettuate e sono utili anche per l'applicazione delle tariffe. Ciò significa che l'agenzia si deve porre da un lato come controllore e dall'altro a supporto dell'ENEA e degli altri enti tecnico-scientifici presenti a livello nazionale come soggetto che deve mettere in campo una progettualità che consenta di procedere alle bonifiche e ad altro. Questa è una strada che sicuramente perseguiremo. L'obiettivo ci è molto chiaro, ma purtroppo dare oggi delle risposte è un po' complicato.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Lei ci ha detto che l'ARPA è stata istituita di fatto da pochi mesi. Fa piacere sentire quali ne sono gli obiettivi, peraltro comuni a tutte le ARPA italiane, ma ritengo che non possa rispondere al quesito che le è stato posto perché l'agenzia deve prima cominciare a funzionare a pieno regime.

GENNARO VOLPICELLI, Professore ordinario di impianti chimici nella facoltà di ingegneria di Napoli. Desidero portare un piccolo contributo sulla questione dello smaltimento dei rifiuti tramite cementerie. Interverrò quindi come docente universitario anche se sono qui presente in virtù di un altro ruolo che ricopro.
Ritengo che il sistema di smaltimento dei rifiuti solidi attraverso i forni da cemento sia il migliore, tant'è che già da tempo l'ho proposto. Il problema non è tanto sul versante ecologico quanto su quello produttivo, perché tale sistema richiede una fase transitoria di


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messa a punto dei forni in termini di pezzatura e composizione del rifiuto affinché il ciclo produttivo venga ottimizzato e soprattutto non venga modificato il prodotto da ottenere. L'industria quindi richiede che il rifiuto sia ben caratterizzato - e da qui proviene la richiesta di CDR - e che vi sia nel tempo una continuità sufficientemente estesa in modo da consentire che gli investimenti siano ammortizzati.
Un'ulteriore difficoltà è costituita dall'accettazione da parte del territorio. Su questo versante ci si deve impegnare perché accade che emergano pesanti conflittualità locali in considerazione di ciò che questo tipo di industria può produrre in termini di alterazione del territorio (ho sentito parlare di ciò che accade per la questione cave in provincia di Caserta). Il passaggio dai combustibili tradizionali a quelli provenienti dai rifiuti può comportare un'ulteriore remora di tipo psicologico.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Ringrazio tutti gli intervenuti.

Quarta Sessione: I risvolti criminali dell'emergenza.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Sul tema della quarta sessione «I risvolti criminali dell'emergenza», interverranno il dottor Donato Ceglie, sostituto procuratore presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere e il dottor Giovanni Russo, sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, nonché gli altri protagonisti della tavola rotonda.

GIOVANNI RUSSO, Sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli. Ringrazio l'onorevole Scalia e la Commissione per aver ritenuto di invitare il procuratore della Repubblica, Cordova, per delega del quale io parlo, per contribuire ai lavori di questo seminario. Naturalmente, attesa la sua natura pubblica e tenuto conto dei limiti di tempo, offrirò una panoramica delle riflessioni a cui è giunta la procura della Repubblica di Napoli all'esito di un decennio di attività che hanno coinvolto la problematica di cui ci occupiamo.
È dai primi anni novanta che ci siamo imbattuti nel fenomeno che poi abbiamo definito come «ecomafie» in via indiretta, perché, sotto l'influsso della dottrina imperante in altre culture giuridiche (anglosassone e statunitense in particolare), abbiamo provato un esercizio di tipo logico che ci potesse essere d'aiuto nelle indagini, applicando i dettami della teoria che negli Stati Uniti viene definita law and economics, abbiamo cioè provato a verificare i fenomeni criminali dal punto di vista dell'impatto nel mondo economico. Il materiale che avevamo a disposizione era costituito dalle organizzazioni criminali della camorra. Se da un lato abbiamo provato ad immaginare una sorta di valutazione di tipo economico dell'impresa camorra, dall'altro abbiamo compreso che l'impresa camorristica, che poneva tra i suoi fini il profitto conseguito attraverso metodi delinquenziali, aveva in comune con le ordinarie imprese del settore economico il fine di


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conseguire dei profitti. Nella prosecuzione di questo tipo di analisi abbiamo verificato che quella che potevamo definire «criminalità economica» - questa impostazione ha avuto un certo seguito anche in altri uffici giudiziari - in realtà impediva di intravedere un aspetto altrettanto importante del medesimo fenomeno e cioè che ci trovavamo di fronte non a manifestazioni di criminalità economica ma ad una vera e propria economia criminale.
Sempre sotto la spinta delle investigazioni ad ampio spettro che facevamo, ci siamo imbattuti in delle tipologie particolarmente preferite da questo tipo di delinquenza. L'esempio che storicamente ha avuto una sua profondità nel corso degli anni e uno spessore nell'intero paese è quello delle frodi comunitarie, nell'ambito delle quali si inserisce l'interesse dell'economia criminale, con le conseguenze che conosciamo anche sotto i profili internazionali e comunitari (sappiamo tutti che le frodi comunitarie sono innanzitutto un danno al bilancio dell'Unione europea). Ci siamo domandati perché la criminalità si inserisca nel circuito delle fraudolenze e captazioni delle sovvenzioni comunitarie: la risposta è che essa indirizza la propria attività verso zone franche o nelle quali è più difficile l'intervento di controllo, sanzionatorio o giudiziario. Questa è esattamente la ragione per la quale, nell'ambito dell'economia criminale, le organizzazioni camorristiche e più in generale della 'ndrangheta e di tipo mafioso, sono altrettanto interessate al settore del ciclo dei rifiuti. Si tratta di un settore ad altissima concentrazione di profitti e caratterizzato da una ridottissima possibilità di far emergere il reato.
Le nostre indagini si sono svolte nell'ambito delle normative vigenti, in base alle quali abbiamo l'obbligatorietà dell'azione penale e siamo stretti entro certi vincoli procedurali e quindi possiamo consegnare soltanto alle riflessioni certe valutazioni di più ampio respiro e possiamo affidare alla Commissione parlamentare, che non da poco costituisce per la giurisprudenza e per tutti gli operatori del diritto un punto di riferimento e di stimolo in questo settore, alcuni spunti che ci derivano dall'esperienza complessiva nella lotta a questi fenomeni di economia criminale.
Pochi giorni fa ho letto l'ultimo rapporto redatto dalla task force finanziaria dell'OCSE 1999-2000 sul riciclaggio. Accanto ad una serie di fenomeni innovativi, è stato colto un nodo centrale nella materia e cioè la vera e propria costituzione di agenzie di assistenza alle società attraverso le quali passano i flussi destinati al money laundring. Ebbene noi, anche nel fenomeno del ciclo dei rifiuti, assistiamo con preoccupazione all'individuazione di agenzie criminali di assistenza alle imprese.
Mi allontano da questo punto - sul quale tornerò a breve - per chiarire il concetto. Le indagini di tipo mafioso con riferimento a questo settore hanno evidenziato che la pericolosità del reato posto in essere travalica il dato strettamente legato alla tutela dell'ambiente, perché pone in contatto il mondo delle imprese, che hanno un oggettivo bisogno di provvedere alla destinazione dei rifiuti dei loro cicli produttivi, con questi soggetti criminali che si offrono al mondo dell'imprenditoria legale come risolutori a costi più ridotti rispetto a


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quelli ufficiali di problemi altrimenti irrisolvibili. Da questo contatto nascono i problemi di interferenza e di inquinamento del tessuto economico legale ad opera della criminalità.
Dalle nostre investigazioni è emerso che non è vero che i flussi di rifiuti possono racchiudersi soltanto nella dorsale nord-sud. Il fenomeno dei trasporti è assai più variegato così come le allocazioni delle destinazioni per l'abusivo stoccaggio e smaltimento. Il meccanismo complesso - ma neanche tanto - del girobolla, che consente di trasformare soltanto cartolarmente i rifiuti tossici e nocivi addirittura in residui riutilizzabili, poi riutilizzati effettivamente, non combacia col panorama di conoscenze finora offerto. Perché credete che in quest'epoca di globalizzazione e di eliminazione delle frontiere anche fisiche all'interno di una parte significativa dei paesi dell'Unione europea questo fenomeno non conosce ancora grossi casi di esportazioni di sostanze al di fuori del nostro paese? La risposta sta ancora una volta nella convenienza per questo tipo di criminalità di operare nel nostro paese per la lacunosità dei controlli, per l'insufficienza del quadro normativo sanzionatorio.
Ho tenuto una serie di relazioni in uno dei paesi dell'Europa orientale nell'ambito di un trattato di assistenza giudiziaria tra gli Stati Uniti e i paesi dell'ex blocco comunista ed in questa occasione ho avuto modo di parlare con il viceprocuratore di New York e con i magistrati della Slovacchia, destinatari delle nostre riflessioni, che erano atterriti per il fatto che eventuali modifiche legislative, in campi come quello dei rifiuti e della tutela ambientale in generale, per adeguare la normativa ai diversi regimi giuridici dell'Europa occidentale avrebbero potuto portare come conseguenza un travaso dei flussi criminali allettati da un sistema sanzionatorio che avesse abbassato le barriere.
Vi sono diversi filoni in cui intervenire, tra i quali quelli di tipo sovranazionale sono affidati alla competenza del legislatore che si avvale delle esperienze che derivano anche dalle attività giudiziarie.
Concludo con tre riflessioni sugli aspetti operativi. Mi rendo conto del fatto che l'esperienza degli Stati Uniti non è immediatamente applicabile al nostro paese. Non è pensabile nel nostro paese l'utilizzo di sistemi di telerilevamento satellitare, che scandiscono a distanza di un'ora le aree e sono in grado di rilevare la natura del materiale sversato, neppure ipotizzando di farne ricadere il costo sulle imprese, perché ne deriverebbero aggravi inaccettabili. Però, credo che qualche sforzo in questo senso possa essere fatto e mi riferisco anche a qualcosa di più banale come vietare il trasporto di rifiuti di qualunque genere se non previa identificazione imponendo, ad esempio, le big bags o altri contenitori a seconda della consistenza del rifiuto, in modo da poter risalire alla provenienza, attraverso l'intero ciclo del trasporto. Penso anche all'utilizzazione dell'informatica: vi sono programmi che costano meno di 100 mila lire che consentirebbero, se collegati con un centro operativo unico, di sostituire o affiancare il sistema delle bolle ecologiche. Quanto costerebbe alle imprese già dotate di un sistema informatico e di una connessione ad Internet inviare un impulso ad un centro di controllo? Questo impulso dovrebbe ricevere un conforto dall'impulso di ricezione all'esito del viaggio da parte del centro di stoccaggio o di inertizzazione


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o della discarica. Ciò consentirebbe agli organi deputati non di effettuare un controllo casuale, ma di intervenire sapendo che in quel momento un determinato carico, composto da un tipo di prodotto, è in cammino verso una specifica destinazione.
Al di là di una doverosa autocritica per il fatto che non è molto diffusa la sensibilità per questo tipo di temi, desidero sottolineare che il collega Ceglie è noto per la sua particolare competenza, ma è un'eccezione, e comunque non credo che il suo modello sia esportabile, perché non credo al pubblico ministero superspecializzato. Occorre invece fare leva sulle forze investigative e sulla loro specializzazione. Non me ne vogliano la Guardia di finanza, la Polizia di Stato e il Corpo forestale, ma vorrei spendere alcune parole di approvazione per il NOE, il gruppo specializzato dei Carabinieri e vorrei invitare ad una riflessione. Se riteniamo che il NOE debba continuare ad occuparsi anche dello sversamento abusivo del vicino di casa, piuttosto che della discarica del comune di Roccacannuccia, otterremo un organo specializzato, dotato di competenze uniche in campo nazionale che offre un servizio capillare. Però offrendo a chi combatte questi macrofenomeni una forza di polizia in possesso di capacità tecniche in grado, per numero e per ridefinizione dei compiti, di lottare contro l'ecomafia, una piovra difficile da combattere, faremo un passo avanti.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta.. La ringrazio, dottor Russo, anche per i suggerimenti stimolanti che ha dato nel suo intervento.
Io credo, anche dall'osservatorio della Commissione, che le forze addette al contrasto si stiano attrezzando in senso interdisciplinare, ciò che serve per colpire il tipo di reati ambientali che abbiamo in mente. Il NOE è più noto da questo punto di vista, però la Guardia di finanza, il Corpo forestale e la Polizia di Stato hanno una sensibilità nuova e stanno predisponendo corsi ad hoc, per cui si sta creando una sorta di positiva competitività sulla materia. Lo scorso anno addirittura il Sisde mi ha invitato all'inaugurazione di un corso dedicato alle ecomafie. Siamo ancora ai primi passi, ma le volontà ci sono.
Do ora la parola al dottor Ceglie, il quale è ben convinto, come la Commissione, dell'opportunità di introdurre nel codice penale il delitto ambientale. Ho scritto recentemente al presidente della Commissione giustizia della Camera e al relatore del pacchetto sicurezza, affinché si abbia di essa una visione un po' meno legata a certe emergenze e che comprenda anche gli aspetti connessi ai gravi danni e rischi che derivano dalla devastazione dell'ambiente. Nonostante questo sforzo monomaniacale, siamo convinti che non esista una via panpenalista alla soluzione dei problemi.

DONATO CEGLIE, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Ho fatto in più occasioni interventi sul tema dell'emergenza rifiuti e cercherò di non ripetere cose già dette, ma il ragionamento deve avere delle premesse, uno sviluppo e dei tentativi di conclusione. Le premesse riguarderanno l'emergenza rifiuti che ancora in Campania viviamo. Dirò due parole


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dalle tinte estremamente fosche e poi parlerò del commissariamento dal punto di vista giudiziario. Su questo tema le tinte saranno un po' meno fosche, grigie alla luce delle iniziative degli ultimi mesi. Infine, farò qualche considerazione sulla risposta che le istituzioni danno sul tema rifiuti-territorio-ambiente.
È bene complicare il ragionamento, perché il tema dei rifiuti a differenza degli altri settori criminali o criminogeni è di una complessità estrema. Esso diventa emergenza anche se non è di per sé un fenomeno emergenziale. Lo diventa in quanto non si danno le risposte non emergenziali ma ordinarie. Come più volte abbiamo detto, i rifiuti sono qualcosa che appartiene al capitalismo avanzato e alla grande propensione al consumo di qualsiasi Stato occidentale. Anzi, lo sviluppo di un territorio si basa sull'aumento dei consumi, che automaticamente, proporzionalmente e percentualmente produce l'aumento dei rifiuti.
Perché emergenza? Perché, evidentemente, ci sono un territorio e istituzioni centrali e periferiche, pubbliche e private che non applicano le leggi, non applicano le procedure, né i controlli che le leggi stesse in qualche maniera contengono. È per questo che invito sempre a riflettere su un particolare, soprattutto in Campania ,dove siamo abituati a vivere emergenze di tutti i tipi, quasi che nella nostra regione ogni aspetto della vita quotidiana se non assume il carattere emergenziale non è un problema che ci riguardi; quando poi diventa emergenza bisogna nominare questo o quel commissario. Il problema su cui voglio invitare a riflettere tutti è che diventano importantissimi, come in pochi altri settori, il concetto e il principio della legalità: un territorio civile si basa sul rispetto e sull'applicazione della legge, e ritengo che nessun commissario straordinario potrà mai fare un'opera così straordinaria quale quella che può invece conseguire dal rispetto ordinario della legge da parte dei soggetti istituzionali e dei privati cittadini (credo di aver anticipato una mia considerazione sull'istituto del commissariamento).
Come lei saprà certamente, signor presidente, in Campania si continuano a sequestrare decine se non centinaia di siti oggetto di sversamento illecito. Mi fa anche piacere comunicare al collega che attraverso l'utilizzo di alcune tecniche di telerilevamento (Telespazio, sistema Dedalus utilizzato dalla Guardia di finanza) si riescono ad individuare, con un'approssimazione molto significativa, decine e decine di luoghi oggetto di sversamenti illeciti. Tali sversamenti si possono individuare non solo a livello superficiale ma anche al di sotto del terreno o dell'insediamento esistente sul territorio. Quindi, tecniche più raffinate d'indagine si stanno utilizzando, ma è del tutto evidente che si tratta di un intervento ex post, cioè messo in atto quando il reato è stato già perpetrato, quando la discarica è stata già effettuata, quando le norme preventive hanno vissuto già il loro fallimento. Quelle che, infatti, esistono in tema di corretto ciclo e smaltimento dei rifiuti tendono appunto a prevenire il problema.
La progressiva specializzazione delle varie forze di polizia in campo è un dato costante sul modello NOE: mi riferisco sia alla Guardia di finanza, sia alla polizia di Stato, sia ad altre forze di polizia e corpi dello Stato, come il Corpo forestale, il Corpo nazionale delle capitanerie di porto e le polizie municipali, che hanno un


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costante contatto con il territorio. Insisto molto su un corretto e coordinato utilizzo dei corpi municipali, delle polizie urbane municipali, perché sono occhi che operano perennemente sul territorio. In qualche modo, l'azione di contrasto ha avuto un miglioramento notevolissimo. Ma il mostro emergenza rifiuti è tentacolare, ha mille teste, e se ne decapiti dieci ne rispuntano cento. Dunque, il problema è anche di natura diversa. Il problema è che purtroppo continua un traffico illecito di rifiuti che vede ancora nella Campania un territorio privilegiato per lo smaltimento abusivo.
Lei ha voluto ricordare - di ciò la ringrazio - un'operazione della polizia di Stato che ha portato all'arresto in flagranza, per la prima volta nell'ambito di indagini giudiziarie, di soggetti presi proprio nell'atto di effettuare grosse buche nella provincia di Caserta, che arrivavano alle falde acquifere, per scaricarvi illecitamente centinaia e centinaia di tonnellate di rifiuti pericolosi. L'aver verificato che questi soggetti avevano precedenti che li ponevano vicini, se non aderenti, alle organizzazioni criminali, ha confermato il grande interesse e la grande vocazione delle organizzazioni criminali a gestire questo traffico illecito. E tutto questo non venti anni fa o cinque anni fa, ma nell'autunno del 1999! Purtroppo, dunque, siamo ancora in piena emergenza rifiuti.
Tengo a sottolineare che il primo grosso procedimento penale contro le ecomafie è stato gestito dalla procura distrettuale antimafia, che è stata caposcuola e apripista da questo punto di vista. Nonostante le centinaia e centinaia di sequestri che tutte le forze di polizia stanno effettuando, viviamo in piena emergenza rifiuti.
Passando alla risposta dell'istituto del commissariamento, formulerò le mie considerazioni facendo riferimento all'efficacia e alla vita di altri istituti commissariali, alcuni dei quali sono noti anche a lei, presidente.
Di per sé l'istituto del commissariamento tiene evidentemente conto di una situazione istituzionale che non risponde con efficacia, con tempestività e con la forza che la gravità del problema richiede. Ascoltando questa mattina il prefetto di Napoli ed il sub-commissario abbiamo notato che il dato maggiormente posto in evidenza ha riguardato i ritardi nelle risposte da parte dell'istituto del commissariamento. A chi ha ascoltato l'intervento del prefetto di Napoli non sarà sfuggito che egli ha evidenziato che la contemporanea nomina o il commissariamento a metà non giovano all'operatività dell'istituto o dell'istituzione stessa. Dunque, la prima riflessione da fare è che quando si istituisce un commissariamento bisogna istituire un solo commissario, perché coinvolgere due commissari con due strutture, che a loro volta quasi certamente nominano dei subcommissari, per di più in presenza di decreti che si susseguono l'un l'altro, significa creare un appesantimento operativo delle procedure.
A proposito di un altro gravissimo scempio ambientale, quello delle cave, in particolare in provincia di Caserta, lei sa, presidente, che è stato istituito un apposito commissario. Ma anche in questo caso il commissariamento è stato istituito a metà tra il prefetto di Caserta e il presidente della giunta regionale. L'istituzione, grazie anche all'azione della Commissione da lei presieduta, è di qualche mese fa. Però mi risulta che non ci sia stata ancora una riunione.


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VINCENZO PANICO, Capo gabinetto della prefettura di Caserta. Ci sono stati contatti.

DONATO CEGLIE, Sostituto procuratore presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Contatti ci sono sempre, ma ciò che conta è che le montagne continuano a sparire grazie all'attività di escavazione. Spesso queste cave diventano il luogo per lo smaltimento illecito dei rifiuti. Tra un contatto e l'altro, tra una telefonata e l'altra, le montagne stanno sparendo, come si vede con tutta evidenza quando si imbocca la Napoli-Roma: all'altezza del casello Napoli nord si vedono spuntoni di montagna che sono un pugno nell'occhio clamoroso e che fanno pensare che tuttora vi è un enorme problema di applicazione delle norme. In questo caso denuncio un'altra assenza, signor presidente: alla luce delle migliaia e migliaia di norme che abbiamo, non vi sono ancora una norma o tre parole che dicano che, in assenza della prescritta concessione-autorizzazione, è vietata la coltivazione di una cava. Dobbiamo arrampicarci tra le norme esistenti nel codice penale o quelle in tema di legge urbanistica o di prevenzione dagli infortuni e di sicurezza sul lavoro, senza che sia previsto il reato specifico della coltivazione abusiva di una cava. Dunque, al grosso tema dei reati in tema di disastro ambientale andrebbe aggiunto, nel pacchetto di riforma che dovrebbe innovare in materia, anche questo aspetto relativo alle cave, in quanto estremamente importante. Infatti, quando si parla di questo problema si parla di un ciclo di cui le organizzazioni criminali cercano di fare business sfruttando ogni momento del percorso. E quante volte ci siamo detti che tutto molto spesso parte dalla coltivazione abusiva di una cava o dall'attivazione abusiva di una cava di sabbia, che si fa poi diventare laghetto in cui si procede allo sversamento illecito di rifiuti? Quindi è estremamente importante disporre di strumenti che consentano di procedere dall'inizio di questo ciclo illecito.
L'altro esempio di commissariamento al quale voglio riferirmi, perché individua con chiarezza un solo soggetto con tantissimi compiti di coordinamento tra le istituzioni coinvolte, è quello che riguarda il Villaggio Coppola. Da questo punto di vista credo che questo sia un giorno molto opportuno per una riflessione. L'anno scorso, il primo convegno nazionale sulle ecomafie si tenne il 26 febbraio a Napoli. Contemporaneamente all'apertura del convegno, per la priva volta le ruspe entravano in azione al Villaggio Coppola andando a demolire quella che era stata definita come la sopraelevata della vergogna, cioè la strada di cemento armato che posava sull'acqua, sulla sabbia. Quello stesso giorno, il 26 febbraio 1999, il pomeriggio si inauguravano i locali del NOE a Caserta. Bene, mi fa piacere dire che il commissario per il Villaggio Coppola sta portando avanti una delicatissima attività transattiva con tutti i soggetti in causa. Mi sembra, anzi, che proprio questa notte dovrebbero avvenire le prime sottoscrizioni sotto l'atto di transazione che dovrebbe consentire il recupero di milioni di metri quadrati di area demaniale dello Stato allo Stato, per cui la prospettiva della demolizione delle otto torri è certamente più vicina che mai. Mi piace ricordare in questa sede il funzionamento di questo commissario perché sta svolgendo il ruolo che la figura del commissario deve avere, che deve


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essere tremendamente a termine e prorogabile per non più di un anno; che deve svolgere effettive funzioni di coordinamento tra i ministeri e le istituzioni, che in un paese civile debbono adempiere al loro compito. Finito quel mandato, quella figura di commissario torna a svolgere le sue funzioni istituzionali e le singole istituzioni preposte a questi compiti a pieno titolo ed autonomamente portano a termine la soluzione dei problemi o gestiscono nell'ordinario, quindi non straordinariamente, le loro funzioni.
Come cittadino campano, penso che dobbiamo sforzarci tutti per fare in modo che i vari commissariamenti siano a termine. A mio avviso, nel 2000 non è più possibile andare avanti con i commissariamenti. Nell'immaginario di tutti, l'istituzione forte, quella che cerca di risolvere tagliando i nodi gordiani può anche fare piacere, ma è estremamente pericolosa: si sconta una serie di passaggi, si annulla una serie di controlli, viene meno l'articolazione di uno Stato di diritto e di legalità, cioè la contemporanea azione di più istituzioni che si controllano a vicenda in una competizione sana e legale. Il fatto straordinario di tutti questi nostri ragionamenti è proprio questo: uscire dalla straordinarietà e rientrare in un corretto, trasparente e legale funzionamento delle istituzioni. È questo il presupposto per l'uscita da qualsiasi emergenza, ivi compresa quella dei rifiuti.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Ringrazio tutti gli intervenuti.

Tavola rotonda.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Prima di dare la parola al coordinatore Enzo Ciaccio, redattore del Mattino, vorrei lamentare, in senso autocritico, il fatto che, a causa di una svista, nelle bozze dell'invito è stato dimenticato di inserire il comandante delle capitanerie di porto. Si tratta di un fatto particolarmente spiacevole, anche perché in questi mesi abbiamo intrattenuto un ottimo rapporto con i comandanti di questo Corpo (l'ammiraglio Sicurezza, per esempio, proprio pochi giorni fa ha partecipato a una audizione in Commissione). Mi scuso ancora per questa svista tipografica, per la quale avremo un interlocutore in meno. Ciò non accadrà a Bari il 7 marzo e negli altri seminari di questo tipo.
Do la parola a Enzo Ciaccio, coordinatore della tavola rotonda.

ENZO CIACCIO, Redattore del Mattino. Prima di passare agli interventi programmati, mi sia consentita una piccola annotazione. Per motivi professionali mi sono più volte occupato di questo problema, anche se con momenti di assenza a volte lunghi, per cui possono esserci stati vuoti che ho dovuto poi colmare più o meno rapidamente e bene. Ascoltando prima i due magistrati che hanno preso la parola, mi sono reso conto di come e quanto questo problema resti drammatico. È stato detto in maniera molto esplicita, infatti, che l'emergenza, soprattutto in un territorio come la Campania,


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resta praticamente intatta. E dopo tanto tempo mi ha anche colpito riascoltare le parole «ecomafia» e «mostro tentacolare».
Rivolgendomi quindi ai nostri interlocutori, vorrei sottolineare il possibile rischio, descrivendo questo fenomeno e lo stato delle cose, di creare quasi un senso di impotenza. Allora mi chiedo: il mostro è tentacolare? Quanto è tentacolare? In che modo e attraverso quali strade concrete è possibile vincerlo, domarlo o comunque renderlo meno feroce e aggressivo sul territorio? Anche nella relazione del presidente Scalia sono stati citati dati che, a mio parere, quindi ad avviso di un giornalista, sono da tenere ben presenti. Mi riferisco al numero dei sequestri e alla capacità di intervento migliorata dal punto di vista quantitativo e, se ho capito bene, soprattutto dal punto di vista qualitativo da parte delle forze dell'ordine. Ma quanto ancora c'è da fare per far sì che non si insinui nell'opinione pubblica quasi una sorta di rassegnazione di fronte a questo terribile fenomeno? Quali sono gli ostacoli che nell'attività operativa le forze dell'ordine incontrano ogni giorno sul territorio?
Seguendo l'ordine suggerito dal programma, do subito la parola al generale Elio Toscano, comandante della regione dei carabinieri, Campania.

ELIO TOSCANO, Comandante della Regione dei carabinieri, Campania. Desidero innanzitutto esprimere un indirizzo di saluto, mio personale e dell'Arma dei carabinieri che qui rappresento, ringraziando per l'invito ed anche per le parole di apprezzamento che sono state rivolte alle forze dell'ordine, tra le quali è compresa anche l'Arma dei carabinieri.
Questa mattina si è parlato a lungo dell'istituto del commissariamento come di uno strumento per combattere l'emergenza. Qual è la nostra sensazione, cosa c'è sul territorio, cosa avvertiamo noi forze dell'ordine che siamo impegnate nel contrasto? Sotto questo profilo l'Arma dei carabinieri è impegnata in prima linea; lo ricordava prima il dottor Ceglie. Nel 1986 abbiamo istituito il NOE. Chi vi parla fu il materiale estensore dello studio da cui nacque il nucleo operativo ecologico. Abbiamo sentito la necessità di rafforzare la nostra presenza in Campania, aderendo anche ad istanze che venivano dal mondo della magistratura, dal Governo, dagli enti locali perché effettivamente il problema dell'ecomafia è una realtà particolarmente grave nella regione Campania.
Si è parlato prima di un distaccamento del NOE a Caserta; oggi anche quella struttura è diventata un nucleo ed opera in piena autonomia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Come si è organizzata l'Arma? L'Arma utilizza questi reparti specializzati, che rappresentano effettivamente una élite sotto il profilo dell'approccio alla tematica e sotto il profilo dell'intelligence, che fruisce però di una struttura molto capillare sul territorio costituita da quasi 5 mila stazioni, di cui 350 sono in Campania, che sono ottimi sensori per l'avvistamento, per effettuare un primo intervento e supportare poi i nuclei specializzati che intervengono.
Potrei fare riferimento anche a tutte le altre componenti che abbiamo, aereo e navali, eccetera, ma preferisco andare al cuore del problema e dire che effettivamente l'illegalità ambientale anche in


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Campania si presenta sotto i due classici settori del ciclo dei rifiuti e del cemento. Questa mattina ho sentito molto parlare del ciclo dei rifiuti e poco del cemento, se non a proposito del villaggio Coppola. Tra i due settori c'è una grossa interrelazione perché i soggetti della criminalità organizzata che intervengono nei settori del cemento sono gli stessi che intervengono nel ciclo dei rifiuti. In entrambe le realtà che caratterizzano l'ecomafia abbiamo consistenti presenze in Campania.
Vorrei ora dare qualche dato. Gli illeciti del ciclo del cemento, riferiti alla criminalità organizzata, sono valutati nei nostri dati intorno a circa il 17 per cento sul totale nazionale. Se riferiamo lo stesso dato a tutte le altre regioni dove la criminalità di stampo mafioso è presente in modo massivo, la percentuale risulta pari al 26,2 per cento rispetto al dato nazionale. Abbiamo cioè circa il 17 per cento rispetto al dato nazionale che interessa la Campania, mentre l'incidenza delle altre regioni dove tradizionalmente è presente la criminalità di stampo mafioso è pari al 26 per cento.
C'è una forte saldatura di interessi tra la criminalità organizzata, l'abusivismo edilizio ed il ciclo dei rifiuti. È stato chiesto come si possa intervenire contro questo mostro tentacolare. Immagino sia opportuno considerare in particolare la Campania: occorre innanzitutto una sinergia tra le varie componenti investigative. Per quanto riguarda la polizia giudiziaria in generale, ritengo che l'aggressione alla criminalità organizzata con misure di carattere patrimoniale sia fondamentale per ridurre le capacità di intervento della criminalità organizzata anche in questo tipo di settore.
Per quanto concerne il ciclo dei rifiuti abbiamo registrato un certo miglioramento nel settore delle discariche, laddove lo Stato si è direttamente inserito nella gestione delle discariche (a meno che ovviamente non parliamo di discariche abusive). La situazione diventa invece piuttosto critica quando ci rivolgiamo ad altri settori, innanzitutto quello del trattamento dei rifiuti industriali dove i rifiuti nocivi spesso vengono trasformati in speciali per finire poi in quelle famose cave che diventano a loro volta discariche abusive. Di ciò quest'anno abbiamo avuto diversi riscontri, anche in provincia di Caserta, nell'agro nocerino-sarnese ed anche alle porte di Napoli nella zona di Marano e di Giugliano.
Recenti indagini condotte dal NOE nella regione hanno evidenziato un sensibile incremento delle cosiddette declassificazioni di taluni rifiuti speciali pericolosi in rifiuti speciali non pericolosi. In stabilimenti che erano stati autorizzati a trattare determinati rifiuti speciali abbiamo invece trovato rifiuti nocivi. Un altro riscontro molto delicato dell'attività investigativa riguarda la fase del trasporto, che è uno dei momenti di maggiore pericolosità. Anche lì abbiamo rilevato una incisiva presenza della criminalità organizzata. Possiamo quindi dire che nella nostra regione le espressioni tipiche delle illiceità dell'ecomafia sono un fatto endemico.
Come contrastare tutto ciò? Occorre senza dubbio insistere nell'attività investigativa, ma è anche necessario un adeguamento normativo ed una azione di vigilanza, oltre ad una maggiore consapevolezza degli enti locali. Cominciamo solo adesso, per la prima volta forse da un anno o due a questa parte, a vedere anche in Campania timide


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iniziative di demolizione, se escludiamo quelle famose del Fluenti e quelle già avviate per il villaggio Coppola. Occorre una normativa in materia ambientale che preveda fattispecie di delitto chiare e che il codice penale non offra soltanto il tradizionale strumento del reato associativo nel quale si inserisce sempre tutto, ma che nella sostanza gli addetti ai lavori sanno bene essere quasi non oserei dire una manifestazione di impotenza ma sicuramente una manifestazione di minore incisività dell'apparato repressivo.
Debbo aggiungere che l'effetto deterrente e repressivo della normativa attuale è molto scarso. So che il presidente Scalia si è molto impegnato sulla necessità di introdurre il delitto ambientale e più in generale norme più incisive ed adeguate alle esigenze. Occorre anche una maggiore moralizzazione da parte degli operatori industriali. Mi spiego meglio. È un concetto che può apparire contraddittorio: stiamo assistendo a grandi opere di bonifica che interessano ad esempio la stessa città di Napoli, la periferia di questa città, zone industriali, eccetera. È necessario da una parte che le imprese che intervengono in questo tipo di settore e di operazioni siano scelte con grande attenzione e soprattutto abbiano i requisiti richiesti e dall'altra vigilare su queste stesse imprese perché le attività di trasporto, smaltimento, trasformazione ed eliminazione dei rifiuti si svolgano secondo le regole. Loro capiscono bene quali risparmi di costi si posso realizzare trasformando i rifiuti nel modo che dicevo prima.
Queste sono in sostanza le situazioni che avvertiamo e riscontriamo pressoché quotidianamente nella nostra attività in Campania. I risultati ci sono, anche se è evidente che c'è ancora tanto da fare. Contare però soltanto su una sinergia di carattere generale e sull'attività di contrasto delle forze dell'ordine (e dell'Arma dei carabinieri in particolare che, attraverso il NOE, ha una capacità specifica nel settore) non è sufficiente. Occorrono anche interventi amministrativi adeguati, bisogna far rispettare la normativa riguardante le discariche, occorre che gli stessi cittadini recuperino la legalità.
Nella regione Campania abbiamo trovato situazioni di estrema criticità, nell'agro aversano, nei comuni confinanti di Napoli, nell'agro nocerino-sarnese; abbiamo rilevato l'interesse di gruppi camorristici come quello dei Casalesi nel traffico e smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi. Ci sono riscontri del versamento di questi rifiuti in cave abbandonate o in terreni incolti. La provincia di Caserta, come è stato già ricordato, ha un numero rilevantissimo di cave: ne abbiamo 210 su 420 in tutta la regione. Il NOE ha fatto un'azione di rilevamento e di monitoraggio di tutte queste realtà. Nell'agro nocerino-sarnese rileviamo inoltre un degrado ambientale derivante dall'inquinamento dei corsi d'acqua. Tutto ciò dimostra che a monte ci deve essere un'attività preventiva, autorizzativa e di controllo adeguata.
Soltanto nel 1999 abbiamo effettuato 7 mila ispezioni in Campania, rilevando 2900 infrazioni; abbiamo effettuato sequestri per quasi 142 miliardi. In questo specifico settore l'intervento non è facile; richiede la conoscenza di normative particolari e molto complesse e quando i nostri nuclei operativi intervengono nei comuni, soprattutto in quelli più piccoli, rilevano una assoluta impreparazione degli


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amministratori locali ed anche - questo è nei fatti - un'assoluta mancanza di strutture in loco in grado di gestire queste emergenze. Probabilmente sarà necessario che enti territoriali di più vasta esperienza e più vaste potenzialità, che peraltro hanno anche delle precise responsabilità demandante loro dalla legge, indirizzino opportunamente anche gli enti locali più piccoli e meno dotati di strutture.
È poi necessario - ma questo devo dire che viene fatto con molta attenzione - che si realizzino, a livello di magistratura e di investigatori, dei pool specializzati che possano meglio aggredire il fenomeno. L'Arma dei carabinieri ha già posto a disposizione le risorse che loro tutti conoscono.

ENZO CIACCIO, Redattore del Mattino. Ringrazio il generale Toscano. Tra le tante cose che ha detto, mi ha colpito la sottolineatura dell'esigenza di una maggiore consapevolezza da parte degli enti locali e nell'ultima parte del suo intervento quella di una maggiore preparazione tecnica o comunque la necessità di creare le condizioni per una migliore preparazione in materia da parte degli enti locali. Al di là dei formalismi, noterei la presenza di pochi sindaci a questo appuntamento. Sicuramente alcuni sono intervenuti, ma da giornalista mi sarei aspettato una partecipazione più attenta e più diffusa rispetto ad un appuntamento di questa importanza e credo che questo debba essere detto non per creare chi sa quale problema ma per invitare ad una riflessione adeguata proprio su questi gradi di consapevolezza e sul loro adeguato livello.
Rispetto a queste assenze che registriamo con dispiacere c'è invece una presenza che registriamo con grande piacere, quella della signora Marianne M. Myles, console generale degli Stati Uniti d'America a Napoli. Potrebbe sembrare oscuro il motivo di una simile presenza su un argomento del genere, invece siamo tutti convinti che così non è e non vorrei sviare il discorso o portarlo in una direzione su cui magari non ha intenzione di andare, ma a me personalmente interesserebbe anche capire, dal suo punto di vista e rispetto anche al paese che rappresenta, qualcosa sulla parte normativa e legislativa rispetto ai temi della tutela e della prevenzione ambientale.

MARIANNE M. MYLES, Console generale degli Stati Uniti d'America a Napoli. Desidero innanzitutto rivolgere il mio saluto a tutte le autorità presenti, e ringraziare per l'opportunità che mi viene data di illustrare alcuni elementi della esperienza degli Stati Uniti ed anche i comuni interessi fra i due paesi.
Questa esperienza e i comuni interessi hanno ispirato le iniziative realizzate dal consolato americano qui a Napoli recentemente sui reati ambientali e, in particolare, sul traffico e lo smaltimento dei rifiuti tossici pericolosi. La premessa a queste iniziative è la comunità di intenti dell'Italia e degli Stati Uniti sul tema della protezione dell'eco-sistema in generale e la necessità di rendere più efficace le azioni di contrasto ai crimini ambientali. Questo obiettivo comune è stato ribadito nell'ambito di due iniziative diverse. Innanzitutto gli incontri multilaterali del sub-comitato per l'ambiente dei paesi membri del G-8, che l'Italia ha ospitato a Roma nel luglio 1999 e a


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Napoli il 2 e il 3 febbraio scorso. La seconda iniziativa è stata una serie di incontri bilaterali, incontri tecnico-operativi, promossi dal consolato americano di Napoli sulla delicata questione del traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti tossici pericolosi.
Seguendo il modello di alcuni incontri organizzati negli ultimi anni sulla lotta alla pirateria intellettuale, il consolato di Napoli ha realizzato, il 15 settembre 1999, un seminario tecnico-operativo sullo smaltimento illecito dei rifiuti tossici pericolosi e sulle strategie per favorire lo sviluppo economico nel rispetto dell'ambiente. In questa iniziativa abbiamo coinvolto vari attori: i rappresentanti dell'agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, la federazione degli industriali, la magistratura, le forze dell'ordine, e l'associazione Legambiente, con lo scopo di promuovere la reciproca collaborazione e di definire una strategia operativa comune.
Un secondo incontro, svoltosi il 7 dicembre scorso, è stato ristretto ai soli rappresentanti della magistratura e delle forze dell'ordine di Napoli e di Caserta.
La meta degli incontri è abbastanzasemplice. Nel corso di tali riunioni abbiamo stabilito le linee guida operative per continuare il dialogo fra il consolato e le autorità locali. Abbiamo scambiato esperienze e informazioni relative a quanto realizzato negli Stati Uniti in tema di rifiuti. Le nostre iniziative future mirano anche a favorire relazioni commerciali nel campo dell'alta tecnologia applicata nell'ambito dello smaltimento dei rifiuti, delle attività di monitoraggio e di rilevamento di azioni illecite.
All'incontro del 4 febbraio scorso, seguito a quello del sub-comitato del G-8 sopra menzionato, erano presenti esperti americani e internazionali. I loro interventi hanno illustrato le tecniche investigative, l'azione repressiva dei reati ambientali e altri temi specifici, quali la collaborazione tra pubblico e privato, che è una cose molto importante, l'utilizzo di moderne tecnologie, la realizzazione di campagne educative e i modelli legislativi e giurisdizionali in vigore nei rispettivi paesi.
In tutte le occasioni abbiamo constatato vivo interesse da parte dei nostri interlocutori e una richiesta di collaborazione più diretta ed efficace soprattutto sul piano operativo.
Desidero sottolineare che il coinvolgimento delle autorità di governo locali, della magistratura, delle forze dell'ordine, delle associazioni ambientaliste e del mondo produttivo è stato senza dubbio favorito dalla volontà comune di considerare le questioni ambientali, e quella dei rifiuti in particolare, come occasione di sviluppo in un condizione di legalità, premessa indispensabile per una crescita non solo economica, ma anche civile e sociale, e quindi di procedere insieme nella ricerca di soluzioni valide e concrete.
Vorrei, a questo punto, soffermarmi su alcuni punti salienti ribaditi nel corso dei nostri incontri e che possono essere definiti gli assiomi alla lotta all'eco-mafia per tutti e due i nostri paesi.
Primo: una legislazione più rigorosa e soprattutto la sua applicazione ha segnato la linea di demarcazione con il passato e assicurato un'azione realmente efficace in tema di protezione ambientale da parte del settore produttivo.


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Secondo: l'inquinamento prodotto da azioni passate in genere ricade sull'amministrazione pubblica, perché è sempre molto difficile trovare il vero colpevole.
Terzo: Per azioni future, il principio «chi inquina deve pagare» indica che i rifiuti sono un prodotto del capitalismo e delle attività economiche. Per questo motivo, incentivi adeguati sono un utile strumento offerto alle aziende per intervenire direttamente nella fase della produzione dei rifiuti, o più semplicemente per integrare i costi di smaltimento.
Quarto: altro aspetto fondamentale è quello dell'informazione e sensibilizzazione del cittadino. Anche negli Stati Uniti il principio «not in my backyard» («non nel mio giardino»), riferito allo smaltimento dei rifiuti, è stato molto sentito da parte delle comunità locali. Le campagne di informazione e sensibilizzazione, nel corso degli anni, si sono rivelate lo strumento più idoneo per spiegare al cittadino le motivazioni di politiche e di programmi per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Sono certa che c'è la volontà da parte di tutti i soggetti interessati a promuovere queste campagne educative e a rendere agevole il flusso delle informazioni anche attraverso Internet.
Ripeto per maggiore chiarezza i quattro fattori chiave che, insieme, creano una sinergia: legislazione rigorosa e sua applicazione altrettanto rigorosa; il fatto che per gli errori del passato paga normalmente l'amministrazione pubblica; per il futuro l'applicazione del principio «chi inquina deve pagare» e infine l'educazione del cittadino.
Nel corso degli incontri i rappresentanti dei vari organismi coinvolti hanno evidenziato le linee guida per una strategia comune atta ad affrontare il problema del crimine ambientale. In particolare sono state sottolineate le aree di possibile intervento per ridurre il fenomeno criminale e dirette a favorire innanzitutto un migliore coordinamento tra gli organismi preposti all'applicazione delle legge attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie; in secondo luogo la cooperazione tra le diverse industrie per la riduzione delle produzione dei rifiuti attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie e in terzo luogo una maggiore collaborazione tra le industrie e le forse dell'ordine nella comune lotta contro l'ecomafia
Desidero da ultimo sottolineare, anche a seguito dell'esperienza americana, che la guerra contro l'ecomafia necessita pazienza e volontà. Negli Stati Uniti gli obiettivi conseguiti sono stati raggiunti in diverse tappe e attraverso un lungo processo evolutivo che ha coinvolto tutti gli aspetti della società civile. Anche se per esperienza la soluzione di questo problema sarà un processo lento e difficile, l'Italia troverà sicuramente la propria strada
Se la nostra esperienza può essere utile ed essere adattata alla situazione in Italia, siamo a vostra disposizione.

ENZO CIACCIO, Redattore del Mattino. Ringrazio la signora Myles e darei subito la parola al colonnello Clemente Santillo, comandante provinciale della Guardia di finanza di Napoli. A lui vorrei chiedere una riflessione proprio sull'ultima parte dell'intervento della signora Myles, la quale ha parlato di uno scenario in cui esistono e vivono


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sanzioni rigorose ed applicate rigorosamente, il principio che chi inquina deve pagare, l'educazione dei cittadini e la collaborazione tra le forze dell'ordine contro il mostro ecomafia. Colonnello Santillo, lei quanto si riconosce in questo scenario applicato alla realtà italiana e campana in particolare e quanto invece c'è ancora da lavorare per entrare anche noi in uno scenario del genere?

CLEMENTE SANTILLO, Comandante provinciale della Guardia di finanza, Napoli. Ringrazio e porgo il saluto della Guardia di finanza al presidente e alla Commissione.
Riallacciandomi a quanto è stato chiesto, devo dire che forse ci riconosciamo poco in questa situazione poiché la Campania è tra le regioni interessate da illeciti ambientali. Non sapere o far finta di non vedere quello che fa il vicino di casa è un problema che investe la coscienza e il senso civico dei cittadini che dovrebbero essere di supporto alla nostra attività di vigilanza, di repressione e di tutela del territorio.
La Guardia di finanza non ha, come i carabinieri, dei reparti speciali, però trova nel proprio ordinamento e nelle norme speciali la possibilità di individuare reparti che svolgono attività a tutela dell'ambiente e che vengono supportati da tutta l'organizzazione della Guardia di finanza. Abbiamo individuato questi reparti nelle sezioni aeree e nelle stazioni navali. Le prime dispongono in Campania degli elicotteri NH500, molto duttili e maneggevoli, utili per il rilevamento di certe situazioni ambientali sia a terra che in mare, supportati dai reparti territoriali e dai nuclei di polizia tributaria che, nel corso dei loro accertamenti di natura fiscale, effettuano controlli sull'osservanza delle leggi a tutela dell'ambiente da parte delle imprese che devono soggiacere a certi obblighi per poter svolgere la loro attività.
Il discorso non è così semplice, perché viviamo in una zona di diffusa illegalità, dove i guadagni facili coinvolgono le persone più nella parte non buona che in quella buona.
Per quanto attiene alle discariche, lo sforzo della Guardia di finanza è sotto gli occhi di tutti. Ci stiamo dando una nuova organizzazione e i risultati ne sono evidente prova. Però se non vi è il concorso di una normativa più pressante e coercitiva e del senso civico dei cittadini che possono intervenire con denunce specifiche, il nostro compito è molto difficile.
Al di là di questo, ci siamo organizzati in maniera adeguata e abbiamo sperimentato il sistema Dedalus, costituito da alcuni sensori applicati ai nostri aerei ad ala fissa (Piaggio P166) che effettuano dei telerilevamenti termici. Non sono competente nel settore, però posso dire che essi individuano le discariche abusive anche tombate, sfruttando i sensori, i quali rilevano dei dati che vengono sviluppati dai computer. Però tale sviluppo deve essere effettuato da un'altra azienda e nel 1997 si è calcolato che per sviluppare i dati di un chilometro quadrato occorrono 150 mila lire. Il corpo mette a disposizione uomini, risorse e mezzi, ma dovrebbero essere l'ente che richiede il nostro intervento o l'autorità giudiziaria a farsi carico dei costi.
L'auspicio è che ci si possa maggiormente coordinare con le autorità cittadine, i comuni, le province, la regione e si possa


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intervenire con una normativa più incisiva per penalizzare gli autori dei misfatti.

FERNANDO FUSCHETTI, Coordinatore regionale del Corpo forestale dello Stato, Campania. Ringrazio il presidente per averci dato l'opportunità di portare un contributo parlando della nostra attività di contrasto agli illeciti commessi nell'ambito del traffico e dello smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi.
Come ha detto il generale Toscano, il Corpo ha una struttura che ci pone in condizioni di avere una presenza capillare sul territorio. Nella regione vi sono 110 comandi di stazione forestale, in particolare concentrati nelle zone di collina e di montagna. Da questo osservatorio abbiamo potuto controllare con una certa attenzione il territorio dal punto di vista dei problemi ambientali. Negli ultimi anni, con la crescita dell'interesse nei confronti della tutela dell'ambiente, è cresciuta la nostra attività di contrasto ai reati commessi in questo settore. L'ampia esperienza maturata, in stretta collaborazione con le procure presso le preture circondariali (Santa Maria Capua Vetere, Caserta, Napoli e Salerno in particolare, ma anche con quelle di Milano, Brescia, Pavia, La Spezia), ha messo in evidenza la nostra capacità operativa per quanto riguarda l'acquisizione della specifica professionalità in materia di prevenzione e repressione dei reati ambientali. Vorrei citare, ad esempio, alcune operazioni condotte in Campania dal Corpo forestale che hanno avuto particolare valore investigativo ma anche conoscitivo: mi riferisco all'operazione Volturno '95, svolta in collaborazione con le procure circondariali di Caserta e Santa Maria Capua Vetere e conclusasi con il completo monitoraggio del corso del fiume, che ha portato alla scoperta di inquinamenti e smaltimenti abusivi e alla relativa denuncia all'autorità giudiziaria, nonché all'arresto di persone in flagranza di reato per i furti di sabbia; al controllo degli inquinamenti nei laghetti di Castel Volturno e delle discariche abusive di Villa Literno e dell'hinterland aversano, in appoggio all'unità di crisi della prefettura di Caserta.
In seguito all'emergere di questo stato di degrado nella provincia di Caserta, su sollecitazione delle procure circondariali di Santa Maria Capua Vetere e di Caserta, è stata istituita, nel 1996, presso la prefettura di Caserta, l'unità di crisi, che ha prodotto fino ad oggi, in collaborazione con l'amministrazione provinciale, assessorato all'ecologia, una serie di innumerevole di attività sia di natura investigativa, assegnate alle forze di polizia ed in particolare al Corpo forestale dello Stato, sia di natura conoscitiva sulla natura del materiale sversato e sulla portata del fenomeno.
Vorrei ancora citare le operazioni in materia di repressione dei reati urbanistici, con particolari riflessi sull'ambiente, quali il sequestro del Villaggio Coppola a Castel Volturno, che ha portato all'abbattimento delle strutture abusivamente realizzate, come l'analoga operazione condotta a Foce Sele, nel salernitano, che ha visto il sequestro e il successivo abbattimento di numerose realizzazioni abusive sui suoli demaniali.
Sono questi citati gli esempi più eclatanti di un'attività ultradecennale (le prime operazioni risalgono, infatti, alla fine degli anni


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ottanta), che ha consentito di avviare anche quell'azione di monitoraggio e conoscenza dei problemi del nostro territorio importantissima per le strategie di contrasto da mettere in atto.
È stata anche l'azione svolta dal Corpo forestale dello Stato che ha permesso di dare notevole impulso al contrasto allo smaltimento incontrollato dei rifiuti e, più in generale, al controllo dei numerosi abusi commessi a danno del territorio e dell'ambiente naturale in Campania.
Volendo fare alcune riflessioni sullo stato dell'arte, non si può nascondere che i maggiori problemi legati alla migliore risposta che lo Stato deve dare per fermare il degrado ambientale prodotto dai rifiuti e dagli inquinamenti, ruotano attorno a due aspetti fondamentali: la migliore organizzazione della fase investigativa volta sia alla prevenzione che alla repressione del traffico e dello smaltimento illecito dei rifiuti, in particolare tossici e nocivi; la migliore pianificazione strutturale della gestione dei rifiuti. Vi sono però ancora da annotare, sempre nell'ambito dei problemi emergenti, alcune difficoltà legate alle norme procedurali del decreto legislativo n. 22 del 1997 che ha fissato nuove procedure amministrative in materia di riciclaggio, recupero e smaltimento dei rifiuti e che ha reso i percorsi amministrativi per le aziende operanti nel settore non sempre semplici.
Alcuni di questi problemi che ho voluto mettere in risalto sono già stati affrontati da chi mi ha preceduto: ecco perché voglio limitarmi soltanto a dare qualche suggerimento e a fare qualche proposta di intervento tese.
In ambito investigativo - e qui credo di riprendere il concetto esposto dal generale Toscano - abbiamo visto che emerge in modo significativo l'illecito legato al rilascio incontrollato di rifiuti, perlopiù speciali e talvolta pericolosi, come le vernici, sia lungo le piste forestali che nelle aree agricole marginali. Questi rilievi, purtroppo, dal punto di vista investigativo ci permettono solo di procedere a denunce all'autorità giudiziaria contro ignoti, nella maggior parte dei casi; solo in alcune circostanze fortunate, attraverso l'esame del materiale sversato, si può risalire alla ditta o ai soggetti che lo hanno smaltito.
Questo primo aspetto mette in evidenza che, malgrado le nuove norme in materia di recupero e smaltimento, ci si deve confrontare con sacche di illegalità che emergono in modo significativo, in particolare nel casertano e nel napoletano, ma sono anche presenti, seppure con minore pericolosità, nelle altre aree della Campania. I punti di rinvenimento dei rifiuti abbandonati, perlopiù nelle aree agricole marginali e non, implica il problema del migliore e più assiduo controllo del territorio. È chiaro che la malavita organizzata - e non solo quella - preferisce scegliere le aree in cui è minore la presenza dello Stato e può agire indisturbata.
Un secondo elemento che abbiamo scorto nell'attività investigativa è rappresentato dal traffico di rifiuti a livello sia internazionale che nazionale, accompagnato e favorito da false fatturazioni e da formulari di accompagnamento falsificati, che richiedono all'organo di polizia un'investigazione approfondita e complessa così come avviene per il traffico della droga e delle armi.


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Questi fatti mettono in risalto un dato allarmante e cioè che la malavita organizzata dedica al traffico illecito dei rifiuti numerose energie e competenze estremamente qualificate che rendono difficoltoso il contrasto, come diceva il sostituto procuratore Russo. Le esperienze riportate riconducono a quanto espresso in premessa circa i problemi di carattere investigativo. A parte la necessità ormai ampiamente assodata dell'introduzione del crimine ambientale nel codice penale che permetterà all'autorità giudiziaria di usare sistemi di particolare valenza per le operazioni di controllo delle cosche malavitose, è indispensabile costituire un intelligence ambientale. Competenze ed esperienze sono ormai presenti in tutti i corpi dello Stato preposti al contrasto della criminalità ambientale; si deve adesso disegnare il momento del raccordo e della fusione delle esperienze e delle forze per meglio rispondere alla criminalità organizzata. Anche gli organismi internazionali operativi nel campo della criminalità e quelli istituzionali debbono dare delle risposte concrete, i primi attraverso la creazione di strutture, quali le agenzie interdisciplinari per lo studio, il controllo e la prevenzione dei problemi ambientali.
Non credo di dovere aggiungere altro per quello che riguarda gli aspetti di gestione programmata e pianificata del sistema smaltimento rifiuti; debbo ribadire, come altri hanno giustamente detto, che è ora di passare dal sistema di gestione emergenziale a quello di gestione ordinaria. Ciò avrebbe senz'altro una favorevole ricaduta anche sulle attività di investigazione e di controllo dei traffici illeciti.
Voglio dare ancora un contributo in merito a quello che accade per taluni aspetti applicativi delle norme del decreto legislativo n. 22 del 1997, in particolare per quanto riguarda l'accesso delle imprese operanti nel settore dello smaltimento e recupero alle procedure semplificate, evitando di ricorrere alla procedura ordinaria di cui all'articolo 28 del richiamato decreto legislativo. Si è notato, infatti, che molte imprese di smaltimento richiedono l'applicazione delle procedure semplificate, pur non essendo in regola con le norme, cosa che ha portato all'iscrizione di un elevato numero di imprese negli elenchi relativi e ciò è elemento di appesantimento nelle operazioni di verifica in sede di controllo da parte delle autorità preposte. Il problema è di non secondaria importanza, perché questa appartenenza a categorie diverse si traduce anche in illeciti profitti da parte delle imprese a danno di quelle che si comportano correttamente.
Per concludere vorrei aggiungere che una corretta gestione del riciclaggio potrebbe garantire anche un migliore obiettivo, quello di riutilizzare ingenti quantitativi di rifiuto recuperando altresì ampie aree di degrado. Ciò è possibile in particolare con il riuso di prodotti di demolizione di strutture civili e industriali che attualmente tra l'altro trovano un difficile smaltimento. Il concetto di riuso produttivo dei residui delle attività dell'uomo può, in una visione moderna di sviluppo sostenibile, rappresentare elemento di valore aggiunto, non solo per i processi produttivi, ma anche e principalmente per il territorio e l'ambiente.

ENZO CIACCIO, Redattore del Mattino. Abbiamo tempo per un secondo rapidissimo giro di interventi. Se siete d'accordo, visto che


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è presente il presidente della Commissione d'inchiesta e siamo quindi ai massimi livelli istituzionali, suggerisco di porgli delle questioni, soprattutto su ciò di cui sentite bisogno per poter agire con maggiore efficacia e recidere almeno alcuni dei tentacoli del mostro del quale si parla. Vi solleciterei anche ad una riflessione su quanto dicevano i due magistrati e cioè sull'emergenza che continua, su certe forme di intervento istituzionale, come i commissariamenti, che hanno determinato lentezze e ritardi negli interventi, e sulla necessità di utilizzare le tecnologie più avanzate che oggi si fa fatica ad applicare a questo settore.

ELIO TOSCANO, Comandante della regione dei Carabinieri, Campania. Non posso che ribadire la necessità di un sistema normativo più incisivo. Sono d'accordo con il dottor Ceglie sulla necessità di chiudere con la fase dell'emergenza e di rientrare nella gestione con strumenti ordinari. Una gestione ordinaria supportata da una banca dati a livello centralizzato potrebbe agevolare l'attività delle forze di polizia.
A volte è estremamente faticoso risalire ai dati indispensabili per completare una verifica di fronte ad una situazione rilevata sul territorio. L'esistenza di strumenti ordinari orientati ad agevolare il controllo sarebbe utilissima.
Rimane come fatto essenziale che la deterrenza può essere efficace soltanto se le norme penali esistono, sono incisive e possono essere applicate. Quando parliamo di criminalità organizzata che opera nel settore ambientale, dobbiamo anche pensare che dietro c'è un movimento di flussi finanziari e ci sono interessi economici rilevantissimi. Soltanto con norme molto rigide è possibile ottenere dei risultati (la famosa valutazione costo-efficacia, intervento-beneficio).
Ritengo che siano indispensabili norme più adeguate e strutture ordinarie che gestiscono la problematica, con una serie di centralizzazioni delle informazioni utilizzabili meglio da chi è preposto agli atti autorizzativi e al controllo, ma anche dalle forze dell'ordine. Esiste per esempio nel settore della tutela del patrimonio artistico una banca dati che oggi è a disposizione di tutte le forze di polizia e di chiunque sia interessato legittimamente ad operare nel settore. Non mi risulta che tutto questo sia al momento disponibile nel settore ambientale.

ENZO CIACCIO, Redattore del Mattino. Vorrei rivolgere alla signora Myles una domanda sul controllo satellitare. Interventi come quello che ricordava prima il dottor Russo che costano relativamente molto poco (controllare e segnalare tramite Internet la partenza di un camion carico di rifiuti da un'impresa fino a che arriva alla destinazione), secondo la sua esperienza, quanto sono stati utilizzati nel suo paese e quanto possono accelerare il processo di normalizzazione del settore?

MARIANNE M. MYLES, Console generale degli Stati Uniti d'America a Napoli. Lo scambio di informazioni è essenziale e la sua mancanza è stato un problema che noi abbiamo sofferto. Forse anche in Italia vi è mancanza di informazione e di scambi fra i vari enti


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coinvolti. Cito un esempio: in uno degli incontri al Consolato si è discusso del problema internazionale del coinvolgimento della dogana. Si è parlato di un ente in un'altra parte dell'Europa che ha saputo di un trasloco di rifiuti verso l'Italia ma non ha trovato la maniera giusta per passare l'informazione alle autorità italiane, informazione che quindi non è stata utilizzata. Trovare il modo giusto, attraverso Internet o una banca dati o canali formali, per lo scambio delle informazioni tra gli enti coinvolti è essenziale.
Se non è fuori dal protocollo, vorrei rivolgere una domanda al presidente per quanto riguarda l'aspetto internazionale.
Negli Stati Uniti non abbiamo sofferto tanto per il trasferimento internazionale dei rifiuti perché il paese è grande, ma in Europa emerge questo duplice aspetto: il problema nazionale, cioè il trasferimento, ad esempio, da Bologna a Caserta, e quello internazionale, cioè il trasferimento dalla Germania o dalla Francia nel Mezzogiorno d'Italia. Vorrei sapere se nella Commissione parlamentare o nel commissariamento questi due aspetti ben diversi riceveranno un trattamento differenziato ovvero unico.

CLEMENTE SANTILLO, Comandante provinciale della Guardia di finanza, Napoli. Anche io credo che una banca dati e maggiori informazioni siano indispensabili per poter meglio operare. Però ho sentito prima parlare di un documento di accompagnamento per i rifiuti, che per noi operatori delle forze dell'ordine è importante. Tale documento per i rifiuti che vanno in discarica o per i rifiuti speciali che devono essere trattati in altra maniera dovrebbe indicare anche l'itinerario (mi viene in mente il documento di accompagnamento dei TIR). Ciò ci consentirebbe di effettuare un maggiore controllo, supportato dall'informatica e dalle notizie che possono venire dai comuni e da altri enti. Sarebbe utile conoscere dove vi è produzione di rifiuti speciali o tossici che vanno seguiti attentamente per vedere dove vengono riversati. Un documento simile ad una bolla di accompagnamento ci potrebbe favorire nel controllo preventivo.

ENZO CIACCIO, Redattore del Mattino. Perché non si riesce a fare una cosa che almeno a noi profani sembra relativamente semplice?

CLEMENTE SANTILLO, Comandante provinciale della Guardia di finanza, Napoli. Non lo so. Credo che certe decisioni spettino all'autorità di Governo. Soprattutto costringere l'imprenditore o il cittadino ad una serie di osservanze in un periodo in cui essere osservanti di norme, regolamenti, circolari è già abbastanza pressante fa in modo che un simile documento non venga proposto, perché porterebbe un appesantimento nella conduzione delle piccole aziende già gravate da un'organizzazione complessa. Comunque credo che di fronte ai guasti che stanno procurando gli illeciti ambientali esso sia necessario.

FERNANDO FUSCHETTI, Coordinatore regionale del Corpo forestale dello Stato,Campania. Vorrei soltanto aggiungere alcune riflessioni sulla gestione del territorio e sull'uso della strumentazione per avere un monitoraggio continuo.


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Al di là degli impieghi estemporanei richiesti da indagini particolari in cui si deve mettere in evidenza la presenza di determinati composti chimici o di fermentazioni anomale (cosa che abbiamo fatto utilizzato alcune strumentazioni particolari), riprendo un concetto cui ha fatto cenno il dottor Russo. Il problema riguarda la gestione ed il controllo continuo sulle aree già oggetto di sversamento. Poter avere un controllo continuo e vedere le modifiche che avvengono può dare indicazioni sul materiale sversato. Spesso ci siamo dovuti interessare di aree extra discarica dove pensavamo che fosse stato sversato materiale - e lo abbiamo trovato -, ma io credo che di frequente siano stati effettuati sversamenti non consentiti nelle discariche autorizzate.
Una seconda riflessione riguarda la strumentazione idonea in fase di accertamento. Spesso riusciamo a capire che ci sono dei siti in cui sono avvenuti sversamenti, ma è difficile verificare che cosa è stato sversato.
Questo l'abbiamo visto, per esempio, proprio nell'ambito della gestione dell'unità di crisi presso la prefettura di Caserta, dove su alcuni siti individuati anche con la collaborazione dell'ANPA sono ancora in corso le indagini, perché in alcuni casi i metodi invasivi sono estremamente pericolosi per quanto riguarda sia l'ambiente, sia gli stessi operatori.
Un'ultima annotazione a proposito della banca dati e della sensibilizzazione. Come hanno giustamente rilevato il generale Toscano ed altri colleghi, manca una banca di riferimento dove possano affluire i dati di tutti gli operatori e delle istituzioni che hanno competenze in materia di riciclaggio e di controlli su questo tipo di attività. Una banca dati può essere utile anche per le aziende interessate al settore dei trasporti, per esempio, che molto spesso è il referente secondario dell'attività criminale, in quanto provvede alla messa a dimora del materiale sversato da attività industriali o che, comunque, producono rifiuti tossici. L'attività di sensibilizzazione, invece, potrebbe avere grossi risvolti per quanto riguarda sia i continui rifiuti delle comunità rispetto non tanto all'installazione di discariche, che indubbiamente hanno un impatto estremamente negativo dal punto di vista non solo visivo ma anche chimico, quanto di impianti che, anche se sicuri, molto spesso vengono osteggiati a causa anche della disinformazione. È quindi molto importante la fase informativa e formativa dei cittadini.

MASSIMO MENDIA, Rappresentante dell'unione industriali di Napoli. Per quanto riguarda la richiesta di tecnologie di controllo, vorrei ricordare che la settimana scorsa abbiamo presentato un progetto per la realizzazione di un sistema integrato di monitoraggio continuo di tutti i traffici di materiali attraverso i sistemi di trasporto in Campania. Se questa operazione verrà finanziata, entro un anno dovrebbe esserci un nucleo pilota operativo in questo senso. L'idea di fondo è quella di controllare senza alcuna carta, utilizzando invece una tecnologia tipo telepass, tutto il ciclo di trasporto fino allo sversamento negli impianti o nelle discariche, con immediata informazione in un sistema unitario, presso l'ARPA o le prefetture o i carabinieri, di modo che tutto il ciclo sia continuamente monitorato.


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Vi è allo studio un altro progetto, che però è di tipo volontario, che come unione industriali stiamo diffondendo fra gli associati per munirsi di un terminale presso l'azienda che consente di avere informazioni sui camion - ovviamente in maniera automatica - fin dal momento della partenza dalle aziende.
Problemi analoghi, se non ancora più importanti, li abbiamo riscontrati in termini di materiali sversati di tipo ospedaliero. Al riguardo, quindi, nel modello che abbiamo sottoposto al progetto di ricerca è prevista una unità di telesorveglianza automatica, posta dove i camion effettivamente si svuotano, in maniera da avere una videoprova del materiale scaricato.

ANTONIO TOSI, Direttore dell'ARPA della Campania. Nell'intervento di questa mattina avevo anticipato che questa sorta di banca dati, anche se parziale oggi, per ciò che riguarda l'emergenza rifiuti, è ormai una realtà. Le varie regioni italiane, infatti, aderiscono al sistema nazionale (SINA, cioè sistema informativo nazionale ambientale), che a sua volta aderisce a quello europeo. Siamo partiti recependo un progetto fatto redigere tempo addietro dalla regione Campania, relativo in particolare agli acquiferi, ma che poi sarà a tutto campo, ovviamente in base alle disponibilità finanziarie che vi saranno, in modo da poter monitorare i tre ecosistemi atmosfera, territorio e mare.
Vorrei dire che in questo momento è in atto una forte trasformazione. Stamattina avevo genericamente parlato di momento epocale per questa grandissima attenzione sull'ambiente. Mi sembra infatti logico e inammissibile che nel duemila si parli ancora di emergenza. Vi sono non dico difficoltà ma situazioni palpabili. L'Agenzia è nata da sette mesi, per esempio, ma stenta a partire per ritardi burocratici, non dovuti alla classe politica, per resistenze sul campo.

ENZO CIACCIO, Redattore del Mattino. Che significa «resistenze sul campo»?

ANTONIO TOSI, Direttore dell'ARPA della Campania. Resistenze sul campo perché l'Agenzia deve recepire, praticamente, tutti i laboratori ambientali che pervengono dalla sanità. E questo complica la vita. Stante tutti i controlli che devono essere fatti, oggi l'Agenzia in realtà vive dell'altro 50 per cento. Tra l'altro, proprio in questi giorni è stato fatto un contratto per recepire tutto ciò che il commissariato ha individuato per passare dall'emergenza all'ordinario; in questa fase di trasferimento l'Agenzia dovrà affiancarsi all'ANPA, che sta completando il lavoro sul censimento dei siti inquinati. Comunque, in considerazione della forza della legge nazionale e di quella regionale, credo che si tratti semplicemente di ritardi. Torno quindi a ribadire che questo seminario pubblico, così fortemente voluto dal presidente Scalia, è molto importante, perché costringe un po' tutti gli operatori a confrontarsi. È così perché vi sono anche amministratori che mi hanno detto di non conoscere la legge istitutiva dell'Agenzia, per esempio, o quelle sull'ambiente. Purtroppo, per quanto ne parlino i giornali o se ne parli nei convegni,


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ciò che potrebbe sembrare pura e mera esercitazione verbale, nella realtà finisce per essere una non informazione molto grave. Si tratta però di un dato che, a mio avviso, nei fatti sarà superato, perché ormai è generale la volontà di andare in questa direzione.
Ma vi è ancora un altro dato, nel senso che non siamo ancora convinti di ciò che stiamo facendo. Proprio stamattina, per esempio, sono stato costretto a chiedere al direttore tecnico di intervenire a Roma ad una riunione della protezione civile a proposito di ciò che è successo a Cervinara: se qui si parla di rifiuti, lì si parla del territorio e del dissesto idrogeologico; ebbene, sono stati convocati tutti i soggetti, che devono intervenire non tanto per quanto riguarda l'emergenza, quanto per la pianificazione, visto che i tre quinti del territorio della Campania sono a dissesto idrogeologico. Scusatemi se divago, ma il senso è questo: ho dovuto chiedere di essere invitato perché si erano dimenticati dell'ambiente, nonostante si parlasse di pianificazione dell'ambiente. È vero che il disastro idrogeologico è di competenza del Servizio geologico nazionale e, «per li rami», delle autorità di bacino, però è impensabile che nell'ecosistema non si tenga presente chi deve monitorare il territorio. Avremo il tempo di chiarire che ci siamo anche noi, visto che c'è una legge nazionale. Può sembrare strano ma è così.
Con un po' di calma, con questi seminari pubblici, con tutte le forze possibili in campo e, chiaramente, con l'autorevolezza che il Governo e le altre istituzioni governative danno alla valenza ambientale, noi risponderemo a quello che si è detto poco fa. Ma la banca dati è già stata inventata, è già una realtà. Ciò che diceva prima l'ingegner Mendia è nell'aria, ma dobbiamo trovare i soldi per farlo. Ci sono i cervelli e le leggi, ma ci vuole un momento di maggiore attenzione da parte di tutte le istituzioni, affinché l'ambiente trovi finalmente chiarificazione. Bisogna passare dall'emergenza all'ordinario, ma nella maniera più corretta. Le leggi ci sono, i soggetti sono stati individuati. Mi sembra che le forze dell'ordine e la magistratura stiamo facendo qualcosa di veramente incredibile, perché non c'è un soggetto finale al quale poter poi consegnare quanto meno ciò che noi in realtà dovremmo fare nell'ordinario. Ci sono tutta la fase di controllo e un tentativo di prevenzione. Noi siamo soltanto l'aspetto tecnico, chiaramente, ma non si può parlare sempre di emergenza anche da un punto di vista di repressione; bisogna rendere questo territorio fruibile, e per renderlo tale dobbiamo portare avanti le leggi che ci sono e che però devono essere applicate a tutto campo e rispettate da tutte le istituzioni presenti. Il Servizio tecnico nazionale, per esempio, è stato conferito alla super Agenzia dell'ambiente, per cui nelle singole regioni dovrebbe esserci il trasferimento del Servizio idrografico nazionale e del Servizio idrologico. Questo è un altro momento di verifica. Speriamo che non sia un elemento di confusione e che ci sia un unico soggetto in grado di recepire tutti questi servizi in sede regionale, contribuendo a far sì che le forze dell'ordine e tutti quelli che operano in questo campo abbiano un riferimento certo.
È dunque in atto uno sforzo comune. Continuiamo a parlare di emergenza, però a me sembra che l'orizzonte sia molto chiaro. Dobbiamo solo sforzarci tutti a dialogare. Quindi, ben venga chi da


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Roma, come in questo caso, viene qui per cercare di chiarire che vi è bisogno di questo confronto e per delineare un orizzonte ordinario che consenta di uscire dall'emergenza. Ovviamente ciò non significa criticare l'operato del passato, perché è importante pensare al futuro.

ENZO CIACCIO, Redattore del Mattino. Prima di lasciare la parola al presidente Scalia per le conclusioni, mi permetto di rilanciargli la parola «emergenza», che, non a caso, è stata un po' il filo conduttore di tutti gli interventi, chiedendogli quindi, presidente, quando e in che modo sia possibile uscire da questa emergenza, che mi sono sempre ritrovato tra i piedi in tutti gli anni in cui mi sono occupato di questo argomento.

Conclusioni.

MASSIMO SCALIA, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta. Per quanto riguarda l'ultima domanda posta nella tavola rotonda, l'aver messo in campo un'indagine conoscitiva della Commissione d'inchiesta sull'istituto di commissariamento serve esattamente a dare una risposta a questa domanda, che io ovviamente non posso anticipare adesso perché è compito della Commissione. Questo è il primo seminario che svolgiamo; un altro é già programmato a Bari per la Puglia ed altri ne faremo poi in Calabria ed in Sicilia; successivamente ascolteremo i tre ministri che sono a capo della trafila delle ordinanze di commissariamento e poi faremo le nostre valutazioni e daremo le nostre indicazioni al Parlamento ed al Governo.
Tutti sottolineiamo che bisogna superare l'emergenza anche perché l'istituto di commissariamento è così forte come sottrazione di poteri e responsabilità ai livelli locali e territoriali che non si può invocare l'emergenza quando questa dura sei anni; questo appartiene all'implicito e al banale, ma tutte le riflessioni puntuali che ho sentito oggi, le critiche e le osservazioni saranno ovviamente materia di valutazione per il documento che alla fine di questa attività di indagine predisporremo per il Parlamento e per il Governo.
Questa, dicevo, è la prima esperienza di seminario che facciamo e mi associo all'osservazione che veniva fatta circa le presenze e le assenze. Ci sarà utile per le successive occasioni. Noi chiamiamo a confronto un po' tutti quelli che nella contingenza del commissariamento hanno un ruolo, quindi le autorità degli enti locali, degli enti territoriali, le strutture del commissariamento, la magistratura e le forze dedicate al contrasto dei fenomeni illegali; a questo proposito credo che già da oggi si possa mettere in carnet il fatto che nei prossimi incontri ci sia una partecipazione più robusta soprattutto da parte di sindaci e assessori, magari chiedendo loro degli interventi scritti. Cercheremo insomma di avere una risposta più ampia e più coinvolgente.
Sulle questioni specifiche emerse in questa tavola rotonda, sul delitto ambientale non mi debbo più ripetere perché rischierei di manifestare del narcisismo, peraltro risultato finora impotente; quindi risparmio questo tema su cui la Commissione d'inchiesta si è molto impegnata. Speriamo ora di vedere i risultati.


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Sulle altre questioni, che hanno comunque molto a che vedere con l'introduzione delle novità tecnologiche per controllare il ciclo dei rifiuti, mi sembra che le osservazioni dell'ingegner Mendia siano basilari perché confermano che oggi è possibile andare al di là dell'accompagnare e seguire il percorso dei rifiuti a livello documentale, che è quello che accade oggi, per cui il cosiddetto giro-bolla è truffa ordinaria, con la quale si va alla declassificazione dei rifiuti di bolla in bolla. Viceversa il ricorso ad un circuito informatico per seguire questo cammino, soprattutto a livello regionale, che credo sia la dimensione adatta, consente un controllo più puntuale delle operazioni, almeno di quelle che hanno un inizio ed una fine leciti. Quanto poi ad un monitoraggio in continua su operazioni illecite, si può certo fare qualcosa ma nell'esperienza della Commissione vi sono anche gli sversamenti di rifiuti pericolosi lungo le autostrade, per cui capirete che non c'è satellite che tenga. Si può fare sicuramente meglio ma evitare certe flagranti ed inaccettabili illegalità è demandato ad una crescita collettiva culturale degli amministratori, delle imprese, di tutti perché certi fenomeni non si abbiano a ripetere.
Sarebbe forse temerario pensare che la tecnologia possa darci una risposta ad un problema di questo tipo, cioè il monitoraggio in continua per prevenire o cogliere sul fatto sversamenti illeciti o altre operazioni illecite credo sarebbe fantascienza.
Sulla questione della banca dati, ognuno ha la sua. Il dottor Tosi si riferiva a quella del SINA, ho però il sospetto che soprattutto in materia di ecomafie, rifiuti, eccetera, la banca dati cui si fa riferimento è un'altra. La Commissione d'inchiesta se ne è costruita una e nel giro di poche settimane l'analisi dei dati di questa banca dati (che riguarda i titolari delle società, i nomi delle società e l'incrocio delle partecipazioni e dei nomi) sarà messa a disposizione. Si tratterà poi di vedere, anche all'interno dei regolamenti severi della Commissione d'inchiesta, se questa banca dati, già densa di circa mille nominativi di persone giuridiche e di più di 2500 titolari di aziende varie, possa essere messa a disposizione degli operatori, degli amministratori e dei magistrati. Questo sarà un problema da affrontare a livello regolamentare.
Una risposta particolare vorrei dare al console Myles. Noto con piacere la sua presenza e le cose che diceva, questa sensibilità particolare che viene da un paese nel quale - lo voglio ricordare - l'attività svolta ormai oltre dieci anni fa dell'EPA, che nel triennio 1988-1990 comminò multe elevatissime alle aziende che si comportavano in modo scorretto (questa azione fu anche oggetto di un film) ha comportato due fatti: un forte deterrente e quindi la diminuzione di comportamenti scorretti, non soltanto ecologicamente ma anche criminali, e addirittura la crescita - lo ricordavo nella relazione - di una mentalità per cui la correttezza, la virtuosità ecologica diventa elemento di selezione del mercato e di competitività.
Le industrie che si comportano correttamente dal punto di vista ecologico sono quelle che poi hanno mercato, le altre vengono lentamente resecate ai bordi. Questo sta accadendo in tutta Europa, stenta invece ad affermarsi in Italia in virtù di una serie di ritardi che riguardano l'amministrazione centrale e quelle periferiche, ma anche una certa pigrizia del sistema delle imprese che troppo tardi


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ha visto nel business dei rifiuti una vera, grande e oltretutto duratura possibilità. Solo ora debolmente e timidamente sta cominciando a strutturarsi: rispetto ai cento milioni di tonnellate di rifiuti (parliamo sempre di emergenza con riferimento ai solidi urbani, ma questi sono meno della metà dei rifiuti speciali), rispetto a questo cumulo enorme di rifiuti che ogni anno incombe sul nostro paese, o abbiamo un sistema industriale di smaltimento oppure non riusciremo mai a venirne a capo. Il sistema delle imprese sta superando i gravi ritardi che aveva e anche qui forse c'è qualcosa più che la speranza.
Sui traffici transfrontalieri abbiamo colossali difficoltà. Le abbiamo innanzitutto a livello europeo perché la definizione di rifiuto è ancora in ballo, per cui materiali che sono considerati rifiuti in un paese non lo sono in un altro; questo provoca forti tensioni all'interno dei diversi paesi dell'Unione europea; siamo arrivati al punto che atteggiamenti che erano considerati più rigorosi, (tradizionalmente quelli del nord Europa) stanno adesso diventando leggermente meno rigorosi perché il business dei rifiuti interessa ormai grandi circuiti di impresa e allora, per esempio, il fatto che la Germania sia il paese più riciclatore, che cioè ha realizzato grandi obiettivi nel recupero materiali, va anche confrontato con il fatto che la Commissione ha trovato in vari capannoni in Italia intere partite della parte secca della raccolta differenziata tedesca che non sapevano dove mettere e hanno spedito in Italia, Spagna ed altri paesi. Nella discussione che c'è oggi a livello europeo, ma anche in Italia, sulla definizione di rifiuto è ormai trasparente lo schierarsi di grandi interessi a favore di una opzione o di un'altra.
Il caso Erika da questo punto di vista è trasparente. Abbiamo assodato che l'Erika non trasportava catrami, quello che gli inglesi chiamano tar, la morchia, ma oli combustibili pesanti. Ma nell'ipotesi che avesse trasportato catrami, questi in quasi tutta l'Europa sono considerati un rifiuto. In Italia invece ha addirittura una posizione privilegiata perché la potenza dei petrolieri italiani ha fatto sì che il tar gassificato fosse considerato in modo miracoloso fonte assimilabile a quelle rinnovabili e quindi disciplinato in modo particolarmente vantaggioso. L'energia elettrica prodotta da tar gassificato viene ritirata in termini estremamente vantaggiosi per chi fa questo tipo di produzione. È una delle tante anomalie italiane, ma è un buon esempio della differenza che c'è a livello europeo sulla definizione di rifiuto.
Altra grande difficoltà è il controllo sulle frontiere. È vero che i rifiuti non sono una merce qualunque, ma esiste anche la cosiddetta area Schengen e se è vero che per i rifiuti pericolosi esiste una disciplina particolare, è anche vero che questa può essere facilmente elusa se le definizioni non sono rigorose, le classificazioni non sono uniformi e i controlli sono fluttuanti. Al riguardo stiamo male. Della classificazione dei rifiuti ho detto prima e i controlli sono resi ancor più complicati da un doppio sistema di codifica. Abbiamo scoperto appunto che c'è una codificazione a fini doganali della Guardia di finanza, che è diversa da quella che marca i diversi tipi di rifiuti a livello europeo (le liste verde, ambra e rossa). Questo sicuramente non facilita le autorità preposte al controllo che si trovano di fronte a codici diversi. In più, per quel che riguarda l'Italia, gli strumenti


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di controllo (sto parlando di quelli alle frontiere) sono al momento semi-inesistenti. Il valico di Gorizia è tuttora attrezzato per fare controlli sui camion che portano rifiuti, ma altri valichi di frontiera non lo sono. Abbiamo sottolineato il problema al Governo, c'è stata anche una risposta positiva, ma bisogna attrezzare i valichi di frontiera. Per quanto riguarda i porti, altra frontiera del paese, sono pochi mesi che siamo riusciti a coinvolgere le autorità marittime e le capitanerie di porto, che hanno mille competenze ed incombenze, nella attenzione che va data al traffico dei rifiuti, in particolare di quelli pericolosi, che passa appunto per i porti. In questa direzione si stanno ancora muovendo i primi passi.
Sulle normative che dovrebbero portare alla conoscenza dei trasferimenti di rifiuti da un paese all'altro, anche qui c'è complessità, farragine e difficoltà di vario genere. Il panorama è tutt'altro che entusiasmante: uno spicchio di questo universo verrà fornito nelle prossime settimane dalla Commissione parlamentare d'inchiesta che da molti mesi ha messo in opera un gruppo di lavoro sul problema del traffico dei rifiuti. La prima tranche di questo lavoro sarà un documento proprio sui traffici transfrontalieri. Utilizzeremo le osservazioni che abbiamo ascoltato (in parte le avevamo già valutate ma per altra parte sono state sicuramente un utile suggerimento) per rappresentare al Parlamento ed al Governo una situazione che francamente necessita di ricondurre ad uniformità tanti input e tanti elementi a livello europeo perché la forte disomogeneità che ancora esiste rende molto problematico riuscire a seguire i traffici di rifiuti da un paese all'altro. C'è un'area di libero scambio, ma se non si definisce bene cosa sia rifiuto, tutto diventa merce e allora gira tranquillamente senza impedimenti. Se poi non ci sono neppure i controlli, allora siamo davvero messi male. Questi sono in sintesi i problemi che abbiamo di fronte.
Ringrazio tutti gli intervenuti per l'attenzione e i contributi recati, di cui terremo ovviamente conto nel documento finale.

Il seminario termina alle 17.15.


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ALLEGATO N. 2

Rapporto sullo stato di attuazione delle attività di competenza del commissario delegato

(prodotto da Raffaele Vanoli, Vicecommissario delegato per l'emergenza della Regione Campania)


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RAPPORTO SULLO STATO DI ATTUAZIONE DELLE ATTIVITÀ DI COMPETENZA DEL COMMISSARIO DELEGATO

Premesse

A circa tre anni dall'emanazione del Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti, grazie ai poteri derogatori di alcune disposizioni legislative concessi al Commissario Delegato ed in particolare alle ultime Ordinanze , la situazione dello stato di attuazione delle azioni del Commissario Delegato a partire dal Marzo 99, si presenta con caratteristiche di "maturità" tali da costituire un punto di riferimento in termini di modello tecnologico-gestionale sotteso dalle ordinanze stesse e confermato dagli orientamenti precisatisi negli ultimi anni.
Il modello "Campania" così determinato infatti può costituire un punto di riferimento per altre realtà in quanto per la prima volta il sistema integrato di smaltimento dei rifiuti è stato affrontato e si sono avviate tutte le azioni necessarie per la risoluzione di tutte le problematiche connesse in un ambito territoriale vasto quale è quello della regione Campania. La popolazione interessata ammonta infatti a circa 6 milioni di abitanti per una produzione complessiva di rifiuti pari all'incirca a 2,5 milioni di tonnellate annue.

AZIONI SVOLTE DALL'EMANAZIONE DELL'ORDINANZA MINISTERIALE n. 2948 del 25 febbraio 1999

In armonia con la struttura tipica delle ordinanze relative ai rifiuti, le azioni del Commissario Delegato si sono svolte prevalentemente rivolte ai seguenti settori:
1. alla raccolta differenziata ed al recupero di materiali.
2. alla produzione ed utilizzo di combustibile derivato da rifiuti (CDR) a partire dalla frazione indifferenziata dei rifiuti urbani residuale dalle raccolte differenziate.
3. Alla bonifica dei siti inquinati e alla messa in sicurezza e bonifica delle discariche autorizzate e non.
4. Agli interventi di risanamento ambientale, igienico-sanitari, idrogeologici e di regimazione idraulica.

In allegato alla presente viene riportato lo stato di attuazione di tutte le azioni espletate dal Commissario Delegato, di seguito invece si riportano sinteticamente le azioni svolte in tutti i precedenti settori:


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1. Raccolta differenziata ed al recupero di materiali.

L'azione piu decisa svolta dal Commissario Delegato nell'ultimo anno è stata proprio quella di dare un forte impulso all'attivazione della Raccolta differenziata. Nei dettagli si rimanda alla relazione del Sub Commissario per l'attivazione della raccolta differenziata.
In linea generale i punti salienti sono stati:
- Avvio della realizzazione delle isole ecologiche a livello comunale al fine di costituire la prima infrastruttura necessaria al servizio del cittadino per poter favorire la differenziazione del rifiuto prodotto;
- Acquisto con gara comunitaria delle attrezzature necessarie per dotare i consorzi degli strumenti indispensabili per l'attivazione della raccolta separata;
- Assunzione dei lavoratori ex LSU per 2000 unità per l'inizio di una fase di attivazione immediata soprattutto nelle aree più densamente popolate;
- Attivazione della stazione di trasferenza e compattazione di Flumeri - Grottaminarda per l'organizzazione del sistema dei trasporti a latere della raccolta differenziata.

2. Produzione ed utilizzo di CDR dai rifiuti a valle della raccolta differenziata.

2.1 Impostazione del modello gestionale

Il modello tecnico-gestionale adottato prevede che la totalità dell'indifferenziato residuale raccolto venga direttamente conferito agli impianti di produzione di CDR gestiti unitariamente agli impianti dedicati di combustione e recupero energetico dello stesso, in due soli ambiti relativi, rispettivamente, alla Provincia di Napoli ed all'insieme delle province rimanenti; all'interno di ciascun ambito si realizza la valorizzazione energetica attraverso un impianto di combustione ed un numero (3 o 4) di impianti di produzione commisurato alle caratteristiche specifiche del territorio da servire.
Si sono quindi definite le localizzazioni degli impianti di produzione di C.d.R. nella Provincia di Napoli secondo il seguente schema:


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La potenzialità riportata è riferita alla produzione di rifiuti urbani nell'anno 1997 al netto del 35% della Raccolta Differenziata.
Analogamente per le altre Province (Avellino, Benevento, Caserta e Salerno), lo schema è il seguente:

Con Ordinanze n. 165 e 166 del 28 dicembre 1998 il Commissario Delegato ha preso atto delle graduatorie finali di merito redatte dalla Commissione giudicatrice dell'Appalto per l'affidamento del Servizio di Smaltimento dei Rifiuti.

2.2 Affidamento del Servizio nell'anno 1999

Solo nell'aprile 1999, a seguito dell'emanazione dell'Ordinanza 2948 del 25 febbraio 1999 si è potuto procedere all'aggiudicazione provvisoria del Servizio ed instaurare l'iter amministratio previsto dalle Ordinanze Ministeriali che prevede:
1. Redazione del progetto;
2. Valutazione della compatibilità ambientale da parte della Commissione Ministeriale VIA, in collaborazione con i Sindaci dei Comuni interessati;
3. Redazione del progetto definitivo e relativa approvazione;
4. Emanazione Ordinanza di espropriazione delle aree;
5. Consegna delle aree e successivo inizio dei lavori;

Tutte le progettazioni sono state inviate alla Commissione Ministeriale VIA nel giugno 1999 ed il parere di compatibilità ambientale è stato emanato solo per gli impianti di produzione del CdR nell'Agosto del 1999. In particolare per alcuni impianti, quali quelli della provincia di Avellino e di Salerno, il parere della Commissione VIA ha evidenziato l'opportunità di localizzazioni alternative.
Putroppo la possibilità di delocalizzare gli impianti così come previsto nel Bando di gara non era stata prevista nelle Ordinanze Ministeriali e solo con l'emanazione dell'ultima Ordinanza Ministeriale ( la n. 3032 del 21 dicembre 1999) al Commissario Delegato sono stati conferiti i poteri di delocalizzazione degli impianti previsti nel Bando emanato.
In particolare per l'impianto di Battipaglia, pur essendo stato localizzato in area ASI in prossimità di due impianti di depurazione e in zona destinata dal PRG ASI quale "Zona destinata ad impianto di incenerimento" è iniziato un lungo e difficile iter per l'individuazione


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di soluzioni alternative che ad oggi non ha trovato ancora una soluzione positiva. Per Avellino invece, nel dicembre 1999 nonostante la individuazione di una soluzione alternativa nell'area ASI di Pianodardine su segnalazione degli Enti locali ed il successivo parere della Commissione VIA si è dovuto procedere ad una ulteriore delocalizzazione sempre all'interno dell'Area ASI di Pianodardine nel Comune di Avellino. Quest'ultima soluzione ha comportato però un parere di compatibilità ambientale subordinato al parere dell'autorità di Bacino competente (ai sensi della Legge n. 226 del 1999 e della L.R. n. 8 del 1994). Nel frattempo nel dicembre 1999 le Autorità di Bacino Regionali hanno emanato un "Piano straordinario per la rimozione delle situazioni di rischio idrogeologico più alto" ex lege 226 del 1999 per cui tutti i progetti già inviati alla Commissione VIA sono stati inviati alle Autorità di Bacino competenti che ad oggi non hanno rilasciato il proprio parere.
Per gli impianti di termovalorizzazione invece il parere della Commissione VIA è stato emanato solo per l'impianto della provincia di Napoli il 31 dicembre 1999. Dalle suddette considerazioni si evince facilmente che nonostante i poteri commissariali con possibilità derogatorie di alcune leggi vigenti ed il continuo supporto del Ministero dell'Ambiente l'iter complessivo di definizione dei due sistemi di smaltimento dei rifiuti a valle della raccolta differenziata ad oggi non ha ancora trovato la soluzione definitiva.
Ad oggi per ciascuno dei tre impianti di produzione del C.d.R. e per l'impianto di termovalorizzazione della provincia di Napoli è stato già formulato il parere di compatibilità ambientale ed è in corso la definizione della bozza di Accordo di Programma. Sono stati approvati inoltre i progetti di Giugliano e Caivano per i quali sono state emanate anche le relative Ordinanze Commissariali di acquisizione delle aree.
Analoghe Ordinanze di approvazione progettuale sono state emanate per gli impianti di produzione del CdR di Santa Maria Capua Vetere (CE) e di Pianodardine (AV), mentre è in corso di elaborazione progettuale la proposta di delocalizzazione di Casalduni (BN) in alternativa a Piano Borea.
Si prevede quindi in tempi brevissimi l'avvio dei lavori per tutti gli impianti della provincia di Napoli e per gli impianti di produzione del CdR di Caserta e Avellino. La realizzazione degli impianti di produzione del CdR (prevista in 300 giorni) consentirà la chiusura definitiva della discariche esistenti nelle stesse province ed attualmente gestite dal prefetto di Napoli.

3. Bonifica dei siti inquinati.

Tenuto conto della estrema difficoltà nella esecuzione dei dettami delle Ordinanze a partire dalla 2774/98 alla 3031/99, le attività concernenti le problematiche relative alla bonifica dei siti inquinati sono state avviate in varie direzioni.


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Si è dato inizio all'analisi di tutte le segnalazioni urgenti pervenute dai vari Enti, e si è proceduto ad attivare tutti i necessari accertamenti con sopralluoghi, ecc..
La metodologia di lavoro utilizzata, con particolare riferimento alle attività di censimento, segue la falsariga delle procedure applicate per la redazione dei piani di bonifica di cui al Decreto del Ministero del Ambiente del 16 maggio 1989 e delle integrazioni definite nel decreto legislativo n. 22 del 1997, nonché delle specifiche contenute nel quadro normativo delle Ordinanze citate.
Pertanto l'attività di censimento necessariamente è stata distinta in tre fasi.

- Prima fase: comprende il censimento delle aree che sono state oggetto di abbandono incontrollato di rifiuti, discariche anche autorizzate ed esaurite e non ancora messe in sicurezza, aree lacuali naturali che sono state oggetto di sversamento di acque reflue o di altri scarichi incontrollati, aree lacuali artificiali per le quali si sospetta che in esse siano stati affondamenti di fusti metallici contenenti sostanze pericolose, aree fluviali ed aree portuali. Questa prima fase di lavoro è in corso di completamento e, comunque, si è data priorità ai comuni compresi nella fascia di territorio del "Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano", definito sito nazionale ai sensi della legge n. 426 del 1998.

- Seconda fase: comprende il censimento delle aree industriali individuate a norma del Decreto del Ministero dell'Ambiente 16 maggio 1989 e del decreto legislativo n. 22 del 1997. Questa fase di lavoro è stata appena avviata.

- Terza fase: comprende il censimento dei siti inquinati da amianto. Questa ulteriore competenza è stata definita, nella recente Ordinanza del Ministero dell'interno N. 3111/99. Questa ulteriore fase di lavoro richiederà l'applicazione di specifiche metodologie di censimento che già sono state adottate in altre regioni.

Limitatamente alla prima fase di censimento, le fonti di informazioni che vengono utilizzate sono le seguenti:
- Dati segnalati al Commissario di Governo.
- Dati forniti dall'Unità di Crisi di Caserta.
- Dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato.
- Dati forniti dalle amministrazioni comunali.
- Rapporti tecnici predisposti da Consulenti Tecnici d'Ufficio (CTU) attivati dalla Procura competente.
- Dati forniti dai Presidi Multizonali ex LIP.
- Sopralluoghi effettuati da ANPA e dalle Province.
- Sulla base dei dati raccolti, nonché di quelli che periodicamente vengono acquisiti, si sta procedendo secondo il seguente schema.


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Un primo rapporto di censimento, e relativo al "Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano", è stato emesso nel Novembre '99 ed è in via di ultimazione l'estensione di tale rapporto all'intero territorio regionale.
Per quanto concerne la priorizzazione degli interventi, si è proceduto ad applicare la classica metodologia a "punteggio", tenendo conto dei dettami del decreto ministeriale del 16.05.89 e dell'aggiornamento previsto dal decreto legislativo n. 22 del 1997 nonché dei decreti di attuazione ivi previsti.
In concreto la metodologia di priorizzazione degli interventi segue sostanzialmente la procedura "HRS" (Hazard Ranking System) del


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l'"EPA" (Environmental Protection Agency) con opportune semplificazioni e pur conservando i criteri ispiratori iniziali.
Tale metodologia consente di effettuare un primo screening per un giudizio preliminare di "pericolosità" del sito inquinato.
I risultati di queste applicazioni visualizzano le possibili vie di migrazione degli inquinanti ed evidenziano altresì i punti deboli del percorso dove é possibile l'innesco di meccanismi di migrazione; essi costituiscono, pertanto, la base necessaria per indirizzare, in maniera razionale, gli interventi sia a breve termine che a medio termine.
Analogamente a quanto prevede la metodologia predisposta, l'HRS prende in considerazione quattro vie di migrazione delle sostanze pericolose presenti nel sito:
- Esposizione diretta
- Aria
- Acque sotterranee
- Acque superficiali

In Italia sono stati messi a punto dei modelli a livello regionale (p. es. Piemonte, Sicilia, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, ecc.) alcuni dei quali tengono anche conto della qualità dei dati disponibili.
Lo schema seguente è relativo alla metodologia in corso di applicazione nell'ambito della Emergenza Rifiuti Campania e sintetizza i raggruppamenti principali di parametri che sono considerati nel calcolo del rischio relativo. Partendo dalle caratteristiche del rifiuto (sorgente inquinante), l'inquinamento raggiunge i diversi ricettori attraverso le varie vie di migrazione.


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In considerazione della disponibilità attuale dei dati e della necessità di pervenire in tempi brevi ad una prima definizione delle priorità degli interventi, la metodologia in corso di utilizzo prende in considerazione un numero molto ristretto di parametri e va considerata uno strumento dinamico, passibile quindi di ulteriori implementazioni all'aumentare del livello di conoscenza delle caratteristiche dei siti.
Il primo blocco è relativo alle caratteristiche del rifiuto e definisce la sorgente di rischio per quanto riguarda il volume dei rifiuti, la tipologia di smaltimento, lo stato fisico e la classificazione dei rifiuti a fronte della normativa vigente (cfr. il decreto legislativo n. 22 del 1997).
Il secondo blocco dello schema rappresenta le vie di migrazione e valuta i meccanismi di trasporto in relazione alle caratteristiche sitologiche e di contenimento degli inquinanti dalla sorgente fino alle soglie dei ricettori.
Il terzo infine porta alla determinazione del danno derivante dalle risorse risultate contaminate o a rischio di contaminazione (ricettori). I fattori considerati sono: la popolazione, l'uso antropico delle risorse naturali (acque superficiali/sotterranee e suolo) ed i beni ambientali che possono subire danno a seguito della migrazione.
I quattro valori, che derivano dall'applicazione di questo schema di calcolo alle singole vie di migrazione (esposizione diretta, aria, acque sotterranee e acque superficiali), vengono normalizzati in modo che ognuno di essi assuma un punteggio compreso fra 0 e 100 e sia rappresentativo del livello di rischio relativo a quella via.
Nonostante lo schema generale di calcolo si mantenga analogo nelle quattro vie di migrazione considerate, i parametri che concorrono al calcolo di ognuna di esse sono diversi. In tabella 1 vengono presentati i parametri, utilizzati nello specifico caso della Regione Campania, necessari a svolgere le analisi previste per le acque sotterranee, acque superficiali, aria e contatto diretto, si tratta complessivamente di 24 parametri che descrivono le caratteristiche del corpo rifiuti, le vie di migrazione ed i ricettori potenzialmente esposti.


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Nelle more dell'applicazione del modello di priorizzazione sopra riportato, la Struttura Commissariale, unitamente all'ANPA, ha comunque avviato una serie di interventi caratterizzati da una contaminazione in atto con possibili impatti ambientali e sulle popolazioni, nonché azioni di risanamento in aree interessate dal completamento di importanti opere pubbliche; alcuni di tali interventi vengono di seguito elencati:
- Lago Miseno di Bacoli (Na) (contaminazione da reflui urbani);
- Montecorvino Pugliano (Sa) (discarica RSU);
- Villa di Briano (Ce) (cumuli di rifiuti in big-bags depositati sulle sponde dei Regi Lagni);
- S.Angelo in Formis di Capua (Ce) (lago artificiale-ex cava di sabbia colmato anche con rifiuti industriali);
- Villa Literno (Ce) (siti vari in loc. Masseria Annunziata, Cupono Sagliano, ecc..);
- Acerra (Na) (ex cave in loc. Curcio e Calabricito);


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- Comune di Frignano (Ce) ( inquinamento da scorie di fonderia e fanghi industriali);
- S. Cipriano Picentino (Sa) (località Tuppolo - Ampliamento 3a corsia Autostrada SA/RC);
- Angri e S.Antonio Abate (Sa/Na) (Completamento Variante S.S.268-Vesuvio);
- Torre Annunziata (Na) (Rifiuti depositati presso il Canale Conte di Sarno);
- Comune di Napoli - Porto - Darsena Marinella (reflui urbani);
- Comune di Napoli - Porto - Darsena Petroli (inquinamento da idrocarburi);
- Comune di Saviano (Na) (inquinamento da idrocarburi);
- Comune di Pomigliano d'Arco (Na) (area industriale dismessa);
- Comune di Napoli - Bagnoli - area marina antistante (monitoraggio e caratterizzazione inquinamento marino).

4. Interventi di risanamento ambientale, igienico-sanitari, idrogeologici e di regimazione idraulica.

L'Ordinanza 2948 del 25 febbraio 1999 e successive modifiche ed integrazioni ha assegnato al Commissario delegato, Presidente della Giunta Regionale della Campania, la competenza relativa agli interventi di risanamento ambientale, igienico-sanitari, idrogeologici e di regimentazione idraulica nelle aree del comprensorio Litorale Domitio Flegreo ed Agro Aversano, nelle aree interessate delle antichità archeologiche riguardanti i Comuni di Bacoli, Monte di Procida e Pozzuoli, nell'area costiera dei Comuni di Portici, Ercolano, Torre del Greco, nell'area della costiera sorrentina, negli alvei del Fosso Reale e Cozzone e nei bacini lacustri del litorale flegreo.
Il Commissario progetta e realizza le integrazioni e gli adeguamenti funzionali dei sistemi di collettamento e depurazione che interessano gli impianti di depurazione di Nola, Acerra, Marcianise, Napoli Nord, Foce Regi Lagni e Cuma, l'impianto di depurazione di Punta Gradelle ed il sistema di collettamento e depurazione delle isole del Golfo di Napoli. Il Commissario, inoltre, progetta e realizza le opere di fognature, collettamento e depurazione finanziate con deliberazione CIPE del 21/4/1999 e subentra nelle attività già poste in essere dal Ministero dell'Ambiente ai sensi dell'articolo 6 comma 6 della legge 23/5/1997 n. 135.
Le azioni intraprese dalla Struttura Commissariale sono state immediatamente indirizzate alla risoluzione delle problematiche, evidenziate dall'Amministrazione Provinciale di Napoli, riguardanti l'anomalo funzionamento delle stazioni di sollevamento di Licola Mare ed Alveo Camaldoli, a servizio dell'impianto di depurazione di Cuma.


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In particolare sono stati approvati i progetti esecutivi relativi all'impianto di sollevamento Alveo Camaldoli e Licola Mare.
È stata espletata la gara di appalto per l'impianto di sollevamento Licola Mare ed è in corso la procedura per la gara di appalto dell'impianto di sollevamento Alveo Camaldoli.
Il Commissario ha rivolto altresì la propria attenzione al problema dei laghi salmastri inseriti nel comprensorio dell'area Flegrea. A tale riguardo è stata acquisita una prima relazione sintetica predisposta dall'ENEA inerente l'applicazione dei modelli matematici eutrofia-distrofia ed idrodinamico al caso del lago Miseno.
I risultati delle simulazioni hanno evidenziato come il processo di risanamento della laguna costiera possa essere accelerato mediante la modifica della circolazione idrica della laguna attraverso una regolazione dei flussi di marea.
La Struttura Commissariale così come disposto dall'Ordinanza n. 3031 del 21 dicembre 1999 per ricorrere all'articolo 37-bis e seguenti della legge 109 del 1994, ha incaricato la Sogesid di redigere il progetto esecutivo per la riattivazione della foce posta in località Miliscola.
Alla Sogesid si è dato l'incarico di redigere il progetto esecutivo "ristrutturazione statica e funzionale del collettore di Cuma e della bretella di collegamento all'impianto di depurazione di Naspoli Ovest (Cuma)". Tale progetto deve prevedere l'eliminazione dello sfioro che ha recapito nel lago d'Averno e che potrebbe essere concausa dell'inquinamento del bacino.
È in fase di realizzazione il progetto, finanziato dai Ministeri dell'Ambiente e del Lavoro, ai sensi della Legge 160/88, denominato "creazione di una struttura di servizi per l'ambiente nella Regione Campania". Ad oggi sono stati liquidati cinque S.A.L.
Sono in fase di istruttoria i progetti contrassegnati con i nn. 69 e 30, di cui al decreto ministeriale 21.10.90, inclusi nella programmazione regionale P.T.T.A. 94/96 ed affidata al Commissario per l'esecuzione e la gestione.
Il Commissario, relativamente agli interventi contrassegnati con i nn. 20, 27, 32 e 33 approvati con decreto ministeriale 21.10.90, ha richiesto relazioni in merito allo stato dei lavori alle Amministrazioni titolari di progetto.
L'O.M. n. 2948 del 25 febbraio 1999 e successive modifiche ed integrazioni ha affidato al Commissario Delegato il compito di progettare ed eseguire le integrazioni e gli adeguamenti funzionali dei sistemi di collettamento e di depurazione interessanti gli impianti di Nola, Acerra, Marcianise, Napoli Nord, Foce Regi Lagni e Cuma.
A tal fine la struttura commissariale ha anche dato incarico alla Sogesid il "Piano quadro per la definizione dei criteri di qualità dei corpi idrici ricettori e degli standards degli affluenti - valutazione dei carichi inquinanti". Il lavoro è stato svolto ed acquisito.
Successivamente è stato richiesto alla stessa società di redigere uno studio "che si basi sull'analisi dello stato di fatto, definisca le caratteristiche funzionali, tecniche, gestionali ed economico-finanziarie degli impianti di depurazione e di tutti gli adduttori afferenti, ed individui gli interventi da realizzare per il completamento delle reti fognarie a servizio dei Comuni. Tutti gli interventi da realizzare


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dovranno soddisfare la compatibilità ambientale delle attività depurative e degli scarichi nei corpi idrici superficiali e dovranno essere conformi con i criteri di sicurezza ambientali e sanitari definiti dal Ministero dell'Ambiente".
Preliminarmente alla redazione del progetto esecutivo relativo alla rete fognaria e del progetto definitivo degli impianti di depurazione dell'isola di Ischia, il Commissario Delegato ha dato incarico alla Sogesid di completare e/o integrare lo studio di fattibilità, acquisito dal Consorzio Intercomunale Servizi d'Ischia e redatto dal Danish Hydraulic Institute.
È stato dato incarico alla Sogesid di redigere il progetto esecutivo relativo alla rete fognaria e il progetto definitvo dell'impianto di depurazione dell'isola di Procida. Si tengono riunioni periodiche con gli enti territorialmente competenti (Autorità di Bacino, ATO, etc.) per acquisire tutta la documentazione esistente.
È stato dato incarico alla Sogesid di redigere il progetto definitvo dell'impianto di depurazione di Punta Gradelle. Si tengono riunioni periodiche con gli enti territorialmente competenti (Autorità di Bacino, ATO, etc.) per acquisire tutta la documentazione esistente. Data la complessità dell'opera da realizzare, si stanno valutando le soluzioni possibili in merito al ciclo di depurazione da realizzare per contenere gli ingombri delle apparecchiature (il depuratore sarà realizzato in galleria) ed al sistema di smaltimento dei fanghi.
Per il "Collettore Litorale di Portici", la Regione Campania ha sottoscritto con l'ATI gruppo Di Penta-De Lieto il contratto di affidamento dei lavori in data 24/2/1992. Solo recentemente il progetto esecutivo ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. La struttura commissariale si sta attivando per predisporre l'atto aggiuntivo all'originario contratto stipulato tra le parti suddette (novazione dei termini contrattuali, ricontrattazione del costo, eliminazione della revisione prezzi, ecc.).
Il Commissario Delegato nell'incaricare la Sogesid a redigere i progetti esecutivi del sistema fognaro dei comuni di Portici, Ercolano e Torre del Greco ha contemporaneamente convocato tutti gli enti territorialemente interessati al fine di verificare ed acquisire tutta la documentazione esistente.
In merito alla sistemazione del bacino Alveo Camaldoli, così come richiesto dalla struttura commissariale, la Sogesid ha consegnato lo schema degli interventi da realizzare per il riassettto ed il completamento dei corsi d'acqua Alveo Camaldoli e collettore di Giugliano.
Sono state definite le tipologie, le aree e le articolazioni degli interventi.
Si è deciso, nell'immediato, di ripristinare i manufatti di sfioro e le opera d'arte, in attesa di un'azione integrata con il Sindaco di Napoli - Commissario di Governo Delegato.
La documentazione relativa agli interventi approvati con decreto ministeriale 29 luglio 1997, trasferiti per competenza al Commissario Delegato, è stata richiesta all'assessorato alla tutela all'ambiente della regione Campania.

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